laRegione
31.08.21 - 18:35

Venezia 78, una mostra in cerca d‘autrice

Tutto pronto per la Mostra internazionale d'arte cinematografica, con poche stelle da mettere in vetrine e, soprattutto, poche registe (nessuna italiana)

di Ugo Brusaporco
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Tutto pronto al Lido di Venezia per una Mostra che giunta alla sua 78ª edizione, fa i conti per il secondo anno consecutivo del problema pandemia, a cui si è aggiunta – con Cannes a luglio che ha fagocitato il fior fiore del cinema disponibile – una più ristretta disponibilità di titoli. Ecco quindi che a parte Almodóvar, Jane Campion, Stéphane Brizé, Pablo Larraín, Paul Schrader e Sorrentino il Concorso non ha troppe lucide stelle da mettere in vetrina. Di più, quello che si nota leggendo la sfilza dei titoli è la grande disparità nella presenza tra autori maschili e femminili, presenza assolutamente ignorata poi nella grossa pattuglia dei cinque film italiani in competizione: non esistono registe in Italia degne di concorso? E la scusa non può essere la pandemia, visto che i maschi hanno lavorato.

Certo poteva essere un bel segnale in questo momento una forte presenza femminile, e non basta che siano gli uomini a raccontare le donne. Anche se a farlo è l’attesissimo Pedro Almodóvar che con il suo ‘Madres paralelas’ va a viaggiare su sentieri percorsi da Ingmar Bergman in quel ‘Nära livet’ che nel 1958 fu premiato a Cannes, ovvero i sentieri di donne in gravidanza che stanno per partorire. Sarà interessante vedere la recitazione di un’attrice cara al regista qual è Penélope Cruz. La stessa sarà ancora in concorso al fianco di Antonio Banderas in un film sul cinema: ‘Competencia Oficial’ firmato a quattro mani da Gastón Duprat e Mariano Cohn. Se un’attrice come Penélope Cruz è sempre garanzia di gran professionalità, forse l’attore più atteso da chi non si accontenta dei tappeti rossi è Vincent Lindon, a luglio era stato straordinario nel cast di ‘Titane’ di Julia Docournau, Palma d’oro in quella Cannes che lo aveva incoronato nel 2015 miglior attore grazie proprio a Stéphane Brizé (‘La loi du marché’) che oggi lo ha portato a Venezia con la moglie Sandrine Kiberlain interpreti in coppia del suo nuovo ‘Un autre monde’, ancora un film sul lavoro che si annuncia duro e sincero. Curiosità anche per Jane Campion che a Venezia fu premiata per ‘An Angel at My Table’, ed era il 1990, e che ora ritorna con ‘The Power of the Dog’ che vanta nel cast Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst. Pablo Larraín firma l’atteso ‘Spencer’ un film non biopic su Lady Diana, mentre il sempre intrigante Paul Schrader per il suo ‘The Card Counter’ ha una coproduzione con la Cina e si parla di gioco d’azzardo e vendette.

‘È stata la Mano di Dio’ di Paolo Sorrentino è un omaggio alla Napoli degli anni Ottanta e a quel Maradona che al Napoli era indissolubilmente legato. Il film di Sorrentino fa parte del folto gruppo italiano che comprende anche ‘Qui rido io’ in cui Mario Martone racconta la Napoli della Belle Époque, regno del grande attore comico Eduardo Scarpetta e della sua parodia di ‘La figlia di Iorio’, tragedia di Gabriele D’Annunzio che non lo perdonò, anzi… Geograficamente si spostano poco Fabio e Damiano D’Innocenzo con il loro ‘America Latina’ ambientato proprio nella Latina di oggi con Elio Germano che interpreta un ricco dentista che scopre l’assurdo impossessarsi della sua vita. Con ‘Il buco’ di Michelangelo Frammartino andiamo invece nella Calabria degli anni Sessanta quando si scoprì l’abisso del Bifurto, a 700 metri di profondità, mentre nel nord industrializzato si costruivano grattacieli. Nella tragica Roma del 1943 è invece ambientato ‘Freaks Out’ di un Gabriele Mainetti impegnato nel raccontare le vicende di un piccolo gruppo di artisti del circo Israel alle prese con i nazisti.

