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Il gigante amputato così com'è stato ritrovato la mattina dell'8 luglio, col piede sinistro adagiato sul petto
Bellinzonese
13.07.20 - 15:170
Aggiornamento : 18:15

Villa dei Cedri a Bellinzona, due le opere vandalizzate

Oltre al gigante cui è stata amputata la gamba sinistra, con un oggetto appuntito sono state sfregiate le superfici di un'installazione marmorea

Sono due gli atti di vandalismo di cui è stata vittima nelle ultime settimane a Bellinzona la mostra ‘Hortus conclusus - L’illusione di un paradiso’ in corso da inizio giugno a Villa dei Cedri e nel suo parco. Oltre al gigante di 5 metri e 200 kg realizzato dal giovane artista parigino François Malingrëy, cui ignoti nella notte fra martedì 7 e mercoledì 8 luglio hanno amputato la gamba sinistra sotto il ginocchio abbandonandola poi sul busto della statua adagiata al suolo, alcuni giorni prima è stata sfregiata con un oggetto appuntito l’installazione di marmo rosso scolpita dal belga Conrad Willems. Nel primo caso la direzione del Museo civico ha subito sporto denuncia contro ignoti per danneggiamento e violazione di domicilio essendo il parco chiuso la sera dalle 20 alle 7. Nel secondo caso, scoperto giorni dopo il fattaccio, si è soprasseduto mancando riscontri temporali precisi. In entrambi i casi – spiega alla ‘Regione’ la direttrice di Bellinzona Musei Carole Haensler – gli artisti hanno avviato i preparativi per riparare le rispettive opere. Il melanconico gigante 'Le Jardinier aux fleurs gisantes', la cui amputazione è stata verificata dalla Polizia scientifica, vedrà ricollocato l’arto tramite l’inserimento di un perno in metallo e l’uso di colla speciale per polistirolo e resina; le facce rovinate del blocco marmoreo saranno invece levigate dall'autore stesso, che giungerà proprio oggi a Bellinzona, ritenuto che l'intervento non modificherà l'essenza dell'opera d'arte contemporanea.

Recinzione scavalcata nottetempo

Le varie installazioni esposte si trovano nel parco dal mese di febbraio, e lì sono rimaste durante tutto il lockdown senza subire danneggiamenti. «Si tratta di un primo passo nel percorso di apertura del parco verso contenuti artistici, esposizioni temporanee con le quali miriamo ad avvicinare la gente all’offerta museale», premette Carole Haensler. Sempre all’esterno di Villa dei Cedri trovano posto da diverso tempo altre opere fisse «finora mai danneggiate. Perciò mi chiedo se i recenti atti di vandalismo non siano magari riconducibili alla stessa arte contemporanea che col proprio carattere provocatorio interroga di più il visitatore». In entrambi i casi sembra molto probabile l’intenzionalità dei gesti: «Le scalfitture scoperte nel marmo non trovano altre spiegazioni plausibili. Quanto al gigante, si tratta di un gesto compiuto da gente penetrata nottetempo scavalcando la recinzione. Davvero, mi chiedo, voleva danneggiarlo? Oppure si è trattato di un gesto non intenzionale? In entrambi i casi dobbiamo preoccuparci».

Videosorveglianza sì o no?

A tal punto, chiediamo, da dover installare la videosorveglianza? «Finora – risponde la direttrice – mi sono rifiutata di procedere in questa direzione ritenendo che il carattere pubblico del parco non lo richiedesse. Recentemente, nell’ambito dell’aggiornamento dell’impianto d’allarme, abbiamo però riconsiderato questa opinione, immaginando di sorvegliare gli accessi per poter risalire agli autori di eventuali furti perpetrati con l’ausilio di veicoli. Tutto ciò avrebbe anche senso, ci siamo chiesti, per arginare gli atti di vandalismo? Bisognerebbe infatti puntare le telecamere su ogni opera esposta, ciò che renderebbe difficilmente sostenibile l’operazione sotto più punti di vista, anche quello della privacy». Un’altra soluzione possibile consisterebbe nell’esporre dei cartelli indicanti la presenza di un impianto di videosorveglianza in realtà inesistente, «ciò che tuttavia porterebbe con sé dei problemi in caso di effettivi danneggiamenti o furti». In ogni caso, ai fini di un corretto accertamento dei fatti e degli autori, «l’impianto dovrebbe essere di elevata qualità, con oneri di acquisto e gestione non trascurabili». Un problema parallelo aggiuntivo – annota poi Carole Haensler – è quello dei costi assicurativi, che possono aumentare in caso di risarcimenti per danneggiamenti accertati. 

L'arte open-air attira

C’è da chiedersi allora se il santo valga veramente la candela, se non sia meglio rinunciare alle esposizioni all’aperto: «Da quanto abbiamo potuto verificare in queste prime settimane – risponde la direttrice – l’iniziativa è apprezzata. Parecchia gente arriva già solo per ammirare le opere esposte fra i vialetti. Si tratta evidentemente di una presenza per molti versi strana che incuriosisce e attira l’attenzione. Mi piacerebbe che su questo punto si sviluppasse un dibattito. Ma se da una parte è vero che l’arte non piace a tutti, nemmeno ci si può arrogare il diritto di rovinare le opere esposte impedendo agli altri di godersele».

Una novità in autunno

Tornando alla videosorveglianza, Carole Haensler ricorda pure come il museo di Villa dei Cedri fatichi notoriamente a essere percepito come un luogo aperto a chiunque: «Perciò ritengo inopportuno trasformarlo in un fortino sorvegliato e più difficilmente accessibile. Perderebbe la nozione di apertura, andando contro lo scopo di un museo che vuole avvicinare e non allontanare. Tanto più il parco, che va lasciato all’affetto della gente. Lo si è visto molto bene durante il lockdown, quando è mancato ai suoi fedeli frequentatori. Che sono davvero molti, più di quanto la politica non creda». Pare quindi risolto l’interrogativo se sia opportuno o no continuare a proporre arte all’aperto. La direttrice non sembra avere dubbi: «Abbiamo avviato un progetto che conoscerà una nuova tappa in autunno quando esporremo un’opera importante».

'Resisteremo'

Gli atti di vandalismo insomma non la intimoriscono: «Ma mi preoccupano. Perché vanno letti in un contesto più globale, nel quale la posizione della cultura viene erosa nella scuola e nell’educazione, svilendo il significato di rispetto, di visione critica verso certi episodi e di responsabilità sociale. Se un museo gioca anche un ruolo nell’apertura delle menti – conclude la direttrice di Bellinzona Musei – allora resisteremo e non chiuderemo né gli edifici, né tantomeno i parchi».

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