laRegione
pierre-case-e-i-miracoli-dell-arte
© Roberto Pellegrini
14.08.21 - 19:41
Aggiornamento: 16.08.21 - 13:37
di Keri Gonzato

Pierre Casè e i miracoli dell'arte

“In autunno, esco dall’atelier, guardo la montagna sopra Moghegno ed entro in crisi: cosa dipingo a fare se la natura ha già fatto tutto?"

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Pierre Casè è nato 77 anni fa a Locarno. La moglie Sandra è levatrice, lui è artista, entrambi si occupano di creatività. Vivono a Maggia, terra delle radici dove si trova l’atelier, ‘locus amoenus’ che protegge le viscere della sua creatività. È stato presidente della Società pittori scultori e architetti svizzeri e Direttore artistico della Pinacoteca Casa Rusca a Locarno, membro della Commissione federale della Fondazione Gottfried Keller e del Consiglio della Fondazione Giovanni Segantini. Da 20 anni la sua attività è tutta rivolta alla produzione artistica. La fascinazione per Venezia lo ha portato a esporre diverse volte nella città lagunare. Da settembre sarà alla Fondazione Ghisla Art Collection a Locarno. In continua evoluzione, non ha mai smesso di guardare e scoprire.  

“L’artista è l’uomo che vive nel quotidiano, ma ha la fortuna di poter esprimere quello che ha dentro di sé”, un processo intimo che spesso avviene in atelier. Dopo 15 cambiamenti, nel 1989, Pierre Casè decide di costruire il suo spazio di lavoro a Maggia ed è qui che lo incontro oggi… “Ero presidente della Società pittori, scultori e architetti svizzeri (oggi Visarte, nda) e per semplificarmi la vita chiesi a ben due amici di fare il progetto: un’odissea, lunga, complessa e molto divertente”. Nasce così il tempio agnostico, silenzioso, verticale ma anche tondo, dove da oltre 30 anni evolve la sua arte.
“Penso alle case dove sono nati i miei ultimi figli, dove ritrovo memorie cariche di emozioni”, racconta Casè. I luoghi guidano anche la ricerca artistica. Il movimento da Locarno a Maggia è un ritorno alle radici. Qui si immerge nel territorio che sonda, scortica, odora e traspone in grandi opere materiche. “Cosa c’è di bello qua? Roccia, fronde, acqua che scorre da cui è nata la serie delle Atmosfere arcaiche create con i materiali che vivo sin da bambino”. Spessi e freddi muri in sasso, muschi, filo spinato, fuliggine, barriere e portali verso le origini di sé e il fondo del mondo. “In autunno, esco dall’atelier, guardo la montagna sopra Moghegno ed entro in crisi: cosa dipingo a fare se la natura ha già fatto tutto? Allora vado nel bosco, calpesto la foglia, la sento scricchiolare. Poi in atelier prendo il colore, mescolo le terre, aggiungo i materiali e tento di raccontare”. Il passato nel presente, tra continuità e interruzione. Fasi nette, scavi lunghi e profondi nei tessuti dello spazio e del tempo, cadenzano il suo viaggio creativo. Nel 1999 un ictus lo porta a esplorare in modo ossessivo, catartico e terapeutico il cranio. Agnostico irriverente, nel 2007 espone 1’040 teste nella chiesa di San Stae a Venezia, città dove tornerà per altre esposizioni importanti. 


© Roberto Pellegrini
Fotografia tratta dalla serie ‘Ateliers’ di R. Pellegrini, © ProLitteris Zürich. Una selezione di immagini della serie sarà proposta alla Galleria Hyunnart Studio a Roma (viale Manzoni). L’inaugurazione è prevista sabato 25 settembre.

La fiamma si accende

“In Svizzera (da sempre) manca un’Accademia di Belle Arti…”. Pierre Casè parla con voce pacata ma seria. A 18 anni non può frequentare l’Accademia di Brera a Milano per motivi finanziari, essendo la madre rimasta vedova nel 1952. Come autodidatta ci mette il doppio del tempo ma quello che sperimenta penetra più profondamente in lui. Suo fratello maggiore, insegnante, poeta e scrittore, ha un ruolo importante. “Con lui accedevo a fonti di sapere preziose come il deposito di libri della Vallecchi, gestito dal signor Carrara, uomo simbolo di cultura e conoscenza, coi suoi capelli un po’ lunghi e lavallière (una cravatta a fiocco, nda)”. Lì vede i primi libri d’arte dell’editore Skira, con le riproduzioni a colori, ogni scoperta è una forte emozione. Casè visita quotidianamente l’artista locarnese Bruno Nizzola, che accoglieva in atelier i giovani per passare il messaggio dell’arte. “Grazie a lui non ho mai comprato un tubetto di pittura, mi ha insegnato a miscelare pigmenti e colle, a naso, senza bilancina”. Dallo scultore Max Uehlinger, che aiuta nel fare i calchi in gesso, assorbe i misteri della materia che oggi usa e potenzia. Con il pittore e restauratore Carlo Mazzi, impara a recuperare colori e dipinti antichi. “Questi artisti sono stati la mia scuola, unica e intensa”. Nel 1952 Gisèle Réal apre la prima galleria a Locarno. “Per la prima volta vedevamo opere d’arte non figurativa della scuola parigina. Sbirciavo dalla vetrina e quello che vedevo accendeva una fiamma in me”. La scena artistica locarnese, sentendosi minacciata da quell’arte così diversa, fa però opposizione. La Galleria Cittadella si trasferisce ad Ascona dove Casè, a soli 20 anni, fa la sua prima mostra. Alcuni dei più grandi artisti svizzeri sono stati scovati da Réal che per lui diventa una mentore.

