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Ticino7
20.11.21 - 15:350
Aggiornamento : 22.11.21 - 09:36

Ciò che il mondo separa, la poesia unisce

I versi di Francesca Matteoni e la grafica di Luca Mengoni per una raccolta poetica (curata da Fabio Pusterla) che racconta quello che sente il cuore

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione

Sfogliando il volume di Francesca Matteoni – apparso in libreria nel giugno di quest’anno e già alla seconda ristampa – si rimane per qualche istante chini sul titolo, che invoglia alla lettura e fa nascere qualche quesito: ma cos’è che il mondo separa? Ed è possibile ricucire queste fratture?

È nata a Pistoia nel 1975 e con questo libro di poesie antologico – edito nella collana di poesie “Le ali” (Marcos y Marcos), curata da Fabio Pusterla – ha raccolto testi che vanno dal 2007 al 2021, alcuni già editi nel Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea, la maggior parte mai pubblicati. La poesia di Francesca Matteoni ha sovente l’immediatezza della narrazione, altre volte invece, come scrive lo stesso Pusterla, “si raggruma in pochi versi verticali”. Nelle sue pagine si respira una fiducia nella capacità evocativa della poesia, del suo potere quasi taumaturgico, prodigioso. Siamo ben lontani, quindi, da quella corrente poetica contemporanea ancora autoreferenziale, che pare quasi affermare l’impossibilità del ‘poter dire’. Qui al contrario troviamo molti sentimenti (ma mai sentimentalismi) e, nonostante una certa cupezza, si percepisce fiducia nella vita: “Un concetto che può sembrare molto ingenuo”, afferma la stessa Francesca Matteoni, “in realtà è una cosa che si sente, se si accetta di venire completamente attraversati dall’ombra che è nella vita”. E questa accettazione prende forma: “Le poesie di Francesca sono nude”, scrive Venera Leto della Libreria Colapesce di Messina, “e ti vengono incontro a piedi scalzi per sedersi tra le costole. Possono appoggiarsi al cuore e confortarlo o schiacciarlo con la verità delle parole”. O ancora, come sostiene Fabio Pusterla, la sua poesia “sa abbandonarsi all’esperienza di un amore che non consola e non pacifica”:

‘Se l’amore è forza, lo è perché mi spezza,
se l’amore è fede, lo è perché mi schiaccia’


Francesca Matteoni

Catturare le ‘storie’

Laureata in Storia all’Università di Firenze, le poesie di Francesca Matteoni sono intrise proprio di “storia”: quella nota dei manuali scolastici che incontra l’altra – forse minore – di noi tutti e della nostra quotidianità. E così l’autrice parla di un eccidio avvenuto a Santomoro (Appennino pistoiese) durante la Seconda guerra mondiale nei versi di “Storia”: una cara amica di Francesca, anziana donna del paese, visse la tragedia in prima persona, assistendo all’improvvisa uccisione del padre durante un’incursione nazista:

‘Tra una donna di ottant’anni e una bambina
che ancora non va a scuola
passa una vita oppure un corpo
che diviene e s’infittisce
ma anche l’altro che stranisce
nella fossa privata della storia
nel cipresso chiuso
della Serrantona’

Altri testi sono, al contrario, ricchi di immagini oniriche raccolte nel mondo incantato dei miti e delle fiabe che Matteoni ama e studia da anni, in particolare i racconti popolari e le leggende del Nord:

‘La fiaba la conosci, ma è diversa
non sono in pericolo e non mi sono persa
sola e segreta, se mi addormento
sono io stessa a gettare l’incanto’

Francesca ha scritto che questo è per lei un libro “che ricongiunge l’infanzia alla vecchiaia, perché ciò che il mondo separa è ciò che spesso si ripercepisce intero nell’infanzia o nella vecchiaia, come se fossero due momenti della nostra vita quasi pacificati e tutto quello che ci sta in mezzo è un turbine a volte stregonesco, a volte fiabesco e a volte doloroso”. Il lettore non si aspetti dunque una poesia salvifica: i versi della Matteoni non consolano ma accompagnano nel turbine che è la vita. Come saprebbe fare una buona amica oppure un caro amico.

Luca Mengoni. Note sulla copertina

Riprendiamo le domande poste inizialmente: che cosa, quindi, può farci “ricucire” ciò che il mondo ha separato? Forse le parole della poesia, quelle che possono esprimere il ‘non detto’? Che cosa, allargando lo sguardo, se non la creatività e il linguaggio trasversale dell’arte? È il bellinzonese Luca Mengoni, classe 1972 – diplomato all’Accademia di belle arti di Como e attivo dal 1994 con mostre e collaborazioni – l’autore della calcografia presente in copertina (fronte e retro), creatore di questa come di tutte le altre copertine della collana di poesie ‘Le Ali’. In questo caso osserviamo un’illustrazione fortemente evocativa, in grado di rappresentare con coerenza le parole di Francesca Matteoni: le corna di cervo rimandano al mondo delle fiabe popolari e alla fauna dei boschi, ma anche all’idea di distacco e alla separazione. L’ombra rossa, scura, che le accompagna crea un’atmosfera vagamente inquietante, mentre i graffi rossi sullo sfondo ricordano dei lividi sulla pelle. Mengoni ha scelto il colore rosa per avvolgere le parole di Francesca, una cromia che – rispetto alla connotazione prettamente ‘femminile assunta a partire dal secolo scorso – anticamente simboleggiava la sintesi tra potenza e spiritualità, tra forza e purezza. Questo perché nasce dal rosso (ovvero passione, potere e vitalità) e dal bianco (candore, limpidezza e luce)... non a caso è rosa la veste di Dio nella Creazione di Adamo (1511) nella Cappella Sistina. Nel nostro caso invece poco ha in comune con una spiritualità di matrice religiosa; semmai parrebbe ricondurre a una realtà immateriale, evanescente. O ancora riportare al bisogno di trascendenza, da colmare proprio immergendosi nella lettura dei versi poetici. Se, come si sostiene sovente, siamo indotti a scegliere un libro anche dalla copertina, in questo caso la scelta non delude, portandoci dritti alle parole che stiamo cercando. Quelle che uniscono ciò che il mondo, dolorosamente, separa.


I titoli della collana “Le Ali” (Marcos y Marcos”), tutti illustrati dal bellinzonese Luca Mengoni.

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