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17.11.21 - 16:34
Aggiornamento: 17:04

Finisce a Villa Argentina la basista dell’eroina

Nella sua casa a Castagnola gestì oltre sei chili di sostanza per conto di una banda albanese

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Oltre sei chili di eroina, minuziosamente pesata, impacchettata e distribuita agli spacciatori in una abitazione di Castagnola. A svolgere questo delicato, e pericoloso, compito per conto di una banda di albanesi, una 56enne ticinese, tossicomane e indebitata, che a un certo punto della sua vita si è trovata, come si suol dire, in un vicolo cieco della sua vita. Un debito contratto nei confronti degli stessi albanesi, e una forte dipendenza da cocaina e da eroina che andava inevitabilmente soddisfatta. “Per me l’arresto è stata una liberazione” ha detto alla Corte delle Assise criminali di Lugano, che presieduta dal giudice Amos Pagnamenta l’ha condannata a una pena di 5 anni, ma sospesa per consentire il trattamento terapeutico presso la comunità di Villa Argentina, che ha già dato la sua disponibilità.

Bustine da 200 franchi

Il suo arresto, lo scorso mese di febbraio, diede la stura a una importante operazione di polizia che ha finito per colpire questa grossa banda di trafficanti capace di importare grosse quantità di ‘ero’ per rifornire venditori e consumatori locali. Non si conoscono le cifre complessive del traffico, nel tempo, ma la fotografia di un anno e mezzo di impacchettamenti a Castagnola parla di 6,180 chili di eroina, un chilo e mezzo venduto direttamente dalla donna di un grado di purezza de 17%. La sostanza veniva poi venduta sotto forma di pacchettini da 5 grammi l’uno, solitamente al costo di 200 franchi. Tolti 582 grammi sequestrati dalla polizia al momento dell’arresto di questa donna, il rimanente è stato venduto. Fatti due conti, l’incasso sarebbe stato di circa 230mila franchi, che veniva poi solitamente spedito in Albania. In un paio di occasioni la 56enne si è prestata anche a questa operazione, per un totale di circa 50mila franchi, da qui il reato di riciclaggio di denaro che è andato ad aggiungersi a quelli di infrazione aggravata, infrazione semplice e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti.

Minacciata con armi e picchiata

Sarta di formazione, questa 56enne si arrabattava con lavoretti ma le entrate non le bastavano per ripagare i debiti contratti nei confronti degli albanesi. Ad attestare la pericolosa frequentazione di questo mondo una condanna per favoreggiamento nel 2016, oltre a un paio di decreti per consumo personale. Una situazione pesante si era venuta a creare con i ‘creditori’ albanesi: «Non riuscivo a ripagare il debito – ha detto –, ho cercato altre soluzioni ma queste sono persone violente con cui non si può discutere, sono stata minacciata con armi, picchiata. Ho avuto paura. Dovevo tenere in casa la droga e prepararla, nel senso di pesarla, quando me lo chiedevano. In cambio avrei potuto scalare il debito, e ricevevo lo stupefacente per il mio consumo. Quanto ai soldi che ho mandato in Albania, erano sempre ordini cui dovevo obbedire. Dopo questi nove mesi di carcerazione sento che un aiuto mi sarebbe utile, per prendermi cura della mia famiglia e di me stessa» ha chiosato riferendosi al trattamento stazionario presso Villa Argentina.

Per la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo è questo «uno dei tanti capitoli che si inserisce nel campo dello spaccio di droga delle organizzazioni albanesi radicate nel nostro territorio e che si fatica a debellare. Chi ha il potere all’interno di queste organizzazioni si approfitta di persone deboli come lei a cui far correre rischi. Divenuta dipendente dallo stupefacente in tarda età, verso i 40 anni, si è legata a questa organizzazione che approfittava del suo stato di dipendenza garantendone la possibilità di consumare e indebitarsi sempre di più. Un circolo vizioso». Nel suo ruolo di basista per nove mesi ha ospitato uno dei narcotrafficanti, già identificato dagli inquirenti. La procuratrice ha comunque accolto il piano del trattamento terapeutico in luogo del carcere. L’avvocato difensore Simone Creazzo ha descritto la sua cliente come una donna «intossicata, obnubilata dal forte consumo di eroina e cocaina, non era in grado di reagire con lucidità». Ha chiesto una pena non superiore ai 60 mesi con deduzione, sempre sospesa per il trattamento in struttura chiusa, come alla fine decretato.

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