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21.02.22 - 05:25
Aggiornamento: 15:30

Mamma super green: nel sacco solo 9 chili di rifiuti all’anno

Tanya Piffaretti di Ligornetto detiene il record tra le 18 partecipanti dell’iniziativa Acsi, Comune Zero rifiuti. Viola Ferdani illustra i risultati

di Guido Grilli
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Con impegno e disciplina i rifiuti nel sacco si riducono

La chiameremo “mamma super green”. Come definire altrimenti Tanya Piffaretti, 46 anni, di Ligornetto, una figlia di 12 e un figlio di 9, che nell’arco di un intero anno butta nel sacco dell’immondizia complessivamente solo 9 chili di rifiuti solidi urbani (Rsu)? L’intraprendente ecologista, sensibile all’ambiente e allo spreco, è stata scelta tra le 18 famiglie del progetto pilota, Comune Zero Rifiuti, promosso dall’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (Acsi) nel Comune di Mendrisio. Dallo scorso settembre allo scorso mese di gennaio le economie domestiche coinvolte nell’iniziativa hanno pesato ogni giorno i rifiuti e i dati elaborati dal sodalizio conferiscono il record alla signora Piffaretti. «Ho la fortuna-sfortuna di lavorare al 50%, per cui da un canto ho più tempo e dall’altro l’esigenza di risparmiare. E ridurre il carico di rifiuti in casa non è un problema, una volta che si è iniziato poi diventa un automatismo. Anche i figli mi seguono in questo impegno». Qual è il segreto? «Mi rifornisco a chilometro zero, compro le uova fresche che metto nella tasca del grembiule, come faceva mia nonna; per l’affettato acquisto grandi pezzi che poi affilo personalmente e il resto lo conservo in frigo. Tutto rigorosamente senza imballaggi. Inoltre riciclo l’umido. Tante suggestioni sono arrivate grazie al progetto dell’Acsi che mi ha molto arricchita, come l’ammorbidente sfuso disponibile in farmacia, senza plastica dunque».

L’iniziativa pilota vuol ridurre del 10% i rifiuti Rsu a Mendrisio

Il progetto Comune Zero Rifiuti ha scelto Mendrisio. Iniziato ufficialmente nel maggio 2021 si concluderà nello stesso mese del 2023. Due anni. Al termine dei quali seguiranno azioni concrete con il Comune con l’obiettivo di attuare cambiamenti strutturali, dagli incentivi per la popolazione a linee guida comunali. L’Acsi intende spingere anche i piccoli e medi commerci ad attuare cambiamenti. Viola Ferdani, collaboratrice scientifica di Acsi e responsabile del progetto: «Il primo tassello della nostra iniziativa è stato il coaching Zero Rifiuti». Con quali risultati? «Bisogna premettere che le famiglie scelte sono già molto virtuose, basti dire che si posizionano quasi tutte ben al di sotto della media annuale pro capite di 200 chili di rifiuti calcolata per Mendrisio. La media delle 18 famiglie è di 40 chili pro capite all’anno di rifiuti solidi urbani (Rsu). Tra i partecipanti al progetto abbiamo famiglie di cinque persone che utilizzano un sacco da 17 litri per una settimana, che è davvero pochissimo. I dati ci dicono invece che c’è stata una diminuzione drastica in due famiglie che hanno iniziato a separare l’umido. In questi casi si è osservata una diminuzione del 50-60% del peso del sacco. Secondo una stima il 30% di quanto finisce nel sacco riguarda lo scarto alimentare. Va evidenziato che di quanto finisce nell’inceneritore non viene ricavata un’energia 100% rinnovabile, mentre con il biogas sì. Tra gli altri obiettivi raggiunti c’è la carta, della quale hanno dimezzato in ingresso il carico, ad esempio apponendo sulla bucalettere di non voler più ricevere pubblicità».

Quali obiettivi si pone il progetto? «Per il comune di Mendrisio vorremmo ambire sull’arco di due anni alla riduzione del 10% dei rifiuti Rsu nel comune. Per le famiglie abbiamo invece voluto ridurre sì al minimo la mole di rifiuti, ma abbiamo soprattutto posto obiettivi qualitativi: adottare nuove abitudini, abbiamo consegnato loro una lista di pratiche da seguire. Per esempio: utilizzare la borsa di stoffa per la spesa; i sacchettini riutilizzabili per la frutta e la verdura; portare i propri contenitori. Quando ci si reca dal panettiere utilizzare il proprio sacchetto, lo stesso quando si va al banco dei formaggi, della carne e del pesce occorre il proprio contenitore – una pratica che soddisfa anche il venditore, dal momento che deve acquistare meno imballaggi. Uno degli aspetti importanti è acquistare merci, laddove possibile, prive di imballaggi; mentre per i generi alimentari comprare prodotti sfusi. In tal senso, con il nostro progetto intendiamo coinvolgere la grande distribuzione e sensibilizzarla a introdurre cambiamenti». Concretamente, come avete seguito le 18 famiglie del progetto? «Attraverso consulenze e atelier. Abbiamo ad esempio affrontato il tema del riciclaggio che è sì un aspetto importante, ma nella nostra piramide delle ‘Cinque R’ di ‘Zero Rifiuti’ la separazione dei rifiuti è una delle ultime azioni che dovremmo compiere. Prima dovremmo: rifiutare, ridurre (la plastica, lo spreco alimentare e incrementare il compostaggio domestico); nonché riutilizzare i prodotti. Il riciclaggio ha infatti un costo economico sia per la popolazione sia per l’ambiente. La piramide è una strategia che vuole renderci più coscienti nel momento in cui facciamo gli acquisti».

Un altro tema riguarda l’umido, lo scarto alimentare da cucina: solo un terzo dei Comuni ne prevede la raccolta e oltretutto si calcola che occupa il 30% dei nostri sacchi dei rifiuti. L’umido costituisce un’importante fonte di energia rinnovabile, perché va nell’impianto di biogas. «Altri obiettivi del progetto di coaching – sottolinea ancora Viola Ferdani – era di far acquisire ai partecipanti una maggior consapevolezza dei sistemi di produzione attuali. Con l’approccio ‘Zero Rifiuti’ l’attenzione si concentra sull’inizio del ciclo di produzione. Adesso stiamo demonizzando la plastica, ma anche la carta ha un suo impatto sull’ambiente, perché la si ottiene con l’abbattimento degli alberi. Sul sito dell’Acsi abbiamo creato una lista per indicare i luoghi in cui è possibile reperire articoli sfusi. Il coaching proseguirà con un nuovo atelier e dunque nuovi input rivolti ai partecipanti, dopo che nei mesi scorsi abbiamo già promosso due incontri, uno sulla produzione di detersivi e uno sull’eco-cosmesi per prendersi cura del proprio corpo con materie naturali. Lo sforzo non deve comunque essere del solo consumatore, bensì vanno attuati cambiamenti strutturali su tutto il territorio».

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