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17.02.22 - 17:57
Aggiornamento: 18:16

Arresto da film sul lungolago: condannato uno dei due fermati

Aveva preso parte al tentativo di rubare quattro orologi di lusso. Il loro piano era di scambiare la scatola contenente i preziosi con una piena di sassi

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Ti-Press
Volevano rubare orologi per un valore di 140mila euro

La notizia del loro arresto lo scorso settembre, avvenuto in pieno giorno sul lungolago di Lugano, aveva fatto il giro del web. I video circolati in rete mostravano infatti scene degne di un film hollywoodiano, con gli agenti intervenuti in grande stile per fermare due uomini a bordo di un’auto con targhe straniere. Uno di loro, un cittadino italiano 67enne, è comparso quest’oggi davanti alla corte delle Assise correzionali di Lugano con l’accusa di tentato furto e falsità in certificati. Tentato, appunto, perché la banda (composta oltre ai due uomini fermati a Lugano da altri tre componenti) non era riuscita nell’intento di sottrarre a una società del Luganese quattro orologi di lusso per un valore complessivo dichiarato di 140mila euro. «Non sapevo che lo scopo della trasferta in Svizzera fosse quello di rubare. Mi era stato chiesto di accompagnare questa persona che avrebbe dovuto fare dei preventivi di tappezzeria e tinteggiatura», si è giustificato l’uomo, che secondo l’accusa promossa dal procuratore pubblico (pp) Pablo Fäh ha agito quale accompagnatore con il compito di controllare l’esecuzione del piano sul luogo. Una versione che ha convinto il giudice Amos Pagnamenta, che ha evidenziato le numerose incongruenze nelle versioni dei fatti fornite dall’imputato. «Doveva accorgersi che c’era qualcosa che non andava nella richiesta di fare da accompagnatore per un viaggio del genere». All’uomo sono stati inflitti 4 mesi di detenzione sospesi con la condizionale per 2 anni, con una gravità ritenuta bassa sia dal profilo oggettivo che soggettivo. «Si è semplicemente trovato nel momento sbagliato, al posto sbagliato, con le persone sbagliate», sono invece state le parole dell’avvocata della difesa Sofia Padlina.

Sassi al posto degli orologi

Partiti dall’Italia a bordo del veicolo finito poi nelle immagini riprese sul lungolago dai passanti, i due uomini speravano di andare a colpo sicuro. La settimana precedente gli altri membri della banda si erano infatti messi in contatto telefonico con la società ticinese attiva nella vendita di beni di lusso. Era stato quindi concordato un incontro a Lugano per visionare gli orologi in vista dell’acquisto presso la banca dove venivano custoditi. «Il compagno di viaggio dell’imputato avrebbe dovuto indurre i venditori a mettere i preziosi in una scatola sigillata con nastro adesivo. Come garanzia al momento dell’acquisto che la merce fosse davvero quella visionata in precedenza», ha spiegato il procuratore. «Sfruttando il momento opportuno l’uomo avrebbe poi scambiato la scatola con una simile, preparata in precedenza e contenente alcuni sassi». In tutto ciò il compito dell’imputato sarebbe stato quello di garantire una via di fuga sicura.

L’incontro… con la polizia

L’appuntamento non si è però mai realizzato. Insospettita dall’atteggiamento dei compratori, che hanno presentato documenti falsi, la società non si è presentata all’incontro avvisando invece la polizia. Sospettando che avessero potuto intuire l’inganno, i due uomini erano sulla strada del ritorno quando sono stati fermati dagli agenti e condotti in carcere.

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