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Ticino7
09.01.21 - 08:000

Il Natale, il virus e la prostituta di Tom Waits

Un bilancio delle feste, tra dubbi esistenziali e una 'cartolina da una battona di Minneapolis'

“Come hai passato le feste?” “Mah!”. Stavolta sono state un “mah” anche le vacanze di Natale, come tutto il resto. “Mah” è la risposta ricorrente quando chiediamo com’è andata ad amici e parenti. A sciogliere il senso d’incertezza non sono bastate neanche certe tradizioni: le casette illuminate alle finestre, la replica della commedia dialettale, i gin & tonic carichi come bombe a mano. Situazione ancor più dura per chi da sempre soffre di spleen natalizio, quello di chi si sente inadeguato quando tutto e tutti esigono allegria. Anche se in fondo a questo giro non ci si è nemmeno provato più di tanto: pochi gli aforismi edificanti spediti in copiaincolla all’intera rubrica telefonica; sottotono anche i messaggi iperglicemici da social, al netto di qualche lezioncina mielosa sulla gratitudine “nonostante tutto”.

C’era un po’ ovunque il senso di fare finta, perfino più del solito: come la prostituta di Tom Waits nella Christmas Card from a Hooker in Minneapolis, quando racconta all’amico Charley di come vada tutto per il meglio, di come sia felice ora che ha smesso col whisky e ha trovato un uomo che l’ama e suona il trombone; salvo ammettere all’ultima strofa che non è vero nulla, e che dovrà restare in galera fino a San Valentino. Per carità, non è che noialtri si stia tutti così male: si sta solo “mah”.

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