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Locarno Festival
17.07.19 - 23:190
Aggiornamento : 02.08.19 - 16:39

Un Festival fuori norma, ma 'rispettabile'

Le scommesse e lo spirito della kermesse cinematografica locarnese, secondo la sua direttrice

John Waters, Pardo d’onore Manor di Locarno72, inizia il suo nuovo libro, ‘Mr Know-it-all’, con queste parole: “Somehow I became respectable… What the hell has happened?”. Anche il Locarno Film Festival, alla sua 72esima edizione, è diventato rispettabile. Rispettabile perché, come ‘The People’s Pervert’ (il nickname preferito di Waters), rispettato. Rispettato perché è un grande festival mondiale che si concede grandi rischi. Quello che scuote, che sorprende, che disturba, che interroga. E quello le cui scommesse sono poi convalidate dagli altri festival, perché gli artisti iniziano regolarmente una carriera internazionale dopo essere stati scoperti e lanciati a Locarno.

Tutte le scelte di una prima edizione suonano come un manifesto. Mi auguro che sarà il mio caso e spero di presentarvi, per la mia prima edizione come direttrice artistica, una linea editoriale chiara e precisa e al tempo stesso eclettica, aperta a tutti i generi, a tutti i continenti, a tutte le rappresentazioni. Nella tradizione della storia del Festival, questa edizione si caratterizza per la questione dello spostamento. Immagine-tempo, immagine-movimento, secondo la celeberrima formula di Gilles Deleuze: il tempo e il movimento che da sempre caratterizzano il Festival sono lo spostamento rispetto alla norma, a tutte le norme. Il Locarno Film Festival è fuori norma. Con il suo schermo gigante di Piazza Grande e i suoi 8’000 spettatori, la libertà della sua programmazione, il mix di star, di grandi autori internazionali e dei più audaci giovani cineasti, il Locarno Film Festival contribuisce a ripensare ad ogni edizione i criteri normativi che intorpidiscono l’estetica di questa “industria di prototipi” che è la Settima Arte. E a ridefinire le linee per gli altri, assumendo con coraggio e determinazione il suo ruolo di faro e di guida.

Questo progetto è rappresentato perfettamente dal nostro ospite d’onore John Waters, la cui audacia, la sfrontatezza, il coraggio e il senso dell’umorismo hanno aperto la strada a numerosi artisti e trasformato profondamente la Storia del cinema. Sul palcoscenico di Piazza Grande, avremo anche il piacere e l’onore di accogliere uno dei più grandi attori sudcoreani per l’Excellence Award, assegnato per la prima volta nella storia del Festival ad un attore asiatico: Song Kang-ho, che sarà accompagnato da Bong Joon-ho, Palma d’oro a Cannes quest’anno con ‘Gisaengchung’ (‘Parasite’), mentre il Leopard Club Award andrà ad Hilary Swank, indimenticabile interprete di ‘Million Dollar Baby’ e ‘Boys Don’t Cry’, che attraverso i suoi ruoli e la sua vita incarna la forza e la tenacia al femminile.

Il cinema svizzero sarà onorato con il Pardo alla carriera ad uno dei suoi più importanti rappresentanti: Fredi M. Murer, autore di uno dei capolavori del cinema mondiale, il tragico ‘Höhenfeuer’, e pittore aspro e ironico di una società svizzera stretta nella morsa tra un cupo futuro politico e un passato contadino e laborioso rimosso. Il Premio Raimondo Rezzonico per il Miglior produttore indipendente è assegnato alla società tedesca Komplizen Film, composta da Maren Ade, Jonas Dornbach e Janine Jackowski, collettivo fedele all’utopia che ha presieduto alla sua creazione e produttore dei più originali cineasti contemporanei, da Miguel Gomes a Corneliu Porumboiu passando per Valeska Grisebach. Il Vision Award Ticinomoda, consacrato a quelli che fanno i film restando nell’ombra, sarà assegnato per la prima volta ad una donna e verrà conferito a Claire Atherton, montatrice franco-americana che ha accompagnato Chantal Akerman per più di 30 anni, la quale ci racconterà come il montaggio costituisca la riscrittura del film dopo la sceneggiatura e le riprese.

