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Ticino7
01.08.20 - 14:500

Quattro pugni (di vita) con Americo Fernandes

Nato a Capo Verde, sul ring ci arriva all’età di 18 anni e nel 1985 si trasferisce in Ticino. Volete incontrarlo? Aprite la porta del Boxe Club Locarno.

Pubblichiamo un contributo apparso in Ticino7, allegato questa settimana (causa festività) del venerdì a laRegione.

Ci sono anche i cinque cerchi, quelli olimpici, nei sogni di Americo Fernandes. Quei cerchi che l’ex pugile, e ora allenatore (nonché fondatore) del Boxe Club Locarno, ha visto da vicino ai tempi di Los Angeles 1984 e ancora di più quattro anni più tardi, a Seul. Il sogno olimpico però è rimasto tale: “A ripensarci ora, a ripensare alla mia carriera da sportivo sul ring, il rimpianto più grande è proprio quello di non aver mai respirato l’aria di un’Olimpiade”, ammette. Perché, per il resto, prima come pugile e ora da dirigente e allenatore, i guantoni gli hanno regalato (e lo fanno tuttora) parecchie soddisfazioni.

L’amore per i guantoni

Ma come ci è arrivato Americo Fernandes al pugilato? “La mia prima volta in palestra è stato nel 1978, in Portogallo; relativamente tardi per iniziare a boxare, considerando che avevo già 18 anni. Dalla mia avevo però una buona base fatta con altri sport, e questo mi ha facilitato le cose. In palestra ci sono arrivato essenzialmente per assistere all’allenamento di un amico”. Ma le cose non sono andate esattamente così… “Il suo allenatore mi chiese come mai non avessi portato l’abbigliamento sportivo per allenarmi pure io. Mi diede appuntamento per l’indomani, vestito di tutto punto per provare”. E da quel giorno, Americo dal ring non è più sceso: “I primi pugni li ho tirati per il Belenenses, che assieme a Benfica e Sporting è una delle tre società calcistiche più prestigiose di Lisbona, nonché una delle più forti dell’intero Paese nel pugilato”.

Promesse e gloria 

A suon di pugni, Americo si fa conoscere pure oltre i confini nazionali. Al punto che la Federazione portoghese vorrebbe portarlo ai Giochi di Los Angeles del 1984. “Ma in tutta franchezza non mi sentivo ancora pronto per un evento di quella portata, e poi avevo già deciso di lasciare il Paese dopo la scuola reclute”. Proprio durante il servizio di leva arriva la convocazione per rappresentare il suo Paese a un importante raduno a cui partecipavano i migliori pugili delle ex colonie portoghesi. “Fu una convocazione inaspettata pure per me… Sebbene eccellessi nelle attività fisiche, ai superiori avevo taciuto di essere un pugile; per cui, quando arrivò, il capitano pensò a uno scherzo. Ricevetti il permesso di parteciparvi, ma con la promessa di impegnarmi al massimo per tenere alto il nome della caserma e di tornare col titolo. E quella promessa l’ho mantenuta! In finale mi sono trovato di fronte al campione africano, un angolano molto bravo. Mi ha messo in difficoltà, ma la volontà di non mancare alla promessa mi ha dato la forza per vincere l’incontro. Al rientro in caserma, uno dei primi a complimentarsi con me è stato proprio il capitano: le sue parole non le scorderò mai”. 

Al servizio dei ragazzi

Assolto il servizio militare, nel febbraio del 1984 approda in Svizzera, proseguendo la sua attività sul ring a Villeneuve. E conquista subito il titolo di Campione della Svizzera romanda. Nel 1985 si trasferisce in Ticino, iniziando la sua attività col Boxe Club Ascona. Parallelamente, accantonato il sogno olimpico, Americo continua a coltivare quello di salire sul ring quattro anni più tardi, ai Giochi di Seul. “Nel 1987 a Vienna, pur continuando a boxare per il Portogallo, con la Svizzera avevo vinto il bronzo in un torneo con più di 10 Paesi. La strada era già praticamente tracciata: la Federazione lusitana contava su di me per Seul. Sarebbe stato il miglior modo per chiudere la mia carriera. Ma una serie di infortuni ha fatto tramontare i miei progetti: complice prima la frattura di una mano nel primo round di un confronto (comunque vinto) e poi qualche ammaccatura di troppo nel tentativo (pure riuscito) di difendere il Guanto d’oro vinto l’anno prima a Martigny da cui non mi sono mai ripreso completamente, ho dovuto accantonare definitivamente i miei sogni a cinque cerchi”. Ma non a riporre nell’armadio i guantoni. Nel 2010 Americo decide poi di fare il grande passo e fondare un club tutto suo: “Dalle ricerche che avevo fatto quando mi sono trasferito a Locarno, avevo scoperto che in città non erano mai esistiti club che praticassero la nobile arte. Perciò, dando seguito alle molte sollecitazioni che mi erano state fatte, ho deciso di fondare il Boxe Club Locarno”. Da allora, nella sua palestra sono passati tanti giovani, “ragazzi e ragazze, perché la palestra è aperta a tutti. Di soddisfazioni, dal 2011 (anno del nostro primo incontro) a oggi, i miei pugili me ne hanno regalate parecchie. Ma sono certo che altre ne arriveranno ancora!”.

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