laRegione
16.06.22 - 17:56
Aggiornamento: 18:48

L’operazione Odescalchi ‘accende’ il carcere Naravazz

La struttura di Torricella è stata teatro di un’esercitazione in caso d’incendio. ‘In futuro potrà essere attivata per dislocare parte dei penitenziari’.

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Ti-Press
Un momento dell’esercitazione

Prima il fumo e l’uscita dei detenuti dall’edificio. Poi l’arrivo di polizia, pompieri ed esercito. Si è svolta questa mattina nel gran caldo che sta colpendo il Ticino da qualche giorno l’esercitazione al carcere Naravazz di Torricella. Una della diverse previste questa settimana (dal 13 al 19) all’interno dell’operazione ‘Odescalchi ’22’, ovvero la simulazione di diversi scenari di crisi per mettere alla prova autorità e forze di pronto intervento. Una delle novità, rispetto a quanto si era già esercitato nel 2016, è proprio il coinvolgimento delle strutture carcerarie all’interno dell’operazione. «Finora non avevamo avuto modo di allenare uno scenario di emergenza che prevedesse la dimissione di una parte dei detenuti del penitenziario», ha spiegato Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. Durante l’esercitazione si è infatti simulato il trasferimento di alcuni carcerati dalla Stampa alla struttura di Torricella, dove è poi stato simulato un incendio che ha costretto le guardie a far uscire all’esterno i prigionieri. I presenti (autorità politiche, del mondo economico e graduati dell’esercito) hanno così potuto assistere alla gestione di una situazione ‘delicata’ come quella descritta.

‘La struttura sarà attiva per le emergenze anche in futuro’

A motivare il (finto) trasferimento a Naravazz, hanno raccontato gli organizzatori ai presenti, è stata una pandemia scoppiata nel carcere di Lugano. Un riferimento a quanto successo con il Covid-19? «No, a dire la verità questa esercitazione è stata pensata prima dell’arrivo della pandemia. Durante la crisi del coronavirus abbiamo gestito la situazione all’interno delle strutture ordinarie, destinando parti degli edifici alla gestione di chi era in isolamento» ha spiegato a ‘laRegione’ Laffranchini. «Vogliamo però farci trovare pronti nel caso servisse evacuare parte delle carceri occupate quotidianamente. I motivi possono essere diversi: una pandemia certo, ma anche allagamenti o incendi». Proprio per questa ragione in futuro la struttura di Torricella verrà ‘riattivata’. «Sono stati stabiliti i piani per poter mettere d’ora in poi Naravazz in funzione in caso di necessità». Sono circa una quindicina i posti letto che l’edificio avrà a disposizione.

‘Un test per la conferenza sull’Ucraina di Lugano’

«Questo tipo di esercitazioni ci permette di tenere allenata la collaborazione tra i partner di primo intervento, che sono comunque sempre sollecitati, e l’esercito. Il vantaggio di questi esercizi è di poter testare le diverse situazioni che si possono presentare sul territorio, anche all’interno di una piccola comunità come quella carceraria», ha affermato il consigliere di Stato Norman Gobbi. A questo si aggiunge il coordinamento con le autorità italiane, in particolare per quanto riguarda operazioni congiunte tra l’esercito italiano e quello elvetico. Siamo confrontati con la sfida di aggiornarci continuamente, ha detto il comandante della divisione territoriale 3 Lucas Caduff presente sul posto. «Prossimamente con la prefettura di Varese firmeremo un accordo che permetterà di regolare l’attivazione dei corpi d’intervento in caso di catastrofe», ha spiegato Gobbi. «Questo nonostante il reciproco aiuto ha già funzionato bene in passato, penso in particolar modo a quanto successo con gli incendi nel Gambarogno, quando grazie proprio ai contatti con la prefettura di Varese abbiamo potuto attivare mezzi che in Svizzera non sono disponibili, come i Canadair». E se in questi giorni stiamo parlando di esercitazioni, così non sarà all’inizio di luglio quando la conferenza sull’Ucraina di Lugano richiederà uno sforzo logistico estremo. «Nell’ambito di Odescalchi ’22 si inserisce anche la conferenza sul clima e la pace, che si terrà settimana prossima a Pollegio. Era stata pensata prima di quella sull’Ucraina, ma sarà anche un test in vista di quello che succederà a Lugano».

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