laRegione
09.10.21 - 17:22

Buongiorno, sono il signor tasso

Animale di indole solitaria, prudente e sospettoso, cerca cibo solo al calar del sole. Riconoscerlo e facile: seguite le sue strisce nere sul musetto...

di Chiara Piccaluga
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione

Il tasso è il più grosso mustelide presente in Svizzera. Appartenente alla specie Meles Meles, è diffuso in tutta l’Europa e nell’Asia centro-settentrionale, abita nei boschi prediligendo quelli ricchi di sottobosco alternati ad ampie radure. Questo plantigrado dall’aspetto abbastanza tozzo è alto una trentina di centimetri al garrese, lungo 70/80 centimetri con la coda e può raggiungere i 25/30 chilogrammi di peso. È caratterizzato da testa piccola e allungata con muso corto e appuntito, occhi piccoli e padiglioni auricolari arrotondati. La pelliccia muta due volte all’anno, in primavera e in autunno, varia dal grigio-argento al marroncino sul dorso e nera sul ventre, mentre particolarissimo e inconfondibile è il colore del muso. Questo, infatti, è bianco con al centro due strisce nere che partono dalle orecchie, proseguono verso gli occhi e terminano sul naso nero. Le zampe sono adatte a scavare in quanto presentano dei robusti artigli, che possono superare i 20 centimetri.
Per quanto riguarda la dieta, il tasso, pur classificato come carnivoro, è onnivoro, mangia praticamente di tutto. Le sue principali risorse trofiche sono rappresentate da: insetti e invertebrati, soprattutto coleotteri, larve di ogni tipo e lombrichi, bacche e frutti di stagione, semi e germogli, cereali, ma anche rane, piccole serpi, lucertole, uccelletti e diversi piccoli mammiferi. Il tasso è principalmente un “ricercatore”, non un cacciatore; è un animale, infatti, normalmente piuttosto goffo, dalle movenze tranquille, che si muove trotterellando o camminando e che non ama certo inseguire correndo un potenziale bocconcino.


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Capacità di adattamento

I tassi si accoppiano per tutto l’arco dell’anno, le femmine, però, sono feconde in periodi più ristretti dell’anno, in particolare in primavera, alla fine dell’estate e nei primi mesi autunnali. Presentano una particolarità nel processo di gestazione: gli embrioni fecondati, infatti, possono rimanere quiescenti anche per diversi mesi (6-11) e riprendere il loro regolare sviluppo successivamente, in modo tale che i piccoli nascano nei periodi più favorevoli dell’anno. Questo fenomeno, noto come impianto ritardato dell’ovulo, è tipico anche di altri mustelidi. La gestazione vera e propria dura circa 8 settimane; tra gennaio e marzo nascono i piccoli, comunemente 2 o 3 per cucciolata, raramente di più, fino a un massimo di 6. Si ritiene che il tasso viva generalmente 4 anni, anche se qualche individuo ha eccezionalmente raggiunto i 16 anni.
La mortalità è particolarmente alta nel primo anno di vita e può superare il 50% dei nati, probabilmente a causa di movimenti di dispersione dei giovani che si avventurano in zone sconosciute o per mancanza di nutrimento. Altro fattore di mortalità sono gli incidenti stradali, mentre non sono segnalate malattie particolari. Possono essere anche influenti sulla dinamica di popolazione la costante attività venatoria, specialmente se praticata in modo troppo intensivo, con distruzione delle tane o di interi gruppi familiari.


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A riposo, ma non troppo…

Dopo aver trascorso l’intera giornata nella sua tana, il tasso inizia la sua attività al crepuscolo e la prolunga per tutta la notte. È un animale parzialmente sociale, in quanto vive in piccoli gruppi abbastanza ben definiti, denominati clan. I membri di uno stesso clan, in genere, occupano la stessa tana e si muovono su un’area ben definita. La ricerca e il consumo del cibo avvengono però in modo solitario. All’interno di uno stesso gruppo, un articolato sistema di segnali vocali, visivi ma soprattutto olfattivi, viene utilizzato per stabilirne l’organizzazione sociale e la gerarchia. Nella stagione fredda non va in letargo, ma rallenta semplicemente il suo ritmo di vita, trascorrendo molto più tempo all’interno della propria tana. Esce quindi solo poche ore per notte o, spesso, non esce affatto per giorni interi fino a che non si ripresentano le temperature di nuovo primaverili.

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