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Violenza inaudita
21.02.22 - 17:21
Aggiornamento: 18:58

Aggressione al 18enne: ‘Tutti colpevoli di tentato omicidio’

La pp Valentina Tuoni ha chiesto condanne fino a 11 anni di carcere per ‘le spedizioni punitive e le azioni del branco’. ‘Un chiaro spregio per la vita’

«Due passanti, alle prime ore del 29 gennaio 2021, soccorsero la vittima, trovandola in condizioni gravissime, incapace d’indicare i suoi aggressori per paura di essere ammazzata». Così la procuratrice pubblica, Valentina Tuoni, ha aperto nel pomeriggio la sua requisitoria al processo in corso da stamane per la brutale serie di aggressioni compiute dai 6 imputati nei confronti di un 18enne di Mendrisio tra la fine del 2020 e il gennaio 2021. Quattro degli imputati sono intervenuti fisicamente, due hanno assistito. Per tutti l’accusa è di sequestro di persona e rapimento, tentato omicidio intenzionale, esposizione a pericolo della vita altrui, coazione. Il magistrato ha parlato di assenza di empatia, violenza inaudita. «La vittima dovrà convivere con quanto patito per il resto dei suoi giorni. Il movente? Per droga e per pregressa antipatia», ha evidenziato il magistrato, che ha definito questa vicenda «una delle pagine più vergognose della storia giudiziaria del nostro cantone».

Non è stato facile per la vittima raccontare la vicenda, ha spiegato la titolare dell’inchiesta, «perché è stato ghettizzato dagli amici. Durante le indagini, la vittima non ha mai mentito, è sempre stata costante, lineare nei suoi racconti, privi di tracce di rancore».

‘Tutti ridevano e questo ha la logica del branco’

«Ognuno degli imputati – nei tre episodi –, ha sposato il disegno criminoso. Sono tutti corresponsabili per aver privato la vittima della libertà e costringendola alle violenze. Nessuno si è dissociato.Tutti hanno condiviso. Il caso Tamagni è emblematico. Sarebbe bastato qualcuno che dicesse basta, ma nessuno di loro è intervenuto in soccorso della vittima. Tutti ridevano e questa è la logica del banco».

Il magistrato ha parlato di «assenza dei valori per la vita umana». Lo hanno denudato, dopo aver tentato di soffocarlo nella neve, e filmato. Ordinandogli di non dire nulla dei suoi aggressori. Tutti hanno adottato crudeltà. Ognuno di loro sapeva che il ragazzo avrebbe potuto morire. Lo hanno esposto a pericolo di morte, abbandonandolo a Vezia: hanno agito con dolo eventuale, accettando di prendere in considerazione la morte del 18enne». L’elenco delle violenze è agghiacciante: il 18enne è stato preso a sprangate, trascinato in auto attaccato a una corda per 900 metri a tutta velocità, messo sopra la vettura con le dita chiuse tra i finestrini. Preso a pugni, calci e sberle.

A mente dell’accusa, il regista è stato il colombiano 32enne. È lui il capo: colui che vantava nei confronti della vittima il credito di droga di 2mila franchi, poi aumentato fino a 7mila franchi: «È colui che ha reclutato e promesso compensi al branco. Ha incitato il gruppo, insensibile, ha dettato l’inizio e la fine di ogni spedizione punitiva. Egoismo, freddezza, sadismo: ha agito spinto da un movente futile»: 11 anni di carcere, ed espulsione dalla Svizzera per 15 anni è la proposta di pena formulata dalla pp Tuoni.

Anche il 28enne luganese si è macchiato di «una colpa gravissima». Ha fatto da braccio destro del colombiano, a mente dell‘accusa. «Gode nel compiere i soprusi: ha scelto i luoghi delle crudeltà. Ha prolungato l’agonia alla vittima, facendo incontrare i suoi creditori. Ha minimizzato le sue colpe. Per lui la pp ha chiesto 10 anni di carcere.

Poi il 22enne luganese, che «ha agito per una ricompensa di 500 franchi, accettando di partecipare alle spedizioni punitive contro una persona che non gli aveva fatto nulla». Ha colpito più volte la vittima, contribuendo a metterne in pericolo la vita più volte. Per lui la pp ha chiesto 8 anni di carcere.

Per il 23enne luganese, la pp ha chiesto 6 anni di carcere. Per il 24enne di origine serba, la pubblica accusa ha evidenziato che il giovane non ha mai collaborato, né mai chiesto scusa. «Non si è mai distanziato dal suo agire. Ha inferto calci alla vittima in bocca e ai testicoli, anche quando aveva perso i sensi, sputandogli in bocca. Per un compenso di poche centinaia di franchi. Lo ha umiliato». Otto anni di carcere, da accompagnarsi a un trattamento ambulatoriale psicoterapeutico, la pena formulata dalla pp Tuoni.

Infine, nei confronti dell‘apprendista 22enne di origini rumene, la pubblica accusa ha evidenziato la gravità dei suoi atti: ha colpito con una sprangata alla testa a Vezia il 18enne, episodio accertato dai referti medici, oltre che dalla vittima. Per lui la titolare dell’inchiesta ha proposto 8 anni di carcere e l’espulsione dalla Svizzera per 10 anni. «Non ci sono somme di denaro che possano ripagare il danno subìto dalla vittima», ha concluso il magistrato, prima di cedere la parola all’accusatrice privata.

Richiesti complessivamente 55mila franchi di torto morale

«Sentire direttamente il racconto dalla vittima, mi ha lasciata interdetta. Troppa l‘angoscia e l’umiliazione subìte. Paura dei suoi carnefici e paura che i sei imputati possano ripetere i loro atti. Non ha chiamato la polizia per paura, ligio all’ordine che gli avevano intimato i suoi aguzzini. Non ha chiamato la polizia, né l’ambulanza, ma il padre perché lo ponesse al sicuro» – ha illustrato l‘avvocato, Sandra Xavier in rappresentanza dell’accusatore privato. «Oggi il mio cliente è a pezzi, distrutto. Inenarrabili le violenze subìte. Oggi solo per mera fortuna è ancora vivo. Solo per la resistenza della vittima la vicenda non è volta in tragedia. È stato torturato. Nemmeno in Arancia Meccanica Kubrick è riuscito a costruire tanto terrore».

L‘avvocato Xavier ha richiesto un risarcimento per torto morale complessivo di 55mila franchi. «Il 18enne, un giovane già fragile che ha avuto una vita carica di difficoltà, è stato preda di un branco. Tacciato di infame. Oggi soffre ancora, ha continui incubi, continua ad avere paura, è traumatizzato». Il referto medico parla di fratture multiple, «lesioni che hanno richiesto antidolorifici per settimane. Gli imputati hanno picchiato solo per il gusto di picchiare. Senza una ragione». Intanto tra oggi e domani prenderanno la parola gli avvocati di difesa. La sentenza potrebbe giungere mercoledì.

L’avvocatessa, Sabrina Aldi, legale del 24enne luganese di origine serba, ha evidenziato che il suo assistito ha agito lasciandosi trascinare dal gruppo. Contestate le qualifiche giuridiche delle imputazioni contenute nell’atto d’accusa. La legale ha sottolineato che si si è scusato e che la pena deve essere contenuta in 3 anni e parzialmente sospesa.

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