Per finire, quest’anno abbiamo creato un nuovo premio, un premio speciale per una personalità unica: il Premio Utopia, assegnato a enrico ghezzi, creatore della trasmissione notturna ‘Fuori Orario’ su Rai 3 che ha realizzato il sogno di Rossellini e Straub di una televisione come strumento democratico e politico per eccellenza. Dall’altro lato del palcoscenico, sugli schermi del Festival, c’è anzitutto la sfida della Piazza Grande che abbiamo affrontato con la volontà di farne un trait d’union tra intense visioni d’autore e il grande pubblico. Speriamo che gli spettatori della Piazza proveranno lo stesso piacere che abbiamo provato noi nello scoprire questi film, che vanno dal thriller psicologico (‘Instinct’, primo film di Halina Reijn, con Carice van Houten) al film d’azione claustrofobico (‘7500’, primo film di Patrick Vollrath, con Joseph Gordon-Levitt), passando per il film giudiziario (‘La Fille au Bracelet’ di Stéphane Demoustier) e la commedia romantica fuori di testa (‘Notre Dame’ di Valérie Donzelli), senza dimenticare due perle del festival di Cannes, ‘Once Upon a Time… in Hollywood’ di Quentin Tarantino e ‘Diego Maradona’ di Asif Kapadia.

La retrospettiva Black Light rappresenta l’impegno di una riflessione politica contemporanea sulla rappresentazione delle minoranze: da Pam Grier a Ousmane Sembène, da Jean Rouch a Melvin Van Peebles e con la presenza eccezionale di Euzhan Palcy – che presenterà la nuova copia restaurata 4K del suo primo film, ‘Rue Cases-Nègres’, che lancerà la sua carriera ad Hollywood – la retrospettiva curata da Greg de Cuir Jr. incarnerà la volontà di ripensare la Storia del cinema al di là dei canoni occidentali che l’hanno santificata.

Locarno72 è anche volontà di apertura ulteriore ai territori della creazione contemporanea: da qui l’introduzione della Virtual Reality e delle opere comprese tra 40 e 59 minuti come formati da prendere necessariamente in considerazione per le competizioni. Sostenuto da un nuovo comitato di selezione, composto da Mathilde Henrot, Nicholas Elliott, Julian Ross, Daniela Persico e Antoine Thirion per i lungometraggi e Charlotte Corchète, Tizian Büchi, Liz Harkman e Stefan Ivancic per i cortometraggi, il cuore di Locarno resta il Concorso internazionale, che rispecchia la volontà di superare ogni confine: dal documentario ‘Fi Al-Thawra’ (‘During Revolution’), straordinario primo lungometraggio di Maya al-Khouri del collettivo Abounaddara, opera sul gesto politico nella situazione estrema del conflitto siriano, fino al ritorno di uno dei più grandi cineasti viventi, Pedro Costa con ‘Vitalina Varela’, lo straziante ritratto politico di una capoverdiana che arriva in Portogallo dopo 25 anni di attesa, la competizione di Locarno72 vedrà avvicendarsi film di grandi autori della contemporaneità (Koji Fukada, Ulrich Köhler, Henner Winckler e Rabah Ameur-Zaïmeche) e cineasti già acclamati dalla cinefilia internazionale (João Nicolau, Damien Manivel, Eloy Enciso, Rúnar Rúnars-son, Yosep Anggi Noen, Park Jung-bum), fino ai primi film di nuovi registi a cui speriamo di far inaugurare una lunga carriera (Nadège Trebal, Basil da Cunha, Maura Delpero, Maya Da-Rin, Mina Mileva e Vesela Kazakova).

Lo spazio dedicato alle nuove voci resta Cineasti del presente, dove abbiamo spaziato nella selezione di opere estreme, spesso al confine tra cinema documentario e finzione, che inventano un nuovo modo di fare cinema e ci fanno guardare il mondo da una diversa prospettiva. Dall’originale opera seconda dell’attrice Jeanne Balibar (‘Merveilles à Montfermeil’) fino al mondo visto dalla prospettiva di Laika, il primo cane mandato sulla luna, in ‘Space Dogs’ di Elsa Kremser e Levin Peter; dagli incantati solstizi d’estate dei teenager americani (in ‘Ham on Rye’ di Tyler Taormina) fino al surreale manifesto femminista di ‘Love me Tender’ di Klaudia Reynicke, passando per due diversissimi film africani segno di una cinematografia che continua a generare un altro sguardo (‘143 rue du désert’ di Hassen Ferhani e ‘Baamum Nafi’ di Mamadou Dia), per citare solo alcuni nomi di una sezione ricca di scoperte.

Ha cambiato nome, ma non lo spirito, la sezione dedicata al cinema di ricerca: Moving Ahead vedrà avvicendarsi le opere di sperimentatori del presente (dal maestro Jean-Claude Rousseau, fino a Éric Baudelaire, Ben Rivers e Anocha Suwichakornpong) e quelle di giovani artisti di ogni parte del mondo. Nello scorrere il vasto programma di Locarno72, con i suoi padri tutelari e le sue scommesse, siamo speranzosi di aver smosso qualche confine, valicando grazie al cinema le nostre certezze per proporvi gli incerti ma pulsanti interrogativi della contemporaneità.

Questa edizione è dedicata a Freddy Buache, instancabile difensore del Cinema, visionario malinconico e battagliero, che diceva “bisogna seminare il cinema qui come si semina il frumento”.

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