A guidare il femminile assalto al Leone sono insieme all’esperta Jane Campion, Ana Lily Amirpour che dagli Stati Uniti porta in laguna il suo fantasy avventuroso ‘Mona Lisa and The Blood Moon’; la francese Audrey Diwan che nel suo ‘L’événement’ ambientato nella Francia del 1963 racconta l’eterno problema di una studentessa che si è preparata un promettente futuro davanti a sé e che si ritrova incinta, problema che raramente interessa ai maschietti scopatori. Maggie Gyllenhaal, appartenente a una nota famiglia di gente di cinema statunitense, con ‘The Lost Daughter’, interpretato anche dal marito Peter Sarsgaard, affronta ancora il tema della maternità, fondamentale evidentemente in una società che invecchia come quella occidentalizzata. Natasha Merkulova, quinta regista in competizione, firma con Aleksey Chupov il thriller ‘Kapitan Volkonogov Bezhal’ (Captain Volkonogov Escaped), una coproduzione tra Russia, Estonia e Francia. E ancora Francia c’è con il messicano Michel Franco che con il suo ‘Sundown’ ricco di suspense riporta al Lido Tim Roth e Charlotte Gainsbourg, una coppia tutta da guardare. Francia anche per il francesissimo ‘Illusions perdues’ di Xavier Giannoli che con Benjamin Voisin, Cécile de France e l’eterno Gérard Depardieu affronta il destino di un giovane poeta sconosciuto nella Francia del XIX secolo. Francia anche per il polacco Jan P. Matuszyński che ambienta il suo dramma ‘Żeby Nie Było Śladów’ (Leave No Traces) nella tragica Polonia del 1983. Forse il regista polacco pensava di aver portato in concorso il film più lungo con i suoi 160’, ma non aveva fatto il conto con il filippino Erik Matti, il cui ‘On The Job: The Missing 8’ dura 208’, tutti da vedere visto che parla di corruzione, politica e società. Al mondo di oggi ci riporta anche l’ucraino Valentyn Vasyanovych che nel suo ‘Vidblysk’ (Reflection) affronta il problema della zona di guerra dell’Ucraina orientale, o Donbass, e del drammatico rapporto tra russi e ucraini. Ancora in Concorso è il dolente ‘La caja’ del messicano Lorenzo Vigasche che ci racconta di un adolescente di Città del Messico, in viaggio per recuperare i resti del padre, trovati in una fossa comune.

Questi sono i film in Concorso a Venezia 78. Fuori restano un avventuroso ‘The Last Duel’ di Ridley Scott ambientata nel clima brutale della Francia del XIV secolo, l’attesissimo ‘Dune’ di un Denis Villeneuve alla ricerca di un nuovo pianeta pericoloso, il thriller psicologico ‘Last Night in Soho’ di Edgar Wright, il reality poliziesco ‘Life of Crime 1984-2020’ di un Jon Alpert impegnato a dimostrare che le droghe hanno ammazzato più di cinque milioni di americani mentre “tutte le nostre guerre messe insieme hanno causato un milione di morti”. Ancora nel Donbas ci riporta Loup Bureau con il suo ‘Tranchées’. Un film politico come ‘Viaggio Nel Crepuscolo’ di Augusto Contento che con varie interviste e i film di Bellocchio si interroga sul declino italiano, o come ‘Republic of Silence’ in cui Diana El Jeiroudi affronta il tema di quelli e quelle che sono “cresciuti nelle terre della dittatura e della sorveglianza, in cui le immagini sono censurate, le foto vengono bruciate, i pensieri sono cauti e le bocche tacciono”. E tanto altro ancora, comprese le sezioni “Orizzonti” e altre,gli omaggi a Leonard Cohen, a De Andrè, ai Led Zeppelin, a Ennio Morricone e a Ezio Bosso, e a un serial per adesso in 5 episodi: “Scenes From A Marriage” adattamento della miniserie svedese di Ingmar Bergman. A Venezia non sempre la fantasia è al potere! Che la festa incominci.

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