Un percorso laterale

“Mi sono sempre definito un artigiano che lavora con la creatività. L’artista viene spesso messo sul piedistallo ma prima di tutto è un uomo, con il privilegio di far galoppare la fantasia e sperimentare”. Quello che pensa e sente viene espresso, nel suo caso con la pittura e la materia, per essere carpito e discusso dall’altro. La mente indipendente di Casè ricorda di stare accesi e di osare dire la propria opinione anche a costo di andare contro lo statu quo. “Il lavoro artistico non è partitico ma è politico. Avere un pensiero critico e non soccombere ai diktat della società è un’urgenza reale”. Pochi in Svizzera possono vivere della propria arte. Da ragazzo Casè fa il gelataio d’estate e il maronatt d’inverno con il nonno e lo zio. Successivamente diventa decoratore di vetrine per Innovazione e Jelmoli. A lato continua a dedicarsi sempre all’arte. Nel 1968, superato l’esame federale della Commissione d’Arte svizzera, entra a far parte del comitato. “Nel comitato c’era Pietro Salati, fondatore dello Csia, un tipo vivo e pieno di iniziativa che, per un incidente dell’ultimo secondo, mi permise di insegnare nella scuola”. Una semplice sostituzione si trasmuta in un lavoro continuativo che Casè scopre di amare. Dopo il decennio come direttore artistico della Pinacoteca Casa Rusca, dal 2001 si dedica interamente al fare arte. Sta creando 30 quadretti intitolati Ex Voto, 14 i temi, ciascuno appeso a un chiodo antico recuperato. “Opere che nascono per ringraziare i nostri vecchi e che dedico ai nipoti, per ricordare alle nuove generazioni di vedere oltre allo schermo del telefonino”. Composizioni ludiche dal sapore ancestrale, un tributo alla saggezza popolare, alla memoria collettiva, al sapere che viene dalla realtà e che va tramandato.


© Fondazione Ghisla Art Collection, 2021
Il catalogo di ‘EX VOTO’ - Mostra temporanea d’autunno, Fondazione Ghisla Art Collection di Locarno, dal 4 settembre 2021 al 9 gennaio 2022.

 

 

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
artista canton ticino ghisla art collection locarno pierre casè
Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Ticino7
Ticino7
1 gior
Live in Ticino. Voci da ‘strani’ concerti del secolo scorso
Una musica ‘fatta apposta per causare la sovreccitazione di cervelli ancora in formazione (...) meno resistenti a vibrazioni ritmate’? Ok, è solo r’n’roll
Ticino7
2 gior
Musica per adulti. Genitore avvisato, ragazzi salvati?
Sesso, droghe, alcool, occultismo, morte, violenze. Il mondo delle arti ne è pieno, e la musica pop e rock li cavalca da sempre. Poi 37 anni fa...
Ticino7
2 gior
Spartiti proibiti (alcuni sì, altri meno)
Sono peggio le droghe visionarie dei Greatful Dead o la sessualità cantata da Jane Birkin?
Ticino7
1 sett
Francesca Cavallo. Essere forti abbastanza
Imprenditrice, scrittrice, attivista, vive a Roma con Dopamina, una gatta. Ha appena pubblicato “Ho un fuoco nel cassetto”, un libro (anche) sulla libertà
Ticino7
1 sett
Locarno souvenir (cartoline dal Festival)
“Quando vai a cena con il diavolo, portati un cucchiaio molto lungo…”. Dal Presidentissimo a Ken Loach, ricordi e aneddoti da Piazza Grande (e dintorni)
Ticino7
1 sett
Bella sì, ma non vuota dentro
“La pelle è lo specchio della tua anima”, mi dicevano. Per questo mi sono rivolta a chi se ne intende (in attesa di fare poi due conti, anche economici)
Ticino7
1 sett
Come trovare una ‘gallina dalle uova d’oro’
Le storie migliori sono quelle di tutti i giorni. E il cinema lo sa bene
Ticino7
2 sett
Pallone e ‘coming out’. L’esempio di Jake Daniels
Certe cose sono dure a morire. Prendete il mondo del calcio professionistico e l’omosessualità, un binomio che a moltissimi fa storcere parecchio il naso
Ticino7
2 sett
Turismo alpino e sicurezza. Ma una volta eravamo ‘più bravi’?
E così, oggi, le montagne sarebbero frequentate da gente sprovveduta e incurante del pericolo... Ma il problema forse è un altro
Ticino7
2 sett
Disavventure Latine. Messico: Francesca fugge dalla muerte
Continua il viaggio e non mancano le sorprese. Come in quel bar dove, già pronto a rinfrescarmi con una birretta, mi dicono che “No, oggi non si beve”...
© Regiopress, All rights reserved