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‘La luna nel baule’ sorge sul palco. ‘Jolanda, figura moderna.’

Incontro con l’attrice e il regista della lettura scenica, adattamento dell’omonimo romanzo di Daniele Dell’Agnola. Il 21 gennaio al Teatro Sociale.

L’attrice Annig Raimondi
14 gennaio 2023
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Due sedie, un leggio, tre lampade da comò (vintage, parrebbe dirsi oggi). Non serve altro. Nella penombra del Teatro Tan a Biasca – dove sono in corso le prove della lettura scenica prodotta dal Teatro degli Incamminati –, Annig Raimondi inizia a recitare e subito si apre un mondo. Quella sua voce un po’ roca è quella Jolanda Giovanoli. "Adesso ho una voce. Mi hanno detto di stare zitta, ma non ho obbedito questa volta. Adesso ho ottant’anni e voglio parlare". Con i racconti dei suoi istantanei momenti di vita narrati da Jolanda nel 2019 a Daniele Dell’Agnola, lo scrittore, musicista e docente ticinese aveva scritto ‘La luna nel baule’ (in tre lingue, pubblicato nel 2021 da Pro Grigioni italiano e Armando Dadò editore). Sabato 21 gennaio la storia romanzata di Jolanda approderà al Sociale di Bellinzona con una produzione del Teatro de Gli Incamminati, adattamento a cura di Giulia Asselta e regia di Paolo Bignamini.

Paolo Bignamini, perché una lettura scenica e non uno spettacolo?

Il progetto è nato in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Friborgo all’interno della rassegna ‘I libri sulla scena’, che si è svolta nell’aprile 2022. La dimensione della parola doveva perciò rimanere centrale ed era quindi nelle premesse l’intento di non costruire uno spazio scenico strutturato. L’adattamento è nato come lettura e come lettura continuerà a vivere. Sia a Friborgo sia a Lugano, nell’ambito del Longlake festival, la lettura era accompagnata da una colonna sonora di melodie scritte da Dell’Agnola. Al Teatro Sociale sarà invece Daniele stesso a suonare le sue musiche dal vivo.

Con quale criterio sono state selezionate parti del libro?

Il romanzo ha una compiutezza, una dimensione e una complessità proprie. Per la produzione teatrale abbiamo voluto contenere il racconto in un’oretta e ciò ha richiesto delle scelte all’interno della vastità del testo. Testo sul quale abbiamo poi provato a lavorare, in base a ciò che a noi sembrava più interessante. Ed è il fatto che racconta una storia privata, che quindi appartiene a una persona e non a tutti, ma che invece sa parlare a tutti. Quel che dal nostro punto di vista era interessante fare emergere e su cui Giulia, Annig e io ci siamo trovati assai d’accordo, è che il rapporto tra le due sorelle, Jolanda e Vera, è molto interessante. Anzitutto perché Daniele l’ha posto al centro della storia; inoltre perché riguarda le relazioni tra le persone e quindi assume una valenza universale, parlando anche a noi di qualcosa che conoscevamo. In più, teatralmente e drammaturgicamente, è interessante la differenza di registri tra i due personaggi. Jolanda è concreta, determinata e convinta di ciò che voleva fare e ha fatto nella vita. Vera, con la sua storia, è una sorta di contraltare e per certi versi complementare. È come se l’una e l’altra fossero due facce di una stessa medaglia, ciò che in un certo senso rappresenta l’umano nel suo complesso.

La storia parla anche a chi non ha l’età di Jolanda e ha un vissuto diverso. In tal senso qual è la forza di questo racconto?

Proprio l’autenticità con cui i personaggi sono raccontati. A mio parere Daniele ha fatto un lavoro di scrittura, che si vede essere spinto da un’urgenza. Quando un prodotto artistico (letterario o teatrale) parte da qualcosa di necessario, riesce a comunicare qualcosa di quella necessità e a rompere il margine che separa chi scrive da chi poi riceve. Per ‘La Luna nel baule’ penso che questo bisogno sia la chiave che consente alla storia di essere più del solo racconto di un’esperienza personale.

