laRegione
09.04.22 - 15:47

Quando li chiamavamo ‘invertiti’

L’omosessualità vista dalle pagine dei giornali ticinesi del Novecento. Un “male da debellare” tra violenze, denigrazione e insulti mica da poco

di Mauro Stanga
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© Imbarco Immediato (www.imbarcoimmediato.ch)
1979: la prima Giornata della Liberazione Gay a Berna. Tra le altre cose, viene rivendicato il riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche.
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Ci sono temi su cui conoscenza e sensibilità diffuse sono molto mutate negli anni. Tra questi va senz’altro annoverato quello dell’omosessualità, che pure tuttora non è al riparo da approcci superficiali o perfino ostili. Ma come è stato affrontato negli anni questo tema sulla stampa ticinese? Come è abitudine in questa rubrica, forniremo qui di seguito alcuni esempi, senza la pretesa di essere esaustivi, ma con l’intento di essere da stimolo a riflessioni. Un’ulteriore premessa è in questo caso doverosa: le pagine storiche dei giornali, questa volta, fanno riemergere un clima sordido, dove ignoranza e intolleranza, come spesso avviene, vanno a braccetto. Lo togliamo da impolverati scantinati come testimonianza negativa e come monito, per poi riporlo subito nelle vecchie pagine in cui l’abbiamo trovato, chiudendole ben bene. Non è in ogni caso nostro interesse – non lo dovrebbe essere per nessuno – lanciare oggi "crociate al contrario" contro chi ieri propugnava determinate idee; si tratta solo di documentare, per evitare che gli errori vengano ripetuti (perché tutte le cose – anche le più grevi – hanno i loro nostalgici, lo sappiamo e lo vediamo bene…).


Raccolta di titoli tra opinioni e cronaca giudiziaria da "Eco di Locarno" (1960), "Corriere del Ticino" (1972), "Il Dovere" (1973), "Corriere del Ticino" (1972).

Lontano, lontano…

Nella prima metà del Novecento, il tema dell’omosessualità era spesso associato a contesti geograficamente e in genere anche gerarchicamente "lontani"; anche sui quotidiani ticinesi si riferiva di vicende emerse in ambienti diplomatici negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ecc. Si possono segnalare a questo proposito i termini usati da Libera Stampa nel 1934 per riportare i dettagli di quella che poi sarebbe passata alla storia come "la notte dei lunghi coltelli": "II capo di stato maggiore di Hitler e tutti i gerarchi che l’hanno scelto come capo per guidare i destini del popolo tedesco erano dei degenerati omosessuali. Quando il ‘Führer’ si è presentato personalmente nell’abitazione di Röhm alle cinque del mattino, ed ha perquisito le camere da letto, ha trovato gli alti gerarchi del fascismo in ripugnante connubio con amanti maschi. Omosessuali, cocainomani, falliti morali, giovinezza sopravvissuta nella guerra, con tutti i vizi, le tare, le animalità scaturite nel periodo in cui nessun freno morale esisteva. Guardiamola negli occhi la schiera infelice di cocainomani e di omosessuali che inalbera le bandiere delle patrie! Sono il fango della nostra generazione sfortunata!".
Sempre Libera Stampa, nel 1949, riporta una notizia di agenzia in cui, sotto il titolo "Una retata di invertiti operata dalla polizia a Venezia" vengono fornite le generalità complete (in un caso addirittura l’indirizzo con numero civico) di quattro "invertiti sorpresi in atteggiamento sospetto". A dirigere le operazioni una "squadra di polizia impiegata nella repressione della immoralità". Va detto anche che tra il 1948 e il 1949 la stessa testata pubblicò una serie di quattro approfondimenti nella "Rubrica del medico" in cui si illustrava quanto allora si sapeva in fatto di omosessualità (dando spazio anche a quella femminile, raramente affrontata altrove).

