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22.01.23 - 13:32
Aggiornamento: 14:17

Da più di settant’anni, a Lüina si scia

‘Per i ragazzi la giornaliera costava 3 franchi, 5 per gli adulti. La salita singola, rispettivamente 30 e 50 centesimi’: storia del primo ski-lift

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Altri tempi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Per il Ticino che scia, quella del 15 dicembre 1950 è una data storica. È il giorno dell’apertura del primo ski-lift. Ad Airolo Lüina, costruito sul versante della valle opposto a quello dove era situata la famosa slittovia, in una zona esposta al sole e facilmente raggiungibile a piedi dagli airolesi…

Classe 1927 e unico sopravvissuto della società Sciovia di Lüina, Rino Altoni ci racconta con straordinaria lucidità gli antefatti di quella prima ticinese e alcuni dettagli storici del suo funzionamento. «Tutto è iniziato tre anni prima, ossia nel 1947. Di ritorno dalla Scuola Reclute con i motorizzati di Thun, quale regalo per aver resistito alla tentazione del tabacco (durante il servizio in grigioverde ogni soldato aveva diritto a diverse pause di alcuni minuti per fumare sigarette), mio padre mi disse che potevo scegliermi una piccola vettura. Scelsi una piccola Skoda. Tutto entusiasta e orgoglioso di provarla su un lungo percorso, decisi allora di godermi una breve vacanza sugli sci a St. Moritz. Invitai il mio caro amico Ervin Simmen, cliente e rinomato pasticciere».

Un’idea, mille progetti

Ed è proprio sulle nevi grigionesi che scocca la prima scintilla e… si accende la lampadina: «Una piccola sciovia a piattello attirò subito il nostro interesse: da una prima occhiata sembrava infatti adatta per un’eventuale installazione ad Airolo-Lüina». Con in testa quell’idea e mille progetti, Rino Altoni si annota il nome del fabbricante: la ditta Habegger di Thun, nel canton Berna. «Ritornati ad Airolo, dopo alcuni sopralluoghi, Lüina ci sembrò effettivamente il posto più adatto per proporre qualcosa di analogo. Allora interpellai la ditta Habegger, fissando l’appuntamento per un incontro e un sopralluogo, che confermò le mie idee e le mie impressioni: Lüina era il posto ideale per costruire un impianto sciistico».

Un primo passo a cui ne fanno seguito parecchi altri… «Dal Municipio ricevetti le planimetrie della zona con i nomi dei proprietari dei terreni dei fondi interessati. La ditta Habegger, come accordato, fece arrivare un tecnico che definì il tracciato e previde la costruzione di sei pali di sostegno per le funi». Gettate le basi, però, occorreva anche trovare altri interessati: «Cercai di coinvolgere un gruppo di airolesi che potessero essere interessati al progetto, e venne così costituito un comitato promotore composto da diversi membri». Ne fanno parte: Rino Altoni quale ideatore, Bruno Lombardi senior quale commerciante e secondo patrizio, Noldo Casellini quale esercente, Fausto Tenconi quale meccanico e proprietario di un’officina e Augusto Motta quale albergatore. «Quest’ultimo, considerato il suo nome, era un’ottima carta da giocare per le trattative con i contadini. Su delega dei componenti del gruppo promotore, mi occupai personalmente delle trattative con i proprietari dei fondi: gli accordi furono delicati e laboriosi».

La Società

Due anni dopo il progetto è pronto a decollare: il 26 ottobre 1949 fu fondata la Società con il nome collettivo ‘Sciovia di Lüina’ , il cui capitale proprio ammontava a 24’000 franchi. In qualità di presidente viene designato Bruno Lombardi senior, mentre Rino Altoni assume il compito di segretario-cassiere. «Le servitù prevedevano la posa degli zoccoli di ancoraggio dei pali in cemento sottoterra, come pure la clausola che in primavera si smontassero i pali per non lasciare alcun ingombro sul prato, in modo da non intralciare o impedire in alcun modo la fienagione. Per completezza d’informazione va precisato che alla prova dei fatti questa operazione è stata eseguita una sola volta in quanto il danno arrecato ai prati con lo smontaggio era evidentemente molto superiore al semplice raggiro dei pali… Fu quindi deciso di lasciare montato l’impianto, optando per un rimborso spese per il mancato raccolto e il disturbo durante la concimazione. Se non vado errato l’importo di 80 franchi».

Parallelamente, di lavoro ce n’è però da fare anche dietro la scrivania: «Si provvide in seguito all’iscrizione al registro fondiario delle servitù sugli zoccoli, per il disturbo che i manufatti interrati avrebbero arrecato e a concordare un risarcimento. La somma ammontava a 80 franchi per ogni palo, come equivalente ai 2 quintali di fieno che sarebbero mancati!». Diverso invece il discorso relativo alla stazione di partenza: «Lì infatti non c’erano problemi di sorta, visto che sarebbe stata costruita su un terreno di proprietà di mio padre. Con il senno di poi, programmare la stazione di rinvio in quella posizione, verso la frazione di Valle (decisa in accordo con il tecnico della ditta Habegger), situata sul terreno patriziale, si è rivelata una decisione saggia, visto che la valanga del Draon, nell’inverno 1951, è passata a pochissimi metri dall’impianto…».

15 dicembre 1950

Trovati gli accordi con i contadini, i lavori proseguono: «Appianate queste questioni, passammo alla scelta del modello più confacente che la ditta Habegger potesse fornire, e procedemmo con l’ordinazione. Sulla base dei disegni forniti dal costruttore, la ditta Bontadelli & Pervangher posò gli zoccoli dei pali e costruì il piccolo stabile per la stazione di partenza. Il montaggio di tutto l’impianto avvenne durante l’estate del 1949, senza particolari problemi. Fu così che il 15 dicembre 1950 iniziò l’attività della prima sciovia del Ticino. Aveva una lunghezza di 620 m e un dislivello di 125 m. La capacità era di 450 persone e la velocità di 2.6 m/s (ossia 9.36 km/h)».

Il nostro interlocutore rievoca poi quelle che erano le tariffe di allora: «Per i ragazzi la giornaliera costava 3 franchi, 5 per gli adulti. La salita singola rispettivamente 30 e 50 centesimi». Altri tempi…

In chiusura, Rino Altoni dedica un pensiero particolare a tutta la sua famiglia, che di ore, su quei pendii, ne ha trascorse davvero parecchie: «Dedico questo memoriale a mia moglie, ai miei figli, ai miei nipoti e pronipoti».

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