Nei suoi panni

‘Una figura moderna’

In Jolanda, che ci dice aver avuto «la fortuna» di conoscere, Annig Raimondi avverte «la necessità di una signora di ottant’anni di comunicare, di bucare una situazione che si può trovare in molte realtà in cui i tabù non vengono infranti, per rispetto, paura, mille ragioni. Un desiderio solare e limpido il suo, quello di raccontare cose che l’hanno fatta crescere in un certo modo, arrivato a un certo punto della vita. In questo lei è una figura moderna. Nel teatro si cerca sempre il conflitto e nel caso di Jolanda il conflitto è rappresentato dall’aver dovuto superare degli ostacoli per arrivare a una rivelazione per lei legittima. Racconta una storia che poi si tramanda anche ai giovani; una storia locale e al contempo universale, per gli atteggiamenti che contiene, con aspetti che rimangono un mistero. Jolanda è una figura solare e la sua volontà di prendere di petto una situazione che sicuramente le crea dei disagi, è anche un atto di generosità. Oltre che di coraggio. In realtà la sua vita è stata frutto di scelte abbastanza anomale, derivanti anche da un carattere mosso da un fuoco interiore. È una donna comune, però ha avuto questa forza che può essere uno sprone per chi pensa di non avere lo stesso coraggio».

La sfida del raccontare un vissuto altrui con parole altrui, può essere quella di riuscire a trasmettere il messaggio ‘giusto’, ciò che la voce originale voleva dire. «Per questo lavoro – indica Annig Raimondi – quello che sento tra le righe, e che dunque vorrei trasmettere, è che la storia narrata da Jolanda non è locale. Ha invece una sua epicità e di conseguenza permette di associarla ad altre figure. E vorrei trasmetterlo attraverso questo cercare di trasporre la vita. Che poi è appunto il mio mestiere». Una vita, aggiunge l’attrice, che è più grande di ciò che arriva sul palco; «però se si riesce a cogliere quello che sta dietro all’esistenza di questa donna e della sua comunità, l’urgenza e la poesia, allora si ha la chiave per a interessare chi ascolta».

Lo scrittore e il testo da lasciar andare

L’autore del romanzo posa la fisarmonica con cui insieme a un hang un po’ accarezza e un po’ ‘incoraggia’ la narrazione cui dà voce Annig Raimondi. Un racconto frutto della sua penna e al contempo diverso. «Come si fa a lasciare andare un proprio testo? Non è facile», risponde con una risata Daniele Dell’Agnola. «Quando avevo visto l’adattamento, a Friborgo e poi a Lugano, io avevo dentro di me il lavoro sul mio libro. Nel romanzare la storia avevo in mente i miei schemi, i miei disegni, il mio ritmo; le scene e le immagini. In questo adattamento», che si aggiunge al precedente per la radio (e regia) di Flavio Stroppini e del quale Dell’Agnola aveva condiviso la scelta drammaturgica, «il Teatro degli Incamminati ha lavorato in modo diverso, in particolare nel percepire la storia e restituirla come l’hanno vissuta loro. Io ho dunque dovuto accettare di lasciare davvero andare la storia. Scrivere ‘La luna nel baule’ per me è stata un’esperienza anzitutto di ascolto delle parole di Jolanda: lei mi ha dato dei pezzettini, che poi ho romanzato aggiungendo situazioni e personaggi. In questo senso anche lei, prima di me, ha dovuto accettare un lavoro di trasformazione, con personaggi che non esistono e situazioni inventate miscelate a momenti realmente vissuti. Ecco, ora è il mio turno di riconoscere che questa storia sia trasformata e resa anche in una forma diversa. Per mettere qualche nota, come musicista, su qualcosa di mio che è stato trasformato, ho dovuto lavorare dentro di me. Ma viste l’esperienza e la professionalità di chi se n’è occupato, alla fine prevale la fiducia».

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