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© Axel Saxe
22.01.22 - 18:31
Aggiornamento : 24.01.22 - 11:10

La bacchetta magica di Elena Schwarz

Nata a Lugano nel 1985, le sue radici affondano fra l’Engadina e l’Australia. Direttrice d’orchestra, la musica è la colonna sonora della sua esistenza

di Natascia Bandecchi

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato settimanale de laRegione

A Elena piace tutto della musica e soprattutto il mix che si crea tra generi diversi: contemporanea, repertorio, opera eccetera. Nell’opera la fa vibrare dentro il contatto con il teatro e la letteratura. Suo marito è Adam e fa il compositore. Hanno una figlia di quasi due anni: Alma. La musica li ha portati a vivere a Parigi, Ginevra, Tel Aviv, senza contare varie tappe fatte in giro per il globo a suon di concerti. In casa parlano italiano, ebraico e francese. Elena non può fare a meno del contatto con la natura e, quando può, va a camminare in montagna. Non sopporta i pregiudizi, soprattutto quando sono basati su mancanza di conoscenza del prossimo.

In questo periodo pandemico parte dell’umanità sta vivendo un momento in cui la separazione si cela nella vita quotidiana, nemmeno così velatamente, creando distanza e dissonanza. Un po’ come se la frequenza che ci unisce tutti indistintamente fosse stonata e fuori tempo. Nella musica dal vivo, invece, la magia che si crea tra i musicisti è il risultato di vibrazioni sonore che si uniscono e si fondono, senza pregiudizi, senza barriere, creando un’unica, irripetibile ‘voce’. “Il direttore d’orchestra non produce suoni, ma concerta il suono degli altri. Quello che avviene quando si fa musica all’unisono è ricevere tantissima energia. Io sono al centro di questa meraviglia. Tutte le emozioni che si esprimono nel collettivo hanno la libertà di sprigionarsi in quell’unico e irripetibile momento: l’adesso. Io sono lì, ricevo e restituisco questa infinita bellezza”. Elena si racconta e fa danzare le sue mani gesticolando e rammenta quando si è innamorata per la prima volta della musica. “In famiglia ascoltavamo spesso musica, i miei nonni vivevano a Novaggio ed erano legati ad Arturo Benedetti Michelangeli, uno dei più grandi interpreti del pianoforte; quando lo ascolto oggi sono catapultata nel salotto dei nonni, un camino scoppiettante, una vecchia radio che trasmetteva questa poesia musicale. Suonavo e mi divertivo sin da piccola: ero gioiosa”. Elena, a proposito di bambini, aggiunge quanto sia importante per loro poter sperimentare la musica a scuola. Imparando a suonare uno strumento, da soli e con gli altri. Le tracce che può lasciare questa esperienza, questo contatto con la musica, si possono riverberare sino all’età adulta.

We can do it!

La bellezza non toglie nulla alla professionalità! Questa affermazione andrebbe scolpita nella pietra così qualcuno potrebbe ricordarlo meglio. Nonostante l’empowerment femminile abbia da qualche tempo una marcia in più, ci sono ancora pregiudizi che ruotano intorno a mestieri considerati più maschili che femminili. Elena Schwarz si è mai imbattuta in ostacoli di genere nella sua carriera musicale? “Secondo me vale la pena riflettere sul perché chi dirige non rappresenti la società come la troviamo oggi. Troppo spesso si pone l’attenzione sul genere di chi dirige ma ci si dimentica che un’orchestra può rappresentare uno spaccato culturale variegato. Al talento (e all’impegno che si inietta costantemente in questo mestiere) non gliene frega niente chi sei e non fa eccezione la direzione d’orchestra. Varrebbe la pena fare le stesse domande agli uomini e iniziare a cambiare prospettiva su queste credenze un po’ datate. Perché non fermarsi e chiedersi – in qualsiasi campo – come è rappresentata la società oggi? Spalancare la porta verso una nuova visione: aprirsi, non chiudersi”.


© Martin Chalifour

Talento

Il talento è un’abilità naturale, un’inclinazione. Nell’antica Grecia era un’unità di peso: tàlanton, significava piatto della bilancia, somma di denaro. Il talento non ha valore se non gli si mette in contrapposizione impegno che ne trasforma il suo potenziale, e lo fa esprimere. “Ho sempre creduto che in me ci fosse propensione alla musica ma, non mi stancherò mai di dire che, per chi fa questo mestiere, c’è davvero tanto lavoro da fare. Quando si parla di talento ci si dimentica che c’è tanto studio e che bisogna darsi da fare approfondendo continuamente la materia. Quando ero ragazza amavo vedere le prove dell’Orchestra della Svizzera italiana. A quei tempi c’era Pietro Antonini, direttore artistico, che portò in Ticino Alain Lombard, direttore d’orchestra francese. Per me fu un colpo di fulmine ascoltare le sinfonie di Mahler, i poemi sinfonici di Strauss. Mi rapirono questi fenomeni acustici e come Lombard scolpiva il suono nell’etere. Fu una rivelazione: iniziai a comprendere i vari modi di espressione del direttore d’orchestra e da lì iniziai il mio cammino con la bacchetta in mano”.

Dal Rinascimento a Beyoncé

Provo, la tento, magari Elena non ascolta solo musica classica e mi stupirà dicendo che nel suo tempo libero ascolta Shakira e Alessandra Amoroso. Una fragorosa risata si sprigiona e i suoi occhi sorridono: “Ascolto fiumi di musica, forse ogni tanto troppa. Adoro il jazz e le sue varie contaminazioni. Apprezzo la musica del Medio Oriente (sarà perché mio marito è originario della Siria). Non metto limiti a quello che ascolto: che sia musica tradizionale persiana, rinascimentale o più mainstream… a chi non piace Beyoncé?!”.

© Martin Chalifour
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