Cronache locali

Si trovano comunque nella stampa alcune tracce anche riconducibili alla cronaca strettamente locale. È il caso ad esempio di un trafiletto pubblicato già nel 1921 su Gazzetta ticinese, in cui sotto l’esplicito titolo "I moderni sodomiti" si formulava la seguente minaccia: "Conosciamo il nome dei due degenerati implicati nel fattaccio denunziato da un quotidiano locale: per il momento non lo pubblichiamo nella persuasione che l’autorità interverrà a punire gli autori di queste continue offese alla moralità". Un nome, sempre Gazzetta ticinese, lo pubblica invece nel 1956, specificando che chi lo porta "rientra nella categoria degli anormali" , riferendo di un processo con un giudice costretto a "sprofondare le mani in quel letamaio" fatto di incontri notturni dalle parti di Via Nassa. La stessa testata, nel 1963, correda con delle inequivocabili prese di posizione tra parentesi una notizia di cronaca già di per sé significativa, in questo modo: "Si è iniziata l’altra sera con un primo successo (per fortuna!) l’azione repressiva contro il campo vasto (purtroppo!) degli invertiti". Il successo citato consisteva nell’arresto di una coppia di confederati, sorpresi in flagrante in un gabinetto pubblico luganese.


Raccolta di titoli da "Gazzetta ticinese" (1957), "Corriere del Ticino" (1970), "Il Dovere" (1974). Il "medico tedesco" (ovvero Fritz Roeder) vantava un ampio curriculum di esperimenti sugli umani condotti durante il nazismo.

Gli anni Sessanta

Nei primi anni Sessanta le sensibilità sono turbate da un’operazione scandalistica montata nel Nord Italia (la cosiddetta vicenda dei "balletti verdi", definizione poi adottata anche a queste latitudini per tristi fatti di cronaca) e da numerose operazioni di polizia svolte a Zurigo contro una scena gay in espansione: "Nuova retata di sporcaccioni a Zurigo", "Ripulisti a Zurigo" i titoli scelti a questo proposito dal Corriere del Ticino e da Gazzetta ticinese. È in questo confuso contesto che, tra il 1960 e il 1961, su diversi quotidiani ticinesi vengono pubblicate una di serie di tre lettere che denotano un’avversione viscerale verso l’omosessualità, espressa con una violenza che lascia allibiti. A scriverle è un uomo di scuola e di cultura, che, tra rimandi storici e citazioni colte, invita apertamente i lettori a seguirlo nella sua personale battaglia, che lui inserisce nel contesto di una guerra che sarebbe stata da tempo dichiarata da certi ambienti intellettuali e delle arti, intesa a legittimare "sudicioni" e "pestiferi sodomiti".
Qui di seguito riporteremo alcuni passaggi da queste lettere, significativi nella loro agghiacciante e funerea essenza.

"È poco probabile che un invertito si metta ad amare l’altro sesso perché la società gli ha fatto cucire sacchi per due anni, o addirittura l’ha fatto trafiggere con ferri roventi nelle parti colpevoli. Bandire la cosiddetta crociata del terzo sesso ricorrendo a legislazioni barbare, sarebbe errore grave, ché invece di eliminare il male lo peggiorerebbe, dando a quei traviati la palma del martirio e il fascino dei carbonari".

"La fiera crociata di tanta brava gente lascia ben sperare nell’esito di una vera e propria guerra guerreggiata che da anni si combatte in tutta Europa alla presenza di popolazioni piuttosto inerti e malaccorte. Questa guerra è in atto fra i cosiddetti amici… della libertà sessuale e del libero uso del proprio corpo, e noi ("eterosessuali" come ci definiscono quei maialotti) poveri e squallidi esseri comuni ancora fermi alla retriva, reazionaria e conformistica pratica dell’amore fra uomini e donne".

"Gli omosessuali sono stanchi dell’aria di catacombe in cui sono stati costretti finora a celebrare i loro luridi riti, e vogliono uscire all’aperto (magari sui quai di Locarno e di Lugano) per liberamente sbaciucchiarsi o solleticarsi le natiche in condizioni di assoluta parità con noi, senza più temere di incappare nelle ormai già rilassate maglie del Codice Penale".

