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La scelta di Anne
07.11.21 - 17:56

L’événement, in sala l’aborto clandestino di Anne

Dopo il trionfo alla Mostra di Venezia, arriva il film di Audrey Diwan, un racconto duro ma necessario (con una magnifica Anamaria Vartolomei)

“Aborto clandestino”. Un termine dal significato abbastanza trasparente: una interruzione di gravidanza fatta di nascosto, contro il divieto delle autorità. Ma che cosa significa davvero “aborto clandestino”? Audrey Diwan lo mostra senza eufemismi nell’intenso ‘L’événement’, film che dopo aver meritatamente vinto il Leone d’oro a Venezia arriva nelle sale cinematografiche della Svizzera italiana, ribattezzato per imperscrutabili motivi ‘La scelta di Anne’.

Anne è il nome della protagonista, interpretata da una notevole Anamaria Vartolomei, ma quella di abortire clandestinamente non è una vera e propria scelta: è l’imposizione di una società che ignora la sessualità femminile, che condanna la ricerca del piacere, che lascia alle donne ogni responsabilità della gravidanza e al contempo punisce con il carcere l’aborto. Siamo nella Francia degli anni Sessanta: mancano più di dieci anni all’approvazione della ‘loi Veil’ che legalizzerà l’interruzione di gravidanza grazie alla determinazione della giurista Simone Veil, ministra della Sanità sotto la presidenza di Valéry Giscard d’Estaing e gli aborti clandestini, ma è difficile fare stime, in Francia sono almeno 250mila l’anno. Ma potremmo essere in Svizzera, dove l’aborto rimarrà illegale molto più a lungo e la stima, negli stessi anni, di aborti clandestini è di 50mila, o potremmo trovarci in uno dei tanti Paesi, molti vicini geograficamente e culturalmente, che puniscono le interruzioni volontarie di gravidanza: Audrey Diwan non vuole raccontare battaglie e conquiste femministe, il suo non è un documentario sulla legalizzazione dell’aborto, ma il resoconto di quello che, un giorno, è accaduto ad Anne. E, prima di lei, ad Annie Ernaux, la scrittrice francese dal cui romanzo autobiografico (tradotto in italiano, con titolo ‘L’evento’, da L’orma editore) Audrey Diwan ha tratto questo film portando su schermo la scrittura personale e diaristica. Le due autrici, scrittrice e regista, hanno discusso a lungo di questo adattamento e Ernaux ha più volte letto la sceneggiatura di Diwan.

Anne/Annie è una giovane studentessa come tante, in un’università di provincia come tante. Laurearsi in lettere, diventare insegnante in un liceo, magari scrittrice, non far più parte del mondo contadino dei suoi genitori, un’appartenenza che alcune compagne di studi le rinfacciano: questi i progetti di Anne, ma quando scopre di essere incinta l’unico futuro che le si prospetta è quello di ragazza madre che, tra la vergogna generale, lavora nella locanda di campagna dei genitori. Anne non accetta tutto questo e l’unica soluzione è cercare di abortire. La sua non è una ribellione, piuttosto una diserzione. Anne, scrive la regista, è una “disertrice sociale” che si sottrae alla legge che rende illegale l’aborto, si sottrae ai codici morali dei genitori, si sottrae ai codici morali borghesi dei suoi compagni di università perché vuole vivere la sua vita.

Ma non è possibile vivere la propria vita, se si è incinte. Anne si rivolge a dei medici che – chi per timore di finire in carcere, chi perché contro l’aborto – si rifiutano di aiutarla o addirittura la ingannano. Cerca, di nuovo inutilmente, il sostegno di amiche e amici finché non entra in contatto con una donna che pratica aborti clandestini. Una “fabbricante d’angeli”, come venivano chiamate, ma come detto ‘L’événement’ non ricorre a eufemismi e mostra nella sua brutale realtà che cosa significa un aborto clandestino. Scene forti, dal tentativo casalingo col ferro all’espulsione del feto nel bagno della residenza studentesca, ma la regista è attenta a non violare la dignità di Anne, a non scadere in morbosi voyeurismi. “Non ho mai cercato lo shock” ha dichiarato Audrey Diwan, “ma mi sembrava fondamentale non distogliere lo sguardo nei momenti più duri”. Una questione di onestà: l’aborto clandestino è questo, ‘L’événement’ di Anne è questo. Il film racconta una piccola storia senza giudicare, evitando le facili morali o le condanne sia della protagonista sia degli altri protagonisti.

Cosa funziona: l’interpretazione di Anamaria Vartolomei, capace con un silenzio o un (raro) sorriso di dire tutto quel che c’è da dire; la storia costruita senza morbosità.

Perché vedere questo film: per capire che cosa davvero significa, oggi come nella Francia degli anni Sessanta, “aborto clandestino”.

Perché non vedere questo film: perché si preferisce approcciare in maniera asettica certi temi. ‘L’événement’ non è un film di propaganda, non si esce dalla sala con opinioni diverse, ma forse con una sensibilità diversa sì.

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