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02.02.21 - 12:02
Aggiornamento: 18:48

L'Open air di Monte Carasso annulla anche l'edizione 2021

Troppe le incertezze legate alla situazione pandemica e all'organizzazione di manifestazioni. Il festival previsto in giugno verrà rinviato all'anno prossimo

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Un concerto dell'edizione 2019 (Marika Brusorio)

Sarà un’altra primavera senza musica? Gli organizzatori dei festival che l’anno scorso a causa della pandemia hanno dovuto annullare gli eventi già pianificati, avevano pubblicato sulle loro pagine social e sui siti un fiducioso ‘Arrivederci al 2021’. Si sa però che per organizzare un festival musicale bisogna lavorare d’anticipo e la situazione attuale non consente di avere certezze riguardo agli eventi più imminenti. E proprio per questo gli organizzatori dell'Open air Monte Carasso hanno deciso di annullare l'evento in previsione il terzo fine settimana di giugno. Come è noto, il festival era stato annullato anche lo scorso anno a causa della situazione di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.  «Confermare l'evento al terzo weekend di giugno per noi al momento è troppo rischioso», spiega Samuel Righetti, responsabile comunicazione dell'Open air. Anche l'ipotesi di un rinvio è stata scartata: «Volevamo cercare una seconda data, verso il mese di settembre per essere più tranquilli e avere più tempo per valutare la situazione, ma in quel periodo il convento di Monte Carasso è molto ambito per l'organizzazione di feste di matrimonio, e quindi trovare un altro momento è davvero difficile», aggiunge. Nonostante l'annullamento gli organizzatori intendono proporre comunque qualcosa nel weekend in cui avrebbe dovuto tenersi l'Open air. In sostituzione all'evento musicale l'idea, ancora in fase di discussione, è di proporre una mostra fotografica e un piccolo evento collaterale. «Ci teniamo a far sapere che noi ci siamo comunque, questo è solo un periodo di transizione, ma torneremo a proporre musica appena sarà possibile», tranquillizza Righetti. 

Bellinzona Beatles Days posticipato

Incertezze anche per gli organizzatori del primo grosso festival in arrivo nel Bellinzonese, costretti a posticipare l’evento di qualche mese. Stiamo parlando del Bellinzona Beatles Days che era in agenda per il fine settimana del 19-22 maggio ma che verrà probabilmente spostato a fine luglio. «Abbiamo già informato il Municipio che purtroppo, a causa della situazione pandemica attuale, è per noi impossibile proporre il festival in maggio», spiega Graziano Lavizzari, presidente della Fondazione del Patriziato di Bellinzona che ogni anno organizza l’evento. L’idea, continua, è comunque di proporre il festival «la gente ha bisogno di musica, ora più che mai. E se in luglio non sarà possibile organizzarlo, lo sposteremo in agosto o settembre. Qualcosa si farà, anche a costo di farlo in inverno», tiene a sottolineare. Il presidente della Fondazione spiega che è piuttosto difficile pianificare il festival, perché le disposizioni cantonali e federali in atto per contenere i contagi di coronavirus possono cambiare da un momento all’altro. «Siamo sempre sul chi vive – riconosce – ma per poter stipulare i contratti degli artisti abbiamo bisogno di certezze e di poter pianificare una data precisa». Artisti che, se di solito erano perlopiù provenienti dal panorama internazionale, quest’anno saranno per la maggior parte locali o eventualmente italiani, ma anche in questo caso sarà da valutare la situazione Covid-19 nella vicina penisola. In caso di problemi, gli organizzatori hanno pure considerato uno scenario con una programmazione con artisti unicamente svizzeri. Il festival bellinzonese è noto per ospitare diversi gruppi provenienti dall’Inghilterra, patria dei Beatles a cui l’evento è dedicato. Troppe incognite però quest’anno, spiega Lavizzari, per immaginare di stipulare contratti con artisti provenienti dalla Gran Bretagna. 

Per celebrare i vent’anni di esistenza del festival, l’anno scorso si volevano proporre cinque giorni di musica con grossi artisti internazionali. La pandemia aveva però rovinato la festa, che era stata annullata e rinviata a quest’anno. Per questa edizione si è optato per tre serate di musica, una pop, una rock anni ’60-’70-’80 e una con tribute band dei Beatles. L’idea della Fondazione è di un’edizione completamente gratuita: «Vogliamo fare un regalo alla popolazione e ringraziare i nostri amici e sostenitori», rileva Lavizzari. Come fare però a garantire un controllo sul numero di persone presenti? Da questo punto di vista sarebbe più pratico recintare l’evento e vendere dei biglietti per l’ingresso. Un’opzione che però non piace agli organizzatori: «Sarebbe proprio l’ultima ipotesi, attuabile solo se fosse l’unico sistema per poter avere un controllo sulle entrate». 

 

 

 

 

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