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Ticino
15.03.19 - 06:000

Girardi, la Lega e quei ‘50mila franchi’

L'ex direttore del Lumino's al governo: ‘Perché la somma non è stata dichiarata nel Foglio ufficiale?’ Ma Bignasca: ‘Non ha alcuna credibilità’

“Che fine hanno fatto i 50mila franchi che nel mese di maggio del 2013 ho versato in contanti nelle mani di Attilio Bignasca nella sede della Lega dei Ticinesi in via Monte Boglia?”. È al tritolo la raccomandata che Luigi Girardi, ex direttore del postribolo Lumino’s, ha inviato al Consiglio di Stato il 5 marzo. L’uomo, lo ricordiamo, nel 2016 è stato condannato a 21 mesi di detenzione, di cui 10 da espiare, dalla Corte d’appello e di revisione penale per tentata minaccia o violenza contro le autorità o i funzionari per aver mostrato, nell’estate 2013, al compianto consigliere di Stato Michele Barra un video in cui si vedeva un collaboratore del Dipartimento del territorio in compagnia di una prostituta. Condanna, questa, confermata prima dal Tribunale federale, poi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Ma torniamo a quel maggio 2013. In buona sostanza, Girardi torna a dire, questa volta al governo, quanto già sostiene da tempo: “Quel versamento di 50mila franchi è stato da me effettuato a titolo spontaneo a favore della Lega dei Ticinesi, essendo i suoi rappresentanti politici e istituzionali più noti favorevoli all’esercizio legale della prostituzione”. Ma il punto, la novità diciamo, è una: che fine hanno fatto quei 50mila franchi? Se lo chiede Girardi, e lo chiede di rimpallo al Consiglio di Stato perché “sono rimasto negativamente impressionato nel constatare che tale finanziamento perfettamente lecito non era mai stato annunciato per essere pubblicato sul Foglio ufficiale come prevede l’articolo 114 della Legge sull’esercizio dei diritti politici”. Al punto da sentenziare: “O il deputato Attilio Bignasca si era intascato tale somma, ma non oso crederci, oppure tale somma era stata versata nelle casse della Lega ma non era stata contabilizzata”. E formula pure una terza ipotesi Girardi, nella raccomandata inviata al governo dieci giorni fa: “Forse hanno avuto un ripensamento in merito ai motivi del finanziamento ricevuto, nel senso che non volevano più far apparire pubblicamente che il finanziamento della loro attività politica proveniva almeno in parte dagli ambienti della prostituzione”. Da qui due domande, collegate tra di loro: una, se la Lega ha notificato questo versamento; l’altra, se ha in qualche modo giustificato tale annuncio. L’annuncio di un versamento avvenuto, rimarca Girardi, “in un contesto di assoluta legalità, con l’intenzione di continuare nell’attività della prostituzione presso il Motel Lumino”. E con l’obiettivo, va da sé, di “finanziare” una forza politica che “si era battuta sino ad allora e manifestava la volontà di battersi anche in futuro affinché in Ticino potesse pacificamente essere ammesso e autorizzato l’esercizio della prostituzione”.

‘Non ha alcuna credibilità’

«Ancora con questa storia?!», sbuffa tra lo spazientito e l’ironico Attilio Bignasca, interpellato sul tema dalla ‘Regione’. «Girardi è un personaggio senza alcuna credibilità, che continua a dire questa cosa senza nessuna prova. Sostiene che questa prova sia negli incontri avuti con me, che avrebbe filmato. Nastri in possesso della Procura, che però non ha riscontrato nulla». Ma è intenzione della Lega procedere a una denuncia visto che, comunque, viene accusata di aver nascosto ben 50mila franchi di finanziamento? Risposta ancora più spazientita: «Non perdiamo tempo, è venuto da me solo perché gli avevo sospeso le pubblicità sul ‘Mattino della domenica’. Lui per questo è venuto da me, finito, ne abbiamo parlato anche troppo, salve».

Abbiamo contattato pure la Cancelleria dello Stato, per sapere se quei soldi siano stati dichiarati o meno. «No», ci risponde il consulente giuridico del Consiglio di Stato Francesco Catenazzi. «Né in quel mese di maggio, né entro i termini legali, quindi al 31 gennaio 2014». E, a precisa domanda, la risposta: «Neanche in seguito». Perché quei soldi siano stati nascosti, o perché non siano mai esistiti, al momento è una parola contro l’altra.

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