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Ellen Birath, tra Ella e Louis
Jazz Cat Club
20.05.21 - 17:45
Aggiornamento: 18:22
di Elmar

Ellen Birath, dinamite svedese alla festa del Jazz Cat

Domenica 23 maggio al 'Gatto' con il sassofonista irlandese Paddy Sherlok nell’ambito del Jazz Cat Spring Fest (venerdì 21 al Sociale Karima, e sabato Faraò).

“Välkommen tillbaka till Ascona, Ellen!”. Il bentornato ad Ascona, in svedese, oggi lo diamo a Ellen Birath. L’esplosiva e carismatica cantante originaria di Lund, nel sud della Svezia, parigina d’adozione, aveva infiammato JazzAscona negli scorsi anni e ora torna al Teatro del Gatto con uno spettacolo dedicato a Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, che porta in scena assieme al suo compagno di avventure di lungo corso, il sassofonista irlandese Paddy Sherlok.

I due concerti (domenica 23 maggio, ore 19 e in replica 21) si svolgono nell’ambito del Jazz Cat Spring Fest, rassegna con cui il Jazz Cat Club rilancia le sue attività dal vivo e che ha in serbo tre altri appuntamenti: questa sera, giovedì 20 maggio (ore 19 e 21) al Teatro del Gatto con il bluesman Christian Willisohn; venerdì 21 maggio (ore 20.45) al Teatro Sociale di Bellinzona con la cantante Karima; sabato 21 al Sociale (ore 20.45) con l’acclamato jazzista italiano Antonio Faraò e il suo trio.

Ellen Birath e la musica: una storia d’amore nata come?

Sin da piccola, ascoltando di tutto: la classica di mio nonno, i dischi dei Pink Floyd e i Led Zeppelin di mio padre, il jazz, che ho scoperto grazie a una compilation di Billie Holiday di mia madre, il glam rock di David Bowie, dei Queen e dei T Rex, per i quali andavo matta. Per farla breve, a 11 o 12 anni ho cominciato a sognare di voler fare la cantante: avevo un’insegnante che mi diceva che ero brava, così, visto che non sapevo fare bene nient’altro, la musica e il desiderio di poter far parte di quel mondo sono diventati la mia ossessione. Ho cominciato a seguire lezioni di piano, a 15 ho scritto la mia prima canzone e al liceo ho studiato ingegneria del suono essendo troppo timida per salire sul palco. Quando poi ho compiuto 18 anni mi sono trasferita a Parigi, dove ho finalmente osato fondare la mia band e diventare musicista a tempo pieno.

I tuoi gusti musicali sono dunque molto ampi, e tutto confluisce nel jazz...

Penso decisamente che tutto confluisca nel jazz in qualche forma. Il jazz è la musica del popolo, o almeno dovrebbe esserlo, anche se a volte può sembrare un po’ elitaria. Personalmente non potrei mai ascoltare un unico stile di musica, perché non è così che funziona. La musica mescola all’infinito le culture, prende in prestito suoni e melodie, adatta i ritmi tradizionali. La musica jazz è un mix di elementi diversi, è questo che la rende così immensa ed eccitante.

A Parigi che cosa hai trovato di speciale?

A Parigi dovevo restare per sei mesi, e ora sono più di 12 anni che ci abito! Mi sono innamorata della sua bellezza, della sua luce, ma forse in definitiva soprattutto di quel senso di libertà e di anonimato che ho trovato lì. Una vera scoperta per una come me, che veniva da una piccola cittadina svedese dove tutto può apparire abbastanza limitato e fissato una volta per tutte, come se ci fosse un’unica via percorribile. A Parigi tutto è possibile!

Il sassofonista e cantante irlandese Paddy Sherlock è stato l’incontro decisivo, vero?

È successo che il giorno in cui Paddy venne a suonare nel bar in cui lavoravo come barista, mia sorella mi spinse letteralmente sul palco a cantare con lui... È così che ci siamo incontrati. Paddy è stata la prima persona a dirmi che credeva che potessi fare musica a livello professionale. Mi ha convinto a credere nei miei mezzi, spinto a mettere insieme la mia band quando avevo 21 anni, fatto avere un ingaggio regolare al Coolin a Parigi, subito dopo avermi portata a suonare al mio primo festival, ad Ascona nel 2012, dove ho incontrato alcuni dei musicisti con cui suono ancora oggi.

Domenica tu e Paddy presentate uno spettacolo dedicato a Ella & Louis. Come vi siete confrontati con due artisti così immensi e iconici del jazz? E cosa dobbiamo aspettarci?

Il fatto è che non cerchiamo mai d’imitarli, vogliamo solo celebrare e onorare questo repertorio che comprende veramente alcune delle più belle canzoni mai scritte. Amiamo sinceramente Ella e Louis e la magia che hanno saputo creare. Per noi è stato un modo meraviglioso di lavorare insieme come amici. Lo spettacolo regalerà al pubblico emozioni e speriamo anche qualche risata. Io e Paddy cerchiamo sempre di fare le cose con generosità, senza prenderci troppo sul serio, con un pizzico di umorismo, uno degli ingredienti più importanti, credo, in una performance dal vivo. Specialmente dopo un anno come quello passato…

Jazz Cat Spring Fest dal 20 al 23 maggio. Programma e info: www.jazzcatclub.ch


Ellen Birath con Paddy Sherlok

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