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28.11.22 - 08:30
Aggiornamento: 15:29

Da Hannah ad Anna, le tante facce della Valle Bavona

Il lucernese Kurt Koller ci parla del suo film ‘Vento di vita vera’ in programma martedì 29 all’Otello di Ascona, con la presenza del regista

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Nicole Lechmann è la protagonista Anna in ‘Vento di vita vera’

Della zia materna ha il nome, snellito di due acca; ma Anna di Hannah non aveva mai sentito parlare. Grande è dunque la sorpresa della giovane, quando scopre che da quella parente ha ricevuto in eredità un piccolo rustico in una valle di cui non sa altro se non essere "ingendwo in Ticino". Pur scettica, Anna la cittadina (vive e lavora in Svizzera tedesca) accetta il consiglio del notaio di farsi almeno un’idea di quella casa sperduta, della quale inizialmente non sa proprio cosa potrebbe fare.

Al suo arrivo in Valle Bavona Anna, personaggio immaginario interpretato dalla lucernese Nicole Lechmann, si imbatte in un abitante reale, Ivo Dadò. Le narrazioni del contadino, insieme a quelle di altre persone vere – la presidente della Fondazione Valle Bavona Rachele Gadea-Martini, l’esperto di luoghi energetici Claudio Andretta, la scrittrice Doris Femminis, l’agricoltore Giacomo Poli – si alternano a immagini e filmati di archivio nel racconto di eventi che nei secoli hanno profondamente modellato la valle e la vita dei suoi abitanti.

Di ‘Vento di vita vera’, film girato nell’estate 2021 e con la colonna sonora di Marco Zappa, abbiamo sentito il regista Kurt Koller, che sarà presente domani martedì 29 in occasione della proiezione al cinema Otello di Ascona (ore 20.30).

Come mai la scelta della Val Bavona come ambientazione?

Il film è ambientato in Val Bavona, ma per me non è esplicitamente solo un film su quella valle. L’arcaico, il semplice, la vita degli antenati con la natura e i suoi pericoli: tutto questo può essere vissuto lì in modo intenso e in uno spazio molto piccolo. Oltre alla natura travolgente, sono affascinato da ciò che le persone hanno realizzato in quella valle, da come hanno sfidato la natura e l’hanno usata per la loro esistenza.

C’è un messaggio che vuole trasmettere con questo lavoro?

Il film è a più livelli. Oltre alle parti più informative sulla vita nella valle, la storia di Anna trasmette messaggi diversi, che vengono anche valutati in modo diverso dal pubblico. Ad esempio: il non vedere e il non capire a volte hanno una qualità liberatoria. Nel suo diario Hannah scrive che "spesso è proprio nell’incertezza che risiede la grande libertà". Questo messaggio è importante per me: vuole dire avere il coraggio di permettere che accada qualcosa di nuovo e di prendere decisioni basate sulle proprie convinzioni interiori, anche se non si sa ancora esattamente dove porterà la strada.

Perché ha optato per un mix tra finzione, interviste a persone reali e immagini d’archivio piuttosto che, ad esempio, un documentario?

La narrativa dà l’opportunità di creare una persona, con cui tutti possono identificarsi. Nel film lo spettatore è immerso nel mondo di Anna: vive la storia e la valle dal punto di vista della protagonista. Ciò che gli abitanti della valle raccontano ad Anna, lo raccontano anche allo spettatore, che diventa parte del film, vive e soffre con Anna. Documentari sulla valle ce ne sono già parecchi e se avessi optato per questo formato, non saremmo riusciti a realizzare la multistratificazione desiderata.

L’argomento si presta facilmente ai luoghi comuni su come gli svizzeri di lingua tedesca vedevano il Ticino e forse ancora lo vedono. È difficile non cadere nei cliché?

Da dieci anni mia moglie e io abbiamo una seconda casa in Valle Maggia. Devo ammettere che la vita nella valle non è sempre come l’avevamo immaginata noi svizzeri di lingua tedesca. Ciò non va inteso in maniera negativa! Siamo molto felici e grati di poter vivere la Valle Maggia in questo modo. Nel film non vogliamo usare nessun cliché e credo che lo facciamo. Mostriamo il paesaggio così com’è, sperimentiamo il punto di vista di una donna anziana che si è trasferita in Val Bavona attraverso il diario di Hannah e ascoltiamo ciò che la gente del posto ci racconta. Dal mio punto di vista si tratta di un film autentico.

Nel finale non si dice in maniera esplicita se la giovane protagonista decide di rimanere in Valle o meno. Per quale motivo?

Anna sceglie di restare, di partire o entrambe le cose. Perché non è tanto importante cosa decide di fare, quanto il fatto che decida da sola. Uno dei temi del film è, in fondo, l’indeterminatezza che lascia libertà ognuno alle proprie interpretazioni. Nel film ci sono quindi volutamente diverse situazioni che sollevano domande, rimangono aperte e non vengono risolte.

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