laRegione
30.03.22 - 19:52

È morto il giornalista Darco Degrussa

Voce della cronaca regionale radiofonica alla Rsi, Darco Degrussa avrebbe compiuto 60 anni tra pochi giorni

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Darco nella riserva Shuswap prima di entrare nella capanna del sudore

È morto ieri in seguito a un malore il giornalista della Rsi Darco Degrussa. Voce storica delle cronache regionali alla radio, avrebbe compiuto sessant’anni il prossimo aprile. Darco, come lo hanno ricordato alcuni colleghi, era "l’animatore della redazione, con poche battute sapeva fare squadra". Un professionista dotato di grande umanità e di grande entusiasmo: uno dei suoi ultimi servizi, ricorda chi lavorava con lui, era su un’esercitazione della Rega che aveva seguito partecipando come figurante "ed era tornato in redazione tutto contento, si era divertito un mondo: sono quelle cose che danno un senso al lavoro". Quando lo incontravi al lavoro "sapevi che ci sarebbe stato un momento luminoso".

Darco Degrussa era arrivato al giornalismo quasi per caso: formatosi come giardiniere paesaggista, aveva partecipato a una trasmissione televisiva sul giardinaggio. Numerosi i suoi interessi, dal cinema western alle moto senza dimenticare la musica: Darco faceva parte della band The Brokken Lights/I fulminati, nella quale suonava la chitarra.

Nel 2009 Darco aveva anche realizzato, insieme al regista Andrea Canetta, il documentario ‘Come Faccia Smorta incontrò Pelle Rossa’, proposto nella trasmissione Storie e premiato con un "Award of Merit" al Los Angeles Cinema Festival di Hollywood. Quel film è frutto di un viaggio in Canada sulle tracce della famiglia di Darco: suo zio Dino Degrussa, infatti, nel 1929 lasciò Olivone per l’America del Nord in cerca di lavoro e lì incontrò Shelag, nipote dell’ultimo capo ereditario della tribù degli indiani Shuswap. Dall’unione dell’emigrante Dino e della principessa Shelag nacque una famiglia metà bianca e metà rossa, quella famiglia che Darco Degrussa andò a riabbracciare. "Voleva tornare in Canada, fare ancora un viaggio insieme e rivedere i suoi cugini" ci ha detto, scosso dal dolore per la morte dell’amico, Andrea Canetta. "Ci siamo sentiti poco tempo fa quando hanno scoperto alcune tombe senza nome, frutto del genocidio culturale dei nativi". Quel viaggio nella Columbia Britannica, la provincia più a ovest del Canada, "è stata un’esperienza incredibile che ci ha profondamente legato: Darco aveva dei ricordi di questa sua prozia e così, seguendo un diario ritrovato, abbiamo ripercorso le tappe del viaggio di questo zio Dino, fino a incontrare Shelag poco prima che morisse. Abbiamo così potuto raccogliere gli ultimi ricordi di questa donna, depositaria di una incredibile tradizione orale". In quel viaggio "Darco è stato straordinario: in questo film ha messo sé stesso mantenendo l’intelligenza viva del giornalista. A volte la professione soverchia l’uomo, ma lui sapeva mantenere la sua sensibilità e la sua empatia. Incontrare Darco era come andare incontro al sole". "Abbiamo bisogno di uomini così" conclude Andrea Canetta.

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