laRegione
14.06.21 - 17:00
Aggiornamento: 15.06.21 - 09:25

La montagna come una volta

Oggi è tutto una tecnologia: dai pantaloni ai bastoni alle borracce. Non vorrei perdessimo il senso della fatica, anche se poi il sacco è meglio lo portino gli altri

di Laura (la Ficcanaso)
la-montagna-come-una-volta

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Se si eccettuano le quattro mutande e le cinque borse per due giorni infilate in uno zaino per la prima fuga dai miei, non facevo una vera valigia da quasi un anno. Intendo valigia vera, quella per stare in un albergo dove potrebbero esserci anche altre persone, dove ci vuole un cambio per la sera e una giacchetta per il giorno. Perché in montagna, si sa, il tempo cambia in fretta.
Approfittando di qualche giorno libero, il maschio di casa ci ha deportate sui monti. Annualmente queste righe ospitano, analogamente alla mia terapista, gli sfoghi contro la montagna d’estate che illustro con piacere pensando che tante persone, là fuori, siano nella medesima condizione. I montanari godono per l’aria frizzantina. Sono felici di poter andare in giro con l’oggetto più inelegante e scomodo della storia, ossia lo zaino. Negli anni ho collezionato abiti e accessori che potessero rendere meno penosa la mia deportazione estiva sui monti. Gli scarponi modello vintage da alpinista degli anni Settanta mi hanno aiutato molto. Li vidi in tenera età, li ricevetti come regalo (gentilmente pilotato) anni dopo. Tutto, pur di evitare abbigliamenti tecnici. Possiedo dei pantaloni ‘alla zuava’. Li metto poco perché la famiglia mi accusa di sembrare l’imperatore Cecco Peppe in vacanza con Sissi sulle Alpi (il mio immaginario, ovviamente, è figlio del film con Romy Schneider).
Non sopporto nulla che venga dai grandi magazzini di sport e affini. In questa vita con il budget di Cenerentola e i gusti da Marta Marzotto sono continuamente alla ricerca di abiti, per me e le bambine, che segnalino che siamo attrezzate per la montagna ma non ne siamo ultras. Un buon inizio è certamente il fazzoletto in testa, con le stelle alpine o a fantasia, che a casa nostra ha sempre sostituito il cappello. Non sopporto le persone con le racchette per camminare e il cappuccio in testa. Se piove ci si bagna punto e basta, ho sempre detto. E lungo il sentiero si raccoglie un bastone che verrà usato come supporto per il cammino. Forse in montagna, più che altrove, è evidente la mia avversione al cambiamento e alla modernità. I pantaloni tecnici con la parte inferiore della gamba staccabile li lascio al maschio di casa. Che del resto porta lo zaino, i K-Way e le borracce per tutti.

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