laRegione
28.08.21 - 18:57

Napoleone e l'Elba (l'isola che non c'era)

Quest'anno è stato ricordato il duecentesimo dalla morte di Napoleone Bonaparte. Con la sua scomparsa si chiuderà un’intera epoca

di Marco Horat
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

L’Elba

Non è solo il suo splendido mare, le coste frastagliate, le spiagge e la natura mediterranea conservatasi malgrado il turismo; è anche la storia, che parte da molto lontano per arrivare fino a Napoleone Bonaparte. Devo dire grazie al mio compagno di banco del liceo Michele se tanti anni fa ho conosciuto l’Isola d’Elba. Eravamo in Maremma e da neopatentati si bramava scoprire il mondo circostante. Firenze e Pisa per l’arte, le città etrusche per l’archeologia: il Golfo di Baratti con Populonia, Vetulonia, l’area di Roselle; e appunto l’Elba che sta di fronte a Piombino a un’ora di traghetto, ambita in passato per le sue inesauribili miniere di ferro sfruttate fino in epoca romana. Poi una lenta decadenza mitigata da Cosimo I de’ Medici che verso la metà del Cinquecento ne risollevò le sorti fondando sulla costa la capitale denominata Cosmopoli, dotata di un sistema di fortificazioni antipirateria ancora in piedi e di un porto per controllare i traffici sul Tirreno: oggi si chiama Portoferraio. Caduto il dominio dei Medici, alla famiglia fiorentina per eccellenza subentrarono alla fine i francesi.
Per conoscere la storia di un’isola (che è un piccolo mondo a parte), vi sono vari modi, in fondo complementari: dai libri di testo della scuola alla saggistica più impegnativa, dai documentari televisivi al contatto diretto con quella realtà. E sul posto si possono fare scoperte quando meno te l’aspetti. È stato il mio caso quando a Marina di Campo ho incontrato Piero Tiberto, elbano d’adozione con la passione della ricerca storica e della scrittura; e con un interesse particolare per Napoleone, al quale ha dedicato un vivace libretto intitolato Vita e miracoli di Napoleone all’Isola d’Elba. In un certo senso esprimendo all’Imperatore la gratitudine che dovremmo provare anche noi ticinesi, se è vero che è grazie all’Atto di mediazione voluto da Bonaparte nel 1803 che il nostro cantone è diventato in quell’anno membro della Confederazione. “La natura ha fatto del vostro Paese uno Stato federale; volerla vincere non è da uomo saggio”, disse Napoleone all’apice della gloria ai delegati della Repubblica elvetica, imponendo loro una nuova Costituzione che definiva i confini del Paese e dava maggiori autonomie ai cantoni.
Parlando ora del Grande Corso all’Elba bisogna fare un salto in avanti. Napoleone, sconfitto a Lipsia nel 1813 da una coalizione che comprendeva Prussia, Russia e Austria, già reduce da una disastrosa Campagna di Russia, deve affrontare anche l’ostilità dell’Inghilterra. Il resto del mondo lo costringe a gettare la spugna e firmare l’anno seguente un ‘Atto di abdicazione’ nella Parigi occupata. È l’inizio della fine. L’11 aprile del 1814, con il ‘Trattato di Fontainebleau’, a Napoleone viene concesso come contentino il Principato sull’Isola d’Elba, con una pensione annua di due milioni di franchi! Una pensione che si rivelerà insufficiente per il tenore di vita della corte, formata da dignitari fedeli e ufficiali, tra i quali il celebre Generale Cambronne, e più tardi dalla sorella Paolina e dall’immancabile madre Maria Letizia. L’ex Imperatore avrebbe potuto scegliere Corfù ma, scriverà: “Ho scelto l’Isola d’Elba considerando la dolcezza dei costumi dei suoi abitanti e la bontà del clima. Essi saranno l’oggetto costante del mio interessamento più vivo”. E così sarà. Bonaparte arriva a Portoferraio il 3 maggio sulla Undaunted (l’Irriducibile, nome emblematico) ma sbarca solo il giorno seguente alle 15.30, sventolando la nuova bandiera dell’Elba da lui voluta e ancora oggi esposta ovunque con fierezza: una banda rossa trasversale in campo bianco con ricamate tre api dorate; per dire subito come nei dieci mesi che l’Imperatore rimarrà sull’isola, questa conoscerà una nuova vita nei settori economico e sociale.
Ma cosa fa Napoleone per l’Elba, oltre a darle una bandiera? Per cominciare gira l’isola; vuole conoscere in prima persona la realtà del paese e la sua gente, all’insegna del motto che bisogna servire un popolo senza preoccuparsi di compiacerlo. Si insedia nella Villa di San Martino che trasforma subito in fattoria modello; parimenti installa uno studio nella Palazzina dei Mulini in centro città, entrambi oggi musei dove sono conservate innumerevoli testimonianze storiche e artistiche legate a Napoleone. Con i responsabili delle miniere discute un piano di rilancio economico per lo sfruttamento e il trasporto dei materiali ferrosi e introduce nuovi criteri doganali a favore dell’isola. Promuove l’agricoltura, soprattutto la coltivazione della vigna già famosa ai tempi dei Romani, l’allevamento del baco da seta e la pesca tramite la creazione delle tonnare. Organizza i collegamenti con la costa, un efficiente servizio postale e inaugura una politica di salute e di igiene pubblica fino ad allora inesistenti, tramite professionisti riconosciuti. Vengono aperte farmacie, nasce un nuovo Ospedale e il primo Brefotrofio d’Italia dotato di una rendita annua pagata dallo stesso ex Imperatore. Pubblica un dettagliato Ordinamento sanitario tuttora valido. Vista la conformazione montagnosa dell’isola, i collegamenti interni erano praticamente inesistenti e allora Napoleone che fa? Traccia una nuova rete viaria, prosciuga paludi e costruisce ponti, porta l’illuminazione pubblica a Portoferraio. Nella capitale del suo piccolo regno crea infine il Teatro dei Fortunati per assecondare i desideri mondani della sorella Paolina. Tra un’iniziativa e l’altra trova anche il tempo per organizzare la sua fuga che lo porterà per 100 giorni a Parigi, prima dell’esilio finale su un’altra isola: Sant’Elena. In 10 mesi Napoleone ha costruito una nuova e moderna Isola d’Elba.


