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16.01.18 - 06:200
Aggiornamento : 07:26

Airbnb, la legge non deve andare... in vacanza

Fenomeno in crescita. Serve una base legale per la riscossione della tassa di soggiorno

Per fare pagare la tassa di soggiorno anche a chi affitta camere su Airbnb – la piattaforma online sulla quale si offrono posti letto a scopo turistico – non basta un click. Le difficoltà risiedono nella legislazione che non è sempre aggiornata con i tempi. In Ticino pagarla è già obbligatorio, ma «il problema sta nel fatto che l’offerta di alloggi sul web ha creato delle dinamiche così veloci, che a volte chi affitta camere sfugge ai controlli», dice a ‘laRegione’ Elia Frapolli, direttore dell’Agenzia turistica ticinese (Att). A livello cantonale lo scorso ottobre i deputati Tiziano Galeazzi (Udc), Sara Beretta Piccoli (Ppd) e Matteo Quadranti (Plr) hanno presentato una mozione che mira a regolamentare il fenomeno dell’offerta turistica di alloggi online a 360 gradi.

È in continua crescita la piattaforma online Airbnb, sia in Svizzera che in Ticino. A differenza del settore alberghiero su questi portali è possibile che i prezzi delle camere non comprendano la tassa di soggiorno. Da tempo in Svizzera si sta cercando di risolvere questa problematica dialogando con Airbnb. Solo Zugo (dove è già in vigore dallo scorso mese di luglio) e Friburgo (da aprile) hanno firmato un accordo in questo senso: è la stessa società che incassa la tassa per poi versarla all’autorità competente.

Anche in Ticino questo fenomeno è sempre più presente: «Da noi l’anno scorso erano circa 4’600 i posti letto offerti su Airbnb. Non sappiamo però qual è stata l’occupazione di questi ultimi», afferma Frapolli. Anche a livello cantonale l’obiettivo è quello «di fare in modo che sia Airbnb ad incassare direttamente la tassa» che poi dovrebbe essere versata verosimilmente al Cantone. «Abbiamo già avuto diversi contatti con Airbnb, che si è già detta disponibile a farlo», sottolinea il direttore dell’Agenzia turistica ticinese.

Ci sono però ancora delle modifiche legislative da condurre in porto: «È importante che il Ticino adegui le basi legali per permettere questa operazione. Oltre alla tassa di soggiorno ci sono però altri fattori da tenere in considerazione: un primo aspetto riguarda le autorizzazioni – precisa Frapolli – che sono necessarie per poter offrire una camera su Airbnb. Oggi, ad esempio, chi vuole aprire un albergo deve sottostare a numerosi requisiti, come il rispetto delle norme di igiene o di protezione dagli incendi. Un altro aspetto riguarda la legge edilizia: sarebbe utile regolamentare la situazione nella quale un appartamento viene tolto dal mercato degli affitti per poi inserirlo sul mercato turistico. Infatti in alcune grandi città si sono creati degli squilibri tra questi due ambiti».

Ma come ci si sta muovendo a livello cantonale? «Qualche mese fa è stata depositata una mozione in questo senso e il Cantone sta lavorando per formulare una risposta. Dopodiché l’auspicio è che vengano attuate modifiche che permettano di riscuotere la tassa di soggiorno, afferma Frapolli. «In generale Airbnb è un buon fenomeno se sottostà alle stesse regole che valgono per l’offerta di posti letto classici. Insomma bisogna evitare una situazione di concorrenza sleale», conclude il direttore.

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