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21.09.18 - 09:170
Aggiornamento 11:14

Dottor Rey, ‘Oggi è prevista la sentenza’

Terzo giorno di processo a Lugano: per l’accusa il medico è l’unico colpevole dell’errore medico, per la difesa è innocente

Processo al dottor Rey, inizia stamane il terzo giorno di dibattimento alle Assise correzionali di Lugano, davanti al giudice Amos Pagnamenta. La parola passa al difensore del medico, l’avvocato Tuto Rossi. La sentenza è prevista in serata.

 Ricordiamo che il medico,  l’8 luglio del 2014, in una sala operatoria della clinica Sant’Anna di Sorengo, asportò i seni – per un errore di identità – alla paziente sbagliata, una donna allora 63enne. Un anno fa circa, il procuratore pubblico Paolo Bordoli, titolare dell’inchiesta, condannò il chirurgo per lesioni colpose gravi e falsità in documenti.

Il medico, difeso dai legali Tuto Rossi e Renzo Galfetti, impugnò il decreto di accusa dichiarandosi innocente e chiedendo di approfondire eventuali co-responsabilità della clinica.

‘Doveva verificare l’identità della paziente e non l’ha fatto’

 In aula ieri il procuratore Paolo Bordoli ha riconfermato il decreto di accusa. L’unico responsabile dell’errore medico, per l’accusa, è il dottor Rey, che non ha accertato l’identità della paziente, anche se aveva il dovere di farlo. «Non ha guardato né il programama operatorio, né la cartella clinica e non ha chiesto nulla a nessuno. Non sono nemmeno serviti i campanelli di allarme dei colleghi in sala, è rimasto sordo ai moniti dei colleghi». Eventuali coresponsabilità di altre figure sanitarie, ha ribadito Bordoli nella sua requisitoria, non cambiano nulla.

Per la difesa Rey va assolto

Ieri nella sua arringa, l’avvocato Renzo Galfetti si è concentrato sull’accusa di falsità in documenti: nel rapporto operatorio il medico ha scritto una bugia, nascondendo l’errore e lo scambio di pazienti avvenuto in sala. Quel documento sarebbe potuto finire in mano alla paziente che non era pronta per ‘gestire’ questa verità, a giudizio del dottor Rey. Mentre nella cartella personale del medico, quello stesso giorno dell’errore, aveva scritto la verità.

Aver taciuto la verità alla paziente per 4 mesi, secondo il difensore, è stata una scelta fatta per il bene della vittima, che era fragile. «Ha salvaguardato un bene assoluto, la vita della donna. Non si può quindi nulla rimproverare al dottor Rey, quella bugia scritta nel rapporto operatorio è stata indispensabile e sacrosanta».

In aula, il medico ha spiegato : «Volevo tutelarla perché era a rischio suicidio, l’avrei informata al momento opportuno, non volevo venisse a sapere dell’errore in modo brutale». Insomma una bugia a fin di bene, per Rey. «La mia decisione è stata condivisa dai vertici della clinica» ha precisato.

Il 21 ottobre 2014 la vittima ha segnalato il fatto alla Commissione di vigilanza sanitaria. Il 20 novembre (quattro mesi dopo l'errore) il dottor Rey – stando a quanto emerso in aula, ancora all'oscuro della segnalazione alla Commissione di vigilanza – ha convocato la paziente e le ha spiegato che c'era stato un errore di identificazione.

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