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13.11.20 - 21:15
Aggiornamento: 23:46

A scuola più tardi: ‘Un cerotto e non una soluzione’

Il Decs posticipa l'inizio delle lezioni alle medie superiori. Le reazioni: servono più corse.

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Ridurre la pressione sui mezzi pubblici. Questo il motivo che ha spinto il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello Sport (Decs), in accordo con l'Ufficio del medico cantonale, di posticipare di circa un'ora l'inizio delle lezioni per gli studenti delle scuole medie superiori. L'affollamento sui mezzi pubblici è un tema ampiamente discusso in epoca Covid, piena di contraddizioni fra misure di sicurezza strette in alcune situazioni e lascive in altre. Questa mattina gli allievi di alcune scuole hanno ricevuto un'email da parte delle direzioni che annunciava che le lezioni mattutine sarebbero state ritardate a partire da lunedì 23 novembre.

Nella comunicazione inviata questa mattina agli allievi del liceo di Bellinzona, il direttore Nicola Pinchetti spiega che la decisione del Decs si inserisce in una ‘procedura d'urgenza’. Per il liceo cittadino, prosegue, la decisione non comporterà una modifica dello schema-orario delle classi. Questo si traduce inevitabilmente in un posticipo pomeridiano e serale: “Sarà necessario eliminare alcune pause di 5 minuti durante la giornata e accorciare la pausa del pomeriggio. Questo per riuscire a terminare entro le 17.15”, conclude Pinchetti nella missiva.

Per la Gioventù comunista (Gc) la modifica degli orari indetta dal Governo è un “goffo tentativo per risolvere il problema”. Secondo il gruppo il ”Decs obbedisce qui alle esigenze delle aziende dei trasporti, invece di imporre un aumento delle corse”. Per poter rendere possibile questo incremento, richiesto dal Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (Sisa), sono necessari sufficienti mezzi e conducenti. Per questo la Gc ”rivendica la requisizione dei mezzi di trasporto collettivi inutilizzati dalle aziende private da parte del Cantone”. Secondo la Gioventù comunista sarebbe anche un'occasione per dare un'occupazione a numerosi autisti che si trovano attualmente senza impiego.

Anche il Sisa si è espresso in un comunicato stampa: “Con questa decisione, il Dipartimento dell’educazione non fa che confermare la gravità del problema denunciato dal Sisa fin dall’inizio dell’anno scolastico, ossia il sovraffollamento dei mezzi pubblici utilizzati tanto dagli studenti quanto dai lavoratori pendolari. Problematica molto sentita dagli studenti, al punto da spingere il sindacato studentesco a lanciare una petizione per chiedere l’aumento delle corse negli orari di punta e nelle tratte più affollate: il successo della petizione, che ha raccolto già 500 firme in poco più di 48 ore, dimostra quanto sia diffusa questa preoccupazione”. Il Sisa accoglie la decisione del Decs, ma la definisce come un “cerotto” e non una “reale soluzione”.

Anche la deputata del Movimento per il socialismo (Mps) Angelica Lepori condanna il Decs per aver preso la decisione seguendo principalmente le esigenze delle aziende di trasporto che “non hanno intenzione di cambiare la propria politica”. E aggiunge nella lettera: “È noto che vi è un sovraffollamento dei mezzi pubblici e quindi un maggior rischio di contagio. Ma questo affollamento non è certo una novità”. La deputata è dell'avviso che la misura metta sotto pressione le direzioni degli istituti, ”costrette a ripensare orari, pause e incastri tra docenti di diverse sedi. E questo per ben due volte: una dal 23 novembre e poi con il nuovo orario (dei mezzi di trasporto) in vigore dal 13 dicembre”.

Il Decs da parte sua, declina le accuse spiegando che non ha competenze in materia di organizzazione ma “preso atto delle lamentele di una parte degli studenti quanto al loro sovraffollamento in alcuni orari e della situazione particolare attuale di pandemia, ha chiesto alle direzioni delle scuole medie superiori di verificare la possibilità di modificare l’orario delle lezioni, posticipando almeno per alcune classi l’inizio delle stesse”. Il dipartimento annuncia che sta verificando la fattibilità di questo provvedimento con le aziende di trasporto: “Il cambiamento è temporaneo e strettamente legato alla situazione contingente, come detto ritenuta poco soddisfacente anche da una parte degli studenti”.

La questione dei mezzi di trasporto è infatti di competenza del Dipartimento del territorio (Dt) che però non rilascia dichiarazioni poiché venuto a conoscenza solo oggi della decisione del Decs. Anche le Ffs non commentano la misura e nemmeno la lettera di Angelica Lepori che scrive: “Sono ormai anni che, sistematicamente, si leva l'indignazione popolare per il fatto che le Ffs e i responsabili degli altri vettori di trasporto non abbiano ancora voluto potenziare, in particolare in determinati orari, la loro offerta”. I quali, continua Lepori ”hanno pensato bene di continuare a lasciar correre le cose, pandemia o no”.

 

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