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© Max Veronesi
08.01.22 - 17:28
Aggiornamento: 13.01.22 - 14:47

Rocco Lombardi: non è (solo) una questione di ritmo...

“La si può suonare anche in assenza di elettricità, quindi non inquina, e non importa se è un po’ scordata, il suono sta nelle mani” (e il talento aiuta)

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato settimanale de laRegione

È nato a Lugano il 27 ottobre 1980. A dieci anni comincia a suonare la batteria di suo padre, anche lui autodidatta. A 11 anni si esibisce in diversi club e festival anche oltre confine, dal 1990 al 1996 studia con Ivano Torre, dal 1996 al 1999 è alla SMUM di Lugano con Guido Parini e Duca Marrer e nel 2001 si iscrive nella sezione jazz del Conservatorio di Losanna, dove si diploma nel 2007. Oggi Rocco Lombardi lavora come ʻsession manʼ in studio di registrazione e al fianco di diversi artisti partecipa a festival in tutto il mondo. Nel 2017 presenta a Panama un tributo al leggendario batterista Billy Cobham. In tanti anni non si contano le collaborazioni: Bobby Watson, Al Copley, Terry Evans, Mitch Woods, Alvin ‘Little Pink’ Anderson, Joe Colombo, Phil Giomo, Luca Princiotta, Jgor Gianola, Flavio Piantoni, Max Pizio, Bat Battiston, Markelian Kapidani. Insomma, unʼottima compagnia...

La batteria esercita su Rocco un fascino arcaico e primordiale ma allo stesso tempo moderno, quasi futuristico: “La si può suonare anche in assenza di elettricità, quindi non inquina, e non importa se è un po’ scordata, il suono sta nelle mani”. Non potrebbe mai vivere senza musica e la batteria è il mezzo che ha scelto per esprimersi “e in fondo nemmeno io so perché”. Rocco suona da quando ha dieci anni. La voglia di formare una band con l’amico pianista Frank Salis lo ha spinto, ancora ragazzino, a chinarsi sullo strumento. “Ricordo che tornavo da scuola per pranzo, mangiavo un boccone al volo e poi ci si trovava subito a suonare”. I due provano, si divertono e frequentano concerti. Durante il ‘Blues to Bop’ del 1992, i giovanissimi, Rocco e Frank tampinano l’organizzatore del festival, il compianto Norman Hewitt, fino a riuscire a convincerlo a farli suonare su un palco della manifestazione. La loro performance non passa inosservata e il chitarrista e cantante Bat Battison ne rimane colpito e li prende sotto la sua ala. Da lì nasce il gruppo Bat Battiston & The Kids che per oltre un decennio calca centinaia di palchi in Svizzera, Italia e non solo. Ora Rocco, oltre a suonare come performer in varie situazioni e contesti internazionali, è anche direttore amministrativo della Scuola di musica moderna di Lugano e l’insegnamento è diventato un’altra parte importante della sua carriera. Gli piace condividere con gli studenti conoscenze ed esperienza, allo stesso tempo l’insegnamento gli permette di mantenersi allenato e aggiornato sul suo strumento. “Confrontandomi con ragazzi molto giovani, mi capita di scoprire novità interessanti, punti di vista e idee scevre da preconcetti che permettono uno scambio bidirezionale, questo mi arricchisce molto”.


© Vallemaggia Magic Blues / steineggerpix

Dalle cassette alle playlist

Ragazzi di ieri e di oggi, come sono cambiate le abitudini musicali? Rocco ricorda che quando era ragazzo comprava le audiocassette e poi i cd, “era l’unico modo, oltre a recarsi ai concerti, per poter ascoltare certa musica”. Su un cd o nella “pochette” di una cassetta, come anche sulle copertine dei vecchi vinili sono stampate una miriade di informazioni fondamentali: quando è stato registrato, dove, chi ha composto i brani, chi erano i musicisti, chi ha “mixato”, chi ha masterizzato e tante altre cose. “Informazioni che spesso, oltre alla copertina, mi hanno sempre fatto sognare. Intere generazioni di musicisti hanno sognato comprando dischi e recandosi ai concerti dei loro beniamini”.
Oggi invece, fa presente Rocco, i ragazzi ascoltano delle ‘playlist’ create da influencer o da sportivi che nulla hanno a che vedere con il mondo della musica. Sui vari negozi e piattaforme musicali online è possibile ascoltare e comprare brani separati dall’album: “Così facendo il pensiero che in origine ha mosso l’artista durante la concezione di un intero album perde totalmente importanza”. La fruizione è diventata nevrotica ed esasperante, si passa da un video all’altro su YouTube o a random su Spotify senza nemmeno sapere cosa si sta ascoltando: “Pensiamo che guardare un concerto online sia la stessa cosa che fare chilometri in auto o in treno, passare ore in piedi aspettando che i propri ‘eroi’ mettano piede sul palco per farci sognare, per poi rincasare a notte fonda stanchi morti ma felici”.

Autodidatta oggi, sì ma...

Oggi, anche grazie alla rete, molti musicisti apprendono uno strumento da autodidatti. “Non è di per sé un problema, può portare a grandi risultati e nella storia una miriade di musicisti lo dimostrano”, afferma Rocco, facendo però anche notare che i tempi sono cambiati e il mestiere del musicista ha subìto una grande evoluzione. “Raramente ai giorni nostri un musicista per vivere suona e basta. Purtroppo non è più possibile”. Gli studi, spiega, permettono di raggiungere il proprio obiettivo in meno tempo, soprattutto se guidati da qualcuno che possa facilitare e velocizzare le tappe dell’apprendimento. Inoltre, oltre all’aspetto puramente legato allo studio dello strumento, un giovane studente può indirizzarsi verso altri settori del mondo musicale, come la composizione e l’arrangiamento, lo studio della musicologia, della musicoterapia o della tecnica del suono per poter in base ai propri interessi indirizzarsi verso professioni in ambito musicale che esulano dal solo aspetto legato alla “performance”. Il sogno di diventare una rock star tra i ragazzi c’è ancora? Rocco ci pensa un attimo e sorridendo annuisce: “Sì, alcuni si dimostrano estremamente determinati a voler diventare dei bravi musicisti e a vivere solo di musica. Questo input sta alla base di una scelta difficile e coraggiosa, il percorso di ognuno potrà poi prendere strade diverse. In fondo sognare è fondamentale come anche mettere tutte le proprie energie per raggiungere dei risultati”. Gli chiediamo come ha vissuto il suo percorso nella musica e che auspici ha per il futuro. “Sono felice di ciò che ho fatto e di quanto faccio tuttora. Con tanti sacrifici e l’aiuto di persone care sono sempre riuscito a fare nella mia vita quello che amo veramente”. Ciò non toglie che spesso le cose non vanno come si vorrebbe “anche a causa propria e ci sono stati periodi più o meno bui che possono ripresentarsi in ogni momento. Importante è essere curiosi e fiduciosi, lavorando in maniera propositiva e rivolti al futuro”. Guardando al passato “tante sono le vittorie e tante le sconfitte, in fondo è proprio questo il bello. Sognare…”.


© Vallemaggia Magic Blues / steineggerpix

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