"E perciò la conclusione è chiara: per i malati, compassione e terapie (lavoro sodo e virile per esempio). Per i profeti, per quelli che invocano l’evoluzione delle leggi morali avversione, derisione e disprezzo".

Alla fine del decennio, nel 1969, l’Eco di Locarno pubblica un’inchiesta condotta nottetempo al Parco Isolino, divenuto – così come il Parco Ciani di Lugano – luogo di incontro in cui si svolgono anche attività di prostituzione maschile improvvisata, che portano con sé atti di criminalità, segnatamente rapine e spedizioni punitive ai danni dei frequentatori. Anche in questo caso, è interessante riportare testualmente alcuni passaggi dell’articolo-inchiesta della testata locarnese:

"Camicette sgargianti e pantaloni attillatissimi. Dimmi come cammini, e ti dirò chi sei... il loro passo, ancheggiante, è inconfondibile. Anche chi non ha troppo conoscenza nel campo degli Invertiti non può assolutamente sbagliare".

"II nostro caro Bosco Isolino, insomma, è diventato il luogo di convegno e il covo degli invertiti. Ma che fare? La polizia comunale, in collaborazione con quella cantonale, non può far molto. Ha, per così dire, le mani legate. Quando compaiono gli agenti, gli atteggiamenti sconvenienti non si tengono più. Sono anche furbi, gli omosessuali!"

"Il discorsetto con il capo della polizia tocca poi altri temi sempre attinenti e pertinenti, comunque, con l’omosessualità. Che dire di quei locali pubblici che portano l’etichetta di ‘night’, ove la clientela è palesemente omosessuale? Chi entra e non fa parte del "giro" è guardato male e infastidisce i frequentatori abituali. Ma può, se non altro, rendersi conto di certi atteggiamenti che a un uomo normale fanno ribrezzo".

Gli anni Settanta

I titoli dei giornali riportati in queste pagine testimoniano di tanto presunte quanto fantasiose "cure" atte a "guarire" l’omosessualità scoperte da ricercatori di dubbia fama (non manca neppure lo scienziato pazzo che ha fatto pratica con gli esperimenti sugli umani durante il nazismo…) e, a livello locale, la prosecuzione delle "retate" notturne nei parchi cittadini ticinesi. La situazione, tuttavia, sta per migliorare. Fa piacere citare, in chiusura, un lungo e piuttosto documentato articolo pubblicato sul Corriere del Ticino nel 1974, a firma di Eros Costantini, che riportando (come fatto dagli altri quotidiani) le chiare rivendicazioni diffuse in Svizzera tedesca da diverse organizzazioni attive per i diritti degli omosessuali, affronta il tema con la giusta serietà. Una salutare boccata d’ossigeno, dopo aver ripercorso quanto si poteva in tutta leggerezza scrivere sulle pagine dei "nostri" giornali fino a mezzo secolo fa. A chi oggi sbuffa contro il politically correct, un tuffo in questi archivi potrebbe far bene. Poi certo, c’è chi vorrebbe impunemente poter continuare ad additare "gli invertiti"; ma si tratta fortunatamente di un’esigua minoranza, nostalgica di un "piccolo mondo antico", davvero molto piccolo e davvero molto antico…


1934: "Libera Stampa" riferisce i fatti di quella che passerà alla Storia come ‘la notte dei lunghi coltelli’.


1921: su "Gazzetta ticinese" compare una minaccia in piena regola.


1956: cronaca giudiziaria su "Gazzetta ticinese".


1963: fatto di cronaca su "Gazzetta ticinese". Prestate attenzione alle parentesi nelle prime righe...


1961: Il raggelante incipit di una lettera pubblicata dal "Giornale del Popolo", dal "Dovere" e dall’"Eco di Locarno": ‘Come è (profondamente) umano Lei, Egregio signore…’.


1973: "Il Dovere", da fatto di cronaca. ‘Atti di libidine contro natura’.


1969: alcuni estratti dall’"indagine" svolta nelle notti del Bosco Isolino, a cura dell’"Eco di Locarno": ‘Sono anche furbi, gli omosessuali!’.

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