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25.05.22 - 19:49

Nell’ex Arsenale di Biasca un maxi deposito d’arte

Il Municipio conferma le valutazioni fatte con gli specialisti e chiede al Cc il credito di progettazione per un Centro di competenza pubblico-privato

Dalle armi all’arte il passo è breve. È quanto si prospetta per l’ex Arsenale militare di Biasca che il Comune aveva acquistato nel 2008 dall’Esercito per 1,5 milioni con l’obiettivo d’insediare nei 19mila metri quadrati una cittadella dei servizi di pronto intervento, i quali nel frattempo hanno trovato casa altrove. Fra le idee sviluppate a suo tempo vi era stata anche quella del compianto architetto Tita Carloni che proponeva residenze protette per anziani autosufficienti e servizi sociali intergenerazionali. Tutto è poi rimasto nel limbo fino allo scorso autunno, quando il sindaco Loris Galbusera ha rivelato alla ‘Regione’ che il Municipio stava da tempo trattando con importanti realtà ticinesi per destinare gli storici edifici al mondo dell’arte. Detto, fatto. Oggi l’Esecutivo sottopone al Consiglio comunale una richiesta di credito pari a 410mila franchi necessari a finanziare uno studio di fattibilità e progettazione del restauro dei tre doppi depositi allungati, con tanto di apposite infrastrutture interne. La tabella di marcia prevede poi di proseguire in là nel tempo con gli altri quattro depositi singoli.

‘Innovazione e valore aggiunto’

L’obiettivo da sempre inseguito dal Municipio è quello di "definire per il pregiato comparto situato nella parte alta del paese un utilizzo d’interesse pubblico salvaguardando il patrimonio architettonico, essendo l’ex Arsenale un bene protetto a livello cantonale e federale". Il tutto generando "innovazione e valore aggiunto a livello regionale, nazionale e transfrontaliero". Oggi infatti il comparto "ha finalmente l’opportunità di trovare un degno contenuto con la riconversione e valorizzazione degli stabili in sinergia con lo sviluppo di altre iniziative che si stanno delineando nell’offerta culturale biaschese". In soldoni, sulla base di diversi incontri avuti dal Municipio con vari attori del panorama culturale, è emerso il bisogno in Ticino di spazi appositi per il deposito delle opere d’arte e di archivi per collezionisti privati e musei. Un settore interessante poiché molti musei e archivi si arrangiano sovente con spazi provvisori senza una soluzione a lungo termine che permetta di valorizzare opere e documenti".

Anche casa d’aste, restauri, bar e mostre

Partendo da questa necessità, in collaborazione con la Fondazione culture e musei di Lugano e un partner privato specializzato in trasporto e conservazione d’arte con sede in Svizzera e in altre nazioni, il Municipio "ha sviluppato un’idea di progetto per un Centro di competenze integrate Arte e Archivi sostenuto dall’Ente regionale sviluppo, sulla base di un modello di cooperazione pubblico-privato". Una grande struttura da realizzare a tappe, fino all’utilizzo completo del dell’intero comparto, dove "oltre ai depositi vengono creati altri contenuti e servizi specifici" da destinare a conservazione, restauro, consulenza, servizi museali per l’allestimento di mostre, didattica e formazione, digitalizzazione, gestione di lasciti di artisti, casa d’aste, trasposizione delle opere nel mondo digitale, ma anche residenza per artisti, un art café aperto al pubblico e spazi espositivi. Spazi "ritenuti idonei dagli addetti ai lavori del mondo museale e culturale ticinese". Duplici le ricadute positive immaginate: "La creazione di valore aggiunto diretto e indiretto nella regione, con nuovi posti di lavoro e aumento dei ricavi per gli attori economici locali; nonché il rafforzamento di Biasca quale polo per l’insediamento di attività innovative".

Mandato di prestazione a un’associazione

Il Municipio nel messaggio rivolto al Cc rafforza la propria convinzione citando l’architetto incaricato di effettuare un’analisi degli spazi in collaborazione con l’Ufficio cantonale dei beni culturali: "È emersa la certezza che l’utilizzo dell’ex Arsenale come deposito in chiave moderna sia uno degli unici contenuti possibili rispetto a dei contenuti amministrativi, abitativi o altro, che possa garantire la tutela della conservazione originale". Modalità di gestione? Viene preso come esempio il Centro di competenza dei droni sorto nel vicino Comune di Riviera: ossia affidare il tutto a un’apposita associazione, formata da enti pubblici e privati, che agirebbe sulla base di un mandato di prestazione comunale finanziato da soci, Comune, sponsor e partner. I modelli di governance e di finanziamento verranno approfonditi in un apposito businessplan. Si comincia sin d’ora dal Cantone con un decreto firmato dal Consiglio di Stato a inizio maggio che stanzia 50mila franchi, cui si aggiunge un secondo contributo a fondo perso di 123mila franchi concesso in base alla Legge sui beni culturali. Ciò che riduce a 237mila franchi questo primo onere netto a carico del Comune. Non viene per il momento indicato l’onere complessivo prevedibile, né la chiave di riparto con i vari attori coinvolti pubblici e privati.

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