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Omicidio di Emmenbrücke, fissate le date del processo

La vittima era la ex moglie (e madre dei tre figli) del 41enne ucciso l'11 maggio ad Aurigeno. Per l'imputato verrà chiesta una pena detentiva a vita

In sintesi:
  • Alla sbarra un 35enne che frequentava la donna, arrestato alcuni giorni dopo il delitto
  • Intanto nel caso del custode emergono tempistiche e modalità di intervento delle autorità
La donna era stata ferita mortalmente con un coltello
(archivio Ti-Press)
24 maggio 2023
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La vicenda del 41enne ucciso lo scorso 11 maggio ad Aurigeno ha varcato i confini ticinesi. Quanto accaduto è stato appreso anche al Tribunale penale del Canton Lucerna, dove nel prossimo mese di ottobre si celebrerà il processo per un altro omicidio che aveva suscitato clamore e che risulta strettamente legato a quello ticinese. L'11 luglio del 2021, si ricorderà, in un appartamento di Emmenbrücke gli agenti della Polizia locale avevano rinvenuto il corpo senza vita di una donna, all'epoca 29enne e residente a Losone. Si trattava, come noto, della ex moglie – e madre dei tre figli – del custode delle scuole dei Ronchini, colpito a morte con un’arma da fuoco dal suo rivale neppure due settimane fa.

A Lucerna, in qualche momento, forse qualcuno si è chiesto se tra i due drammi ci fosse un collegamento. Ipotesi subito scartata. L'unico nesso sono i tre figli della coppia, che già si era sciolta prima dell'uccisione di lei, rimasti orfani. I delitti possono essere accomunati pure dalla furia dei due assassini, che non hanno esitato a colpire con crudeltà le loro vittime. Ma non esiste nessun legame a livello d'inchiesta giuridica tra l'omicidio di Emmenbrücke e quello avvenuto in Vallemaggia.

In aula il prossimo autunno

Il Tribunale penale cantonale di Lucerna (Kriminalgericht Luzern), che ha sede in Landenbergstrasse 36, ha come accennato fissato le date del processo per l'omicidio della donna. Il dibattimento, di fronte a una Corte di Assise criminali, si svolgerà su due giorni, ovverosia il 23 e 24 ottobre prossimi.

Ricordiamo che il Ministero pubblico lucernese ha chiesto una pena detentiva a vita per il 35enne accusato di aver ucciso, verosimilmente con un coltello, la 29enne. La Procura ha concluso le indagini e lo scorso gennaio ha trasmesso l’accusa al Tribunale penale lucernese. Alla sbarra comparirà il presunto autore del crimine, un cittadino svizzero oggi 35enne, che venne arrestato alcuni giorni dopo il delitto in un cantone vicino.

‘Interessamento’ nato da una lite familiare

Intanto, in relazione al “filone” ticinese, emergono alcuni dettagli riguardo alla tempistica e alle modalità con cui le istituzioni si sono mosse nei confronti del 42enne sparatore dei Ronchini. La Polcantonale aveva iniziato a interessarsi al contesto familiare dell'uomo già a inizio settembre 2022, quando era stato necessario intervenire per calmare gli animi dopo una lite familiare. A seguito di quell’evento, il Gruppo prevenzione e negoziazione della polizia aveva optato per una misura di presa a carico psichiatrica ambulatoriale dell’uomo, a partire dall’autunno scorso. In particolare vi era stato l’interessamento dei servizi psicosociali ed era stato ordinato un ricovero coatto.

Sempre a settembre, in un prato, era stato ritrovato del materiale infiammabile (la famosa tanica di benzina di cui si è già scritto), il che aveva fatto scattare un’inchiesta di polizia. Gli accertamenti, conclusisi con un rapporto stilato nel corso del mese di marzo e il cui iter giudiziario è attualmente in corso, inizialmente erano coordinati dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis e quindi (dal febbraio di quest’anno) dal procuratore pubblico supplente Luca Guastalla. Gli stessi sono andati a confluire, soprattutto per una questione di unità del procedimento, nell’incarto principale per i fatti di Aurigeno, coordinato dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri.

Incarto dal quale spicca un’ipotesi di reato pesantissima, ovverosia quella di assassinio (in subordine omicidio intenzionale), cui si aggiunge un’infrazione alla Legge sulle armi per la mancata registrazione della Glock utilizzata dallo sparatore per uccidere il bidello. Era poi emerso che la pistola era stata rubata da una terza persona da un’abitazione privata. Come sia poi finita nelle mani sbagliate è oggetto delle verifiche in corso da parte degli inquirenti.

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