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06.12.21 - 20:35

‘Risvegli’, da Oliver Sacks al Teatro Foce

Finalmente ha debuttato lo spettacolo di Mirko D’Urso tratto dal saggio dello psichiatra e scrittore

Oliver Sacks fu un noto neurologo e un grande scrittore: i suoi libri, saggi con una forte impronta letteraria e biografica, per quanto forse carenti di rigore scientifico sono gioielli di narrazione, uno sguardo sull’umanità partendo da disturbi e malattie neurologiche.

Tra i suoi numerosi e interessanti lavori – qui citiamo ‘L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello’, ‘Zio Tungsteno, ricordi di un’infanzia chimica’ e ‘Musicofilia, racconti sulla musica e il cervello’, tutti pubblicati in italiano da Adelphi – il più celebre è probabilmente ‘Risvegli’, in quanto sua prima opera importante (la prima pubblicazione è del 1973) e certamente anche per il film che nel 1990 ne trasse la regista Penny Marshall, con Robin Williams, Robert De Niro. La prima trasposizione fu però teatrale: ‘A Kind of Alaska’, un atto unico scritto nientemeno che da Harold Pinter. Il testo di Sacks è del resto estremamente interessante e versatile, con molteplici livelli di lettura: dei pazienti psichiatrici che vivono distaccati dal mondo esterno a causa di una malattia, l’encefalite letargica, contratta molti anni prima; un giovane medico che, arrivato nel “giardino” – come viene definito quel reparto, dal momento che i ricoverati sono “vegetali” –, cerca di entrare in contatto con quei pazienti; la sperimenta un nuovo farmaco, una particolare forma di dopamina sintetica che porta, appunto, al risveglio dei pazienti, al loro ritornare in un mondo che, dopo anni di “sonno” è profondamente cambiato così come sono cambiati loro stessi.

Mirko D’Urso si era già cimentato anni fa con il libro di Oliver Sacks (e con il film di Marshall, dal quale lo spettacolo è chiaramente influenzato) e lo scorso fine settimana nell’ambito della stagione del Lac ha finalmente – avverbio dovuto agli annullamenti e rinvii che questa produzione ha dovuto subire causa pandemia – portato in scena al Foce un riallestimento con nuovi attori: oltre allo stesso D’Urso (nei panni del dottor Malcolm Sayer) c’erano in scena Marco Bigioni, Nadia Calzolaro Penzavalli, Lidia Castella, Sara Marconi, Monique Mazreku e Massimiliano Zampetti, bravi nel dare il giusto realismo ai propri personaggi.

Il testo di D’Urso si è dimostrato efficace e ben costruito, alternando senza strappi momenti leggeri ad altri più intensi, caratterizzando bene i personaggi e le loro difficoltà di fronte a un ritorno alla vita tanto sperato quanto difficile e, purtroppo, temporaneo. Lo spettacolo si svolge interamente in una camera d’ospedale, caratterizzata da una scenografia semplice fatta da letti e pochi mobili e che permette agli attori anche qualche “fuga dal palco” che contribuisce a mantenere il ritmo dello spettacolo . Una stanza che prima protegge i tre pazienti protagonisti e poi, di fronte alla loro voglia di libertà, quasi li rinchiude. È probabilmente questa – la forza inarrestabile della vita – la chiave di questa rilettura del materiale di Oliver Sacks, un aspetto che forse varrebbe la pena sviluppare maggiormente.

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