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22.05.22 - 07:00
Aggiornamento: 23.05.22 - 12:40
di Natascia Bandecchi

Karin Motta non abbocca, anzi...

“La caccia e la pesca (...) mi avvicinano alla natura, perché si ha l’opportunità di conoscerla da vicino". E se non conosci, come puoi giudicare?

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

È nata il 5 luglio 1988, all’ora della merenda: le 16. Suo babbo Giordano si rammaricava non fosse nata il giorno seguente, il 6.7.88, data più semplice da ricordare. Laureatasi in Storia dell’arte e letteratura italiana e in seguito formatasi come bibliotecaria, lavora per Unitas, l’Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana e fa l’assistente di produzione della Biblioteca Braille e del libro parlato. È una divoratrice di libri e collabora col periodico ‘Agricoltore Ticinese’. Sua figlia Giulia ha 6 anni e, nonostante la passione della mamma per la caccia e la pesca che non si fila molto, ama i fiori e le piante. Adora andare a funghi, cucinare, fare l’orto, l’ornitologia e stare all’aria aperta. Non sopporta chi non rispetta la natura e, peggio ancora, chi tende a idealizzarla.

Canna, lenza, verme e amo e ci si tuffa immediatamente nel mondo della pesca. Chi, come me, è cresciuto negli anni Ottanta con Love Boat (serie televisiva americana) e manga giapponesi, non può non pensare al cartone animato Sampei e alla sua spiccata sensibilità verso l’ecologia e al sogno di pescare il leggendario pesce Takitaro. Karin sorride quando cito il giovane pescatore giapponese con le orecchie a sventola e pensa alla sua prima volta con la canna da pesca: "Lo ricordo come fosse oggi, avrò avuto l’età di mia figlia, ci sono delle fotografie che documentano quel momento. In quel periodo c’erano ancora tante Alborelle nei laghi, non c’erano troppe complicazioni e si usavano canne fisse e via. Il bottino era ricco e a cena si gustava un delizioso fritto di pesciolini. Da piccola adoravo talmente pescare che lo facevo anche a casa con una canna artigianale in bambù, pescando nel secchiello dei pesci vivi, ma stranamente quelli non abboccavano più".


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Vicinanza

"La caccia e la pesca, per quel che mi riguarda, mi avvicinano alla natura perché si ha l’opportunità di conoscerla da vicino. Si osserva l’animale nel suo habitat e si apprendono da vicino le sue caratteristiche e abitudini. Si ha il delicato compito di scegliere quali animali vanno selezionati e abbattuti. Quando si vive il momento in cui muore un animale avviene qualcosa di unico, può sembrare paradossale perché spesso dipingono i cacciatori come spietati assassini senza sentimenti. Non è proprio così; da quel colpo sparato si segue la filiera fino in fondo, passando dalla macellazione al piatto in tavola e di quel cibo si avrà un grande rispetto poiché si è profondamente vicini al vissuto dell’animale. È ben diverso che acquistare al supermercato una vaschetta di carne o di pesce già pronta e si ha una diversa consapevolezza di quel che si sta consumando". Karin è un fiume in piena, e le sue parole sono chiare e limpide...


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Yes we fish!

E poi non si dica che le donne sono schizzinose e che non maneggerebbero mai vermi o creature viscide; lasciamoci alle spalle questi vetusti stereotipi che è ora, insieme a una sequela di altri cliché. La dice lunga infatti il sottotitolo della pagina Instagram @swissfishingwomen creata da Karin: ‛Yes, swiss girls fish too’ e cioè: ‘Sì, anche le ragazze svizzere pescano’. "Qui condivido i momenti in cui faccio uscite di pesca in luoghi meravigliosi del nostro territorio e, perché no, cerco possibili compari pescatrici che si vogliano unire a battute in acqua insieme". Karin continua dicendo che la popolazione di pescatrici e cacciatrici svizzere è davvero risicata ed è circa del 5%: "Siamo in netta minoranza ma ci sono sempre più donne che si stanno avvicinando a queste attività".


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Il mondo della pesca

Agricoltore Ticinese è un settimanale per cui Karin scrive nella rubrica ‘Il mondo della pesca’: "Cerco di riportare i temi più emergenti nell’ambito della pesca, oltre a ricette, possibili itinerari e consigli su determinate tecniche". Com’è la salute dei fiumi ticinesi di questi tempi? "Nelle mie ultime uscite confesso che mi sembrava di vivere in un film di fantascienza, camminavo su suoli totalmente aridi. Se penso a quando ho iniziato a pescare non posso credere si sia arrivati a questi livelli". Karin da ragazzina pescava principalmente in riali e fiumi, anche sul Piano di Magadino. "Molti di quei luoghi non esistono più, nel tempo si sono totalmente prosciugati. Si stanno effettuando molte opere di rinaturazione dei corsi d’acqua, utili non solo ai pesci ma anche ad altri animali e alla vegetazione, ma nonostante gli sforzi, si è in ritardo rispetto ai cambiamenti climatici".


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Voce

Mentre chiacchiero con Karin presso il Centro di Produzione della Biblioteca Braille e del libro parlato di Lugano, è un viavai di persone che la cercano. Volontari che prestano la loro voce per leggere libri e riviste e soci della Unitas. Lei è sempre gentile e attenta. "È un’esperienza che mi arricchisce profondamente ogni giorno. È un regalo poter dare la possibilità alle persone con difficoltà di lettura di accedere alla cultura e all’informazione attraverso il libro o la rivista parlata". Karin quando può presta anche la sua voce: "Per me leggere per chi non può farlo è come vivere una seconda vita. Ho la possibilità di vivere sulla mia pelle storie e racconti di altre persone. Mi sento davvero onorata di poter regalare la mia voce".


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