laRegione
10.09.22 - 07:00
Aggiornamento: 13.09.22 - 12:32

Le due torri (senza dimenticare ciò che sta sotto)

Come per quella di Babele, anche la torre d’avorio è una costruzione che punta in alto. Esagerando

a cura di Red.Ticino7
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La Torre di Babele vista da Edoardo Bennato (1976).

Pubblichiamo l’editoriale apparso su Ticino7, allegato a laRegione

La sua origine è biblica. Sarebbe da ricondurre alla purezza della Vergine Maria e, per associazione, è diventata il simbolo di una solitudine santa, quella di chi ha poco da spartire coi mortali. Ma essere additati come qualcuno che vive in una torre d’avorio, oggi, ha ben altri significati, molto meno celesti. Chi ci sta sopra – o crede di esservi seduto – farebbe meglio a scendere (almeno di tanto in tanto), anche perché non è detto che in prossimità delle nuvole ci si renda pienamente conto di quanto avviene alla base. Pure la leggendaria Torre di Babele ha avuto un destino segnato dal desiderio dell’uomo di raggiungere altezze e poteri divini... si sa come andò a finire.
Da Babele a Babel il passo è corto, tanto breve che l’edizione 2021 del festival bellinzonese era proprio dedicata alla moltiplicazione delle lingue e alla necessità di tradurre per comprenderci. Sotto la guida di un nuovo direttore artistico, Matteo Campagnoli – che conosceremo meglio nell’edizione di Ticino7 in edicola oggi, sabato 10 settembre –, il tema di quest’anno è quantomai curioso e affascinante: il rapporto tra la parola scritta e le altre arti. E visto il programma (dal cinema alla musica, passando dal teatro) siamo certi che alle torri d’avorio sulle quali elevarsi verranno preferiti dialoghi, confronti e scambi. Dal basso all’alto, dall’alto al basso, come dovrebbe sempre essere (non solo in ambito culturale).

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