Ticino

Scatta la segnalazione nei confronti del giudice Ermani

Messaggi via Whatsapp al pg, esposto dell'Mps al Consiglio della magistratura: 'Verificate se ci sono elementi per un procedimento disciplinare'

Il presidente del Tpc Mauro Ermani (Ti-Press)
5 novembre 2020
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Scatta la segnalazione al Consiglio della magistratura nei confronti del presidente del Tribunale penale cantonale (Tpc) Mauro Ermani per i messaggi da lui inviati nei mesi scorsi via WhatsApp al procuratore generale Andrea Pagani in vista del rinnovo delle cariche al Ministero pubblico. Messaggini nei quali Ermani si esprime su una vicecancelliera del Tpc, candidatasi a procuratrice, dopo la sua audizione, quest'estate, davanti alla Commissione di esperti ("Pare sia andata bene. Se me la rubi trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male di voi”, ossia del Ministero pubblico) e sulle presunte criticità del lavoro di alcuni dei cinque procuratori la cui rielezione sarebbe stata poi preavvisata negativamente dal Cdm. A segnalare il giudice è il Movimento per il socialismo: l'esposto è partito stamattina all'indirizzo dell'autorità che vigila sul funzionamento del sistema giudiziario ticinese, con copia anche al Gran Consiglio.

Secondo l’articolo 80 della Log, la Legge cantonale sull’organizzazione giudiziaria, il Consiglio della magistratura può infliggere sanzioni disciplinari “nei confronti del magistrato inadempiente nell’esercizio delle sue funzioni o che, con il suo comportamento, offende la dignità della magistratura”.

’Valutate anche la posizione del pg Pagani’

“Con questo nostro esposto e in virtù di quanto contenuto nella Legge sull’organizzazione giudiziaria, vi segnaliamo formalmente tale situazione e vi invitiamo a voler verificare se vi sono elementi per l’apertura di un procedimento contro il presidente del Tpc - scrive l’Mps al Consiglio della magistratura -. Vi rammentiamo che in base all’articolo 81 capoverso 3 della Log ’Al magistrato inquisito deve essere assicurata la facoltà di essere sentito, di consultare gli atti e di addurre prove’ ". Tanto per ricordare al Cdm quel diritto di essere sentito che i cinque pp 'bocciati' dallo stesso Consiglio della magistratura non hanno potuto sin qui esercitare, non avendo avuto la possibilità di visionare gli atti in mano all'autorità di vigilanza e sui quali quest'ultima avrebbe fondato i suoi durissimi preavvisi. Ma torniamo al documento spedito dall'Mps-Pop-Indipendenti al Cdm. "Non possiamo concludere questo nostro esposto senza segnalare che anche la posizione del procuratore generale Andrea Pagani è alquanto ambigua. Ci si può legittimamente chiedere se l’aver accettato la proposta del presidente del Tpc di scambiarsi commenti e osservazioni sulle performances dei procuratori pubblici (invece che attaccarli e criticarli in aula…) non possa essere un motivo per l’apertura di un procedimento disciplinare - scrivono i deputati Matteo Pronzini, Simona Arigoni e Angelica Lepori -. Senza dimenticare l’affermazione, pubblica e riportata dalla stampa, del presidente del Tpc Ermani in relazione al fatto che anche il pg Pagani avesse cercato di ’intercedere’ per un suo segretario giudiziario che si era presentato agli esami d’avvocatura. Esami dove il presidente del Tpc Ermani era esaminatore”.

Il presidente del Tribunale penale cantonale: 'Se richiesto, fornirò le spiegazioni al Cdm'

A liberatv.ch Ermani ha definito "una battuta" quel "Se no ricomincio a parlare male di voi'", contenuto nel messaggio di cui aveva riferito tio.ch. Al 'Corriere del Ticino' ha invece parlato di "semplici messaggi istituzionali" a proposito del WhatsApp sulle presunte criticità del lavoro di una parte dei cinque pp, del quale avevano riferito 'laRegione' e 'il Caffè': sms "istituzionali" trattandosi di una sintesi del rapporto che il presidente del Tpc aveva trasmesso al Cdm. Di diverso parere Matteo Pronzini. «Oltre che inopportuni, quegli sms - sostiene il granconsigliere, da noi interpellato - costituiscono, secondo me, una forma di pressione di un'autorità giudicante, in questo caso del presidente del Tribunale penale, su quella inquirente, il Ministero pubblico. Faccio presente che l'indipendenza della magistratura deve valere anche all'interno del potere giudiziario. Il Consiglio della magistratura, ritengo, sarebbe dovuto intervenire quando si è appreso dai media di quei messaggini. Ora mi aspetto che faccia le necessarie verifiche». Contattato dalla 'Regione' in merito all'esposto, il giudice Mauro Ermani non rilascia dichiarazioni: si limita a dire che «se richiesto, fornirò le necessarie spiegazioni al Consiglio della magistratura». 

La questione messaggi si inserisce nel discorso riguardante il rinnovo delle cariche in Procura (i mandati scadono a fine anno), nel quale rientra pure la vicenda, tutta da chiarire, dei cinque procuratori raggiunti dagli impietosi preavvisi del Cdm. «Credo - riprende Pronzini - che il Gran Consiglio non possa procedere all'elezione di venti procuratori e del procuratore generale senza una discussione generale su quanto emerso in questi ultimi mesi. La commissione parlamentare 'Giustizia e diritti' deve sentirsi in obbligo di riferirne in parlamento». 

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