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04.09.21 - 10:55
Aggiornamento: 07.09.21 - 10:32
di Gino Driussi

Piotr Nikiforoff, dalla Russia con talento

Da Mosca a Vernate: questa la sorprendente traiettoria dell'affermato violinista dell’Orchestra della Svizzera italiana. Un amore per la musica nato anche grazie alla tv

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Nato a Mosca il primo giugno 1978, ha iniziato gli studi di violino all’età di 5 anni con Victor Nasimov e a 14 anni ha debuttato come solista nella capitale russa. Si è diplomato con il massimo dei voti al collegio Gnesyn di Mosca. Dopo una breve parentesi a Basilea, nel 1995 è giunto in Ticino per proseguire gli studi di violino al Conservatorio della Svizzera italiana. Ha vinto diversi premi e borse di studio. Nel 2009 è entrato nell’Orchestra della Svizzera italiana, dove tuttora fa parte dell’organico. Oltre ai suoi impegni con l’OSI, ha svolto un’ampia attività concertistica e direttoriale in vari Paesi, ma soprattutto in Russia, dove, dal 2015 al 2018 è stato principale direttore ospite dell’Orchestra filarmonica del Caucaso del Nord. A 18 anni conosce Laura, che sposa nel 2000. Oggi hanno due figli, Leon (16 anni) e Anastasia (14). Abitano a Vernate dal 2005.

Lo incontro nel suo rinomato ristorante - l’Osteria del Portico - della pittoresca località malcantonese, dove risiede con la sua bella famigliola. Mi interessa subito sapere come è incominciato il suo feeling con il violino. “Mia mamma Olga (una scienziata) era talmente innamorata della musica, anzi più in generale della cultura, che mi portava sempre ai concerti. Il vero colpo di fulmine tra me e il violino avvenne però – me lo ricordo benissimo – quando sentii in televisione il famoso violinista Vladimir Spivakov suonare Mozart. Successivamente, mia mamma mi iscrisse a una scuola di musica. A dire il vero, il mio impatto fu brusco e deludente: mi diedero un violino in mano e il primo suono che riuscii a produrre fu uno stridio che contrastava talmente con quello che avevo sentito che piantai tutto lì e scappai via. Poi però tornai a più miti consigli perché i miei insegnanti capirono che avevo un certo talento, che tutto mi veniva facile, anche se ero piuttosto monello! Non studiavo mai, ma al momento delle prove, delle audizioni, ero sempre pronto”.

L’arrivo in Svizzera

Facciamo un balzo in avanti e parliamo del suo avvicinamento alla Svizzera. “Quando ero a Mosca, avevo un patrigno svizzero, precisamente di Zugo. L’ho conosciuto a 11 anni e lo considero tuttora come un padre. Quando veniva a trovarmi, mi portava sempre delle cartoline della Svizzera, che con i laghi, le montagne, la natura mi affascinarono talmente che espressi il desiderio di visitarla e di venire a proseguire lì i miei studi musicali. Dopo un breve passaggio all’Accademia di musica di Basilea, il basilese Armin Brenner mi propose di iscrivermi all’Accademia di musica della Svizzera italiana (diventata poi Conservatorio), da lui diretta. Lì ho frequentato la classe di Carlo Chiarappa e nel 2000 ho ottenuto il master con il massimo dei voti”.
Ed è proprio in quegli anni che incomincia la collaborazione di Piotr Nikiforoff con l’OSI, dapprima su chiamata, poi come componente fisso dell’organico. “Per me l’OSI significa tutto. Mi ha permesso di rimanere in Ticino, una terra che mi ha accolto a braccia aperte, che mi ha fatto crescere e che amo molto. Vincere il concorso all’OSI per me è stato come vincere al lotto”. Anche Piotr ha naturalmente sofferto del lungo periodo senza concerti con il pubblico a causa della pandemia, ma per lui questa situazione ha avuto anche un risvolto positivo: “Sì, perché ho potuto dedicare tantissimo tempo alla mia famiglia, che nella mia vita occupa il primo posto, e soprattutto trasmettere ai miei figli tutto il mio amore per la musica, che stanno studiando entrambi: Leon come violinista e Anastasia come pianista e cantante. Questa costante presenza paterna è stata molto importante”.


© OSI / Kaupo Kikkas

Dalla cucina alla politica

Ma oltre alla musica, Piotr Nikiforoff ha altri interessi. Infatti nel 2005, giunto a Vernate, si stabilisce nella casa dove c’era l’Osteria del Portico, chiusa da tempo. “Molte persone, ignare, ci chiedevano se potevano mangiare o bere qualcosa e così, con mia moglie e mia mamma, appassionata di cucina, abbiamo incominciato a farci un pensierino, cosa che si è poi concretizzata con la riapertura del locale l’anno successivo. Proponiamo piatti ticinesi e specialità russe, entrambi molto apprezzati dalla nostra clientela”. Ma il nostro interlocutore è attivo anche in politica. Nel 2019 si è candidato, con i verdi liberali, per le elezioni cantonali e quelle federali, senza riuscire a essere eletto. “La mia esperienza politica risale a molto prima, poiché dal 2012 sono consigliere comunale nella lista civica ‘Vernate Domani’. Poi un mio conoscente mi ha proposto di candidarmi per i Verdi liberali, un partito giovane e forte soprattutto nella Svizzera tedesca. È stato bello, ma per il momento vorrei concentrarmi sulla politica locale: infatti dallo scorso luglio sono presidente dell’Associazione ‘Vernate Unita’ , la cui lista ha  preso il posto di ‘Vernate Domani’ ”.
Tutto questo dimostra quanto Piotr Nikiforoff si consideri – e venga considerato – ormai più ticinese che russo, anche se, come è giusto che sia, ha conservato forti legami con la sua madrepatria. Allora, per concludere questa appassionante conversazione con un personaggio simpatico, affabile e pieno di entusiasmo, mi viene voglia di chiedergli che cosa gli piace della Russia che non c’è in Ticino e che cosa gli piace del Ticino che non c’è in Russia: “I russi hanno più spensieratezza dei ticinesi. Nel contempo, sono anche melanconici (basti pensare ai grandi compositori e scrittori) e direi che sono facilmente compassionevoli. Forse gli svizzeri e i ticinesi sono un po’ più freddi, calcolatori. Del Ticino e della Svizzera mi piace in particolare il contatto diretto che si può avere anche con le più alte personalità politiche. C’è una semplicità nella comunicazione che in Russia non esiste. E poi apprezzo molto l’interesse del popolo ticinese nei confronti della cultura, degli artisti. Avere un’orchestra del livello dell’OSI per una popolazione di 350mila abitanti è davvero eccezionale!”.

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