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01.07.20 - 15:05
Aggiornamento: 15:23

Lugano, l'aeroporto resta il pomo della discordia

L'ultimo pasticcio è il disaccordo in Gestione sul piano sociale per i dipendenti rimasti senza lavoro. Tutto rinviato in autunno.

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Una veduta notturna dello scalo luganese (Ti-Press)

L'aeroporto resta uno dei pomi della discordia della politica cittadina. L'ultimo episodio è andato in scena settimana scorsa quando la commissione della Gestione non ha allestito alcun rapporto sul messaggio del Municipio, rinviando di fatto il tutto alla prossima seduta di Consiglio comunale prevista il prossimo autunno. Un pasticcio, l'ennesimo, che posticipa l'adozione da parte del legislativo di una serie di misure decise dall'esecutivo in base al decreto esecutivo del Consiglio di Stato adottato nei primi giorni del lockdown, lo scorso marzo, lasciando alla finestra e senza piano sociale la quarantina di dipendenti non inclusi nella squadra di 22 scelta per la garantire l'operatività ridotta dello scalo.

Responsabilità attribuita alla Gestione

Come mai e perché questo pasticcio? «Il pasticcio nasce dal fatto che Municipio e i sindacati non si sono messi d'accordo sull'entità del piano sociale e ancora una volta si è cercato di attribuire alla commissione della Gestione il compito di decidere mentre in realtà la Gestione ha la funzione di preavvisare positivamente o negativamente un messaggio del Municipio», risponde Ferruccio Unternaehrer, presidente della Gestione. Il messaggio municipale comprende tre temi ben distinti: la procedura di messa in liquidazione di Lasa con la concessione del credito per l'acquisto di macchinari, l'aggiornamento del preventivo 2020 per consentire l'operatività dello scalo fino al 31 dicembre 2020 e il piano sociale da mezzo milione di franchi a favore dei dipendenti senza lavoro. «Il messaggio lasciava intendere che Città e sindacati avessero raggiunto un accordo ma cinque minuti prima di mezzanotte, i sindacati Unia e Ocst hanno chiesto di incontrarci e sono arrivati con una richiesta di 1,36 milioni di franchi per il piano sociale, oltre il doppio di quanto previsto dal Municipio, commisurata alle reali necessità dei dipendenti includendo anzianità di servizio, l'età e la presenza o meno di una famiglia a carico».

Un piano sociale, diverse visioni

Perciò la commissione si è spaccata. Da una parte, c'era chi voleva continuare portando il rapporto favorevole in Consiglio comunale con la richiesta di emendamento che chiedeva il rinvio al Municipio del piano sociale, mentre altri (la maggioranza) hanno optato per tenere in sospeso il messaggio chiedendo di incontrare anche l'esecutivo. «La gestione non ha avuto il tempo per approfondire il contenzioso fra sindacati e Municipio per portare la trattanda in Consiglio comunale settimana prossima. Sarebbe successo la stessa cosa con l'emendamento nel caso in cui il Municipio non fosse stato d'accordo: avremmo dovuto ritornare in Consiglio comunale fra qualche mese», osserva Unternaerer.

Censi: 'Ridicolo è chi non ha coraggio'

La Lega dei ticinesi avrebbe voluto preavvisare favorevolmente il messaggio del Municipio. Andrea Censi (Lega) critica senza mezzi termini questa posizione: «Una piccola premessa: le dichiarazioni del presidente della Gestione le trovo alquanto fuori luogo e offensive, nonché fuorvianti. Ferruccio Unternaehrer ha dichiarato al CdT che chi sosteneva una posizione differente alla sua era ridicolo. Ridicolo e imbarazzante per la classe politica è chi non ha il coraggio di prendere una decisione e continua a nascondersi dietro a giochetti partitici in chiara funzione elettorale bloccando investimenti chiave per la Città. Fra i signori che hanno messo i paletti nelle ruote della bicicletta, c'è anche lo stimato capogruppo Ppd Michel Tricarico. Questi signori, hanno messo la Città in uno stato di illegalità, mettendo a rischio il pagamento dei salari dei dipendenti dell'aeroporto, con la scusa della non condivisione del piano sociale, ma ormai questi giochi si protraggono da tempo. Ho lasciato l'aula (assieme al collega Lucas Bernasconi) e chiesto di detrarmi il gettone della seduta della Gestione, non voglio essere partecipe di politichette di livello imbarazzante».

Dal canto suo, Lorenzo Jelmini (Ocst) ribadisce che un piano sociale da mezzo milione non è sufficiente: «Il Municipio di Lugano non ci ha nemmeno consultato per definire l'entità del piano sociale. Abbiamo incontrato il gruppo che sta traghettando la liquidazione di Lasa, presenti anche il sindaco e Michele Foletti, chiedendo di incrementare la quota e ci hanno detto di chiedere alla Gestione». Sappiamo come è andata a finire. Il Municipio ha basato l'entità del piano sociale come se i dipendenti di Lasa lavorassero per la Città ma non ha tenuto conto delle reali e delle singole situazioni degli impiegati.

Il Municipio può operare senza Cc

Quindi i soldi non si potranno erogare? «No perché in base al decreto esecutivo del Consiglio di Stato del 20 marzo 2020 per via del Covid-19, il Municipio può intervenire in caso di urgenza anche su oggetti di competenza del legislativo. Quindi, da questo punto di vista, non ci sono problemi operativi», risponde Michele Foletti, capo Dicastero finanze. In altre parole, la procedura di liquidazione di Lugano Airport Sa (Lasa) può continuare, così come il trasferimento alla Città del personale necessario al funzionamento ridotto dell'aeroporto. Proseguirà anche la discussione con i sindacati per il piano sociale dei dipendenti rimasti senza lavoro e non inclusi nei 22 che garantiscono l'operatività ridotta. Stesso discorso, continua Foletti, per il mezzo milione di franchi per il piano sociale che metterà la Città senza il preavviso del Consiglio comunale,  i 430mila franchi per la liquidazione di Lasa e «l'inserimento nei suoi conti dei 5,6 milioni per la gestione transitoria dello scalo. L'unico problema potrebbe sorgere in caso di non approvazione del messaggio da parte del legislativo. Diventerebbe 'soltanto' una questione politica» Il fatto che il Cantone, pur non essendo obbligato, non partecipi nemmeno con un sostegno simbolico non vi dà fastidio? «Un po' sì, abbiamo scritto al Consiglio di Stato, però con una quota azionaria del 12,5%, anche se partecipasse, la situazione non cambierebbe tanto».

 

 

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