La Palazzina dei Mulini.

Napoleone (1769-1821)

Duecento anni fa moriva il discusso ‘Imperatore dei francesi’, osannato per le sue imprese militari e civili, criticato per i molti morti in battaglia, i saccheggi artistici di mezza Europa e la schiavitù permessa nei territori dominati dai figli della Rivoluzione. Ma l’Elba gli deve quasi tutto. Infatti in questo anno del bicentenario, a partire dal fatidico 5 maggio, cerimonie e manifestazioni: in primo piano le visite guidate alla Villa di San Martino e alla Palazzina dei Mulini e per la prima volta alla Casetta Drouot, petite maison de bon repos, appartenuta al Governatore dell’isola. Interessanti la Settimana napoleonica di Procchio con un corteo storico in costume, la ricostruzione di un campo militare francese dell’800 e una cena con menu dell’epoca; il Festival di musica dedicato al compositore preferito dal Corso, cioè Hayden, e tutta una serie di spettacoli teatrali e musicali, presentazioni di libri e letture pubbliche.


Napoleone Bonaparte: Ajaccio, 15 agosto 1769 - Longwood, Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821

Piero Tiberto

È l’estroso autore tra l’altro della citata Vita e miracoli di Napoleone all’Isola d’Elba, milanese trapiantato sull’isola, dove ha creato l’Acquario dell’Elba che raccoglie le specie ittiche dell’Arcipelago toscano. Accanto ha fatto nascere una grande struttura alberghiera circondata da suoi marchingegni, creazioni tecnico-artistiche tra le quali un curioso grande orologio e una statua equestre di 5 tonnellate che lo ritrae nelle vesti del Bonaparte, così come lo aveva immortalato Jacques-Louis David nel 1800 mentre attraversa il passo del San Bernardo. Un po’ di autoironia che non guasta mai.

 


Villa di San Martino.


© Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

 

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