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12.01.21 - 20:51
Aggiornamento: 13.01.21 - 10:17

‘Una decisione che arriva nel momento peggiore’

Natalia Ferrara (Asib): ‘Temiamo ulteriori licenziamenti nella prossima primavera’

di Generoso Chiaradonna
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Nel riquadro Natalia Ferrara (archivio Ti-Press)

«È una decisione che arriva nel momento peggiore, sia per quanto riguarda la situazione economica difficile, sia perché i dipendenti di Ubs – come quelli di altri istituti – hanno alle spalle un anno in cui hanno lavorato tantissimo per far fronte al picco, comprese tutte le richieste dei crediti Covid». Natalia Ferrara, responsabile regionale dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca (Asib), non nasconde il rammarico per la decisione di Ubs Svizzera di chiudere in tempi strettissimi 44 filiali su 239. Una decisione giustificata dalla prima banca svizzera con le mutate abitudini della clientela. In Ticino verranno chiuse le sedi di Gordola, Giubiasco e Melide. Mentre nei Grigioni sparirebbe quelle di Poschiavo e Lenzerheide. La conferma è arrivata da Axel Lehmann – numero uno di Ubs Svizzera, che da febbraio sarà sostituito da Sabine Keller-Busse – via intervista al quotidiano zurighese ‘Neue Zürcher Zeitung’. L’obiettivo è il solito: ridurre i costi. Non ci sarebbero però, per ora, licenziamenti dato che le 170 persone occupate nelle filiali che chiuderanno verranno spostate in quelle principali. «È quel ‘per ora’ che non tranquillizza il personale», continua Natalia Ferrara. «Fino a marzo dovranno garantire la transizione della clientela e poi?». «Dal primo istituto finanziario svizzero ci saremmo aspettati anche garanzie a medio termine, un minimo di prospettiva.

L’anno scorso Ubs aveva già soppresso 28 filiali. «Ora si riduce di ulteriori 44. In pratica, in poco più di dodici mesi spariranno più di 70 filiali, in pratica un terzo delle esistenti». Per parte sua Lehmann ha spiegato che non è possibile continuare “a mantenere un negozietto di paese se i clienti fanno acquisti online o preferiscono recarsi presso i supermercati”. Insomma, le abitudini dei consumatori si stanno spostando verso i servizi digitali e la pandemia non ha fatto altro che accelerare questo cambiamento. La scorsa estate un provvedimento simile è stato annunciato anche da Credit Suisse (da 146 a 109 filiali). «È vero che il processo di centralizzazione - digitalizzazione è per certi versi ineludibile, ma se si crea un percorso di transizione per il personale più in avanti con gli anni diventa più facile gestire queste ristrutturazioni. Un conto è avere davanti a sé uno o due anni, un altro è solo due mesi», commenta Ferrara.

Densità di sportelli elevata

In generale la densità della rete bancaria, che rimane forte in Svizzera, si riduce da diversi anni a questa parte. Stando alle statistiche della Banca nazionale svizzera (Bns), il numero di succursali è diminuito del 18% tra il 2009 e il 2019, a 2’448. Soltanto le due grandi banche elvetiche ne hanno chiuse non meno di 80 nell’arco di un decennio.

L’anno scorso, la Svizzera contava 39 agenzie bancarie per 100mila abitanti, secondo la Bns. A titolo di paragone, nell’Unione europea si hanno 23,5 agenzie per 100mila abitanti.

Se taluni istituti razionalizzano la loro rete sul territorio, altri proseguono lo sviluppo delle loro filiali. Un anno fa il gruppo Valiant, attualmente presente in 97 località svizzere e tredici cantoni, si è fissato quale obiettivo di aprire 14 nuove succursali. Con 71 filiali, anche la Banca Migros si trova in una fase di espansione. Con 847 ‘agenzie bancarie’ il gruppo Raiffeisen può vantare la rete più densa in Svizzera.

Si investe in Cina

Intanto Ubs ha annunciato di voler lanciare la sua piattaforma digitale di gestione patrimoniale in Cina. L’obiettivo del numero uno bancario elvetico è di proseguire il suo sviluppo non solo nel Regno di mezzo ma anche nell’intera Asia. “Siamo pronti al lancio non appena otterremo una licenza”, ha indicato Edmund Koh, direttore per la regione Asia-Pacifico di Ubs. Per la grande banca svizzera, l’acquisizione di un cliente nella gestione patrimoniale in Cina costa all’incirca 25mila dollari. Ma con la futura piattaforma digitale, “Ubs potrebbe ridurre tali costi a 60 dollari”, ha precisato una portavoce dell’istituto all’agenzia finanziaria Awp. L’obiettivo è di passare nei prossimi due anni da 30mila a 200mila clienti in Asia.

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