laRegione
+3
Ticino7
16.11.19 - 15:000
Aggiornamento : 18.11.19 - 09:07

Zanzibar o l'isola della bellezza

Nell’arcipelago della Tanzania è diffusa la coltivazione delle alghe rosse. Un’importante fonte di guadagno per i locali, controllata dai ‘soliti’ cinesi.

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

È la marea a scandire la vita e i ritmi delle giornate zanzibarine. Le spiagge il loro smisurato teatro. Qui, in pieno Oceano Indiano, in quella che è ricordata come l’isola che ha dato i natali a Freddie Mercury, fra svogliati turisti e vivaci pescatori indigeni si staglia un arcobaleno di colori che lascia senza fiato. Dal blu più profondo al turchese più abbagliante in un gioco di riflessi che va a fondersi con l’infinito.
Abena attende con pazienza il ritirarsi delle onde. Lì in riva al mare il caldo si è fatto opprimente e non le resta che trovare riparo sotto il suo kanga, il tradizionale abito che ha scelto nelle tinte verdeoro. L’attende un pomeriggio di fatica, piegata nell’acqua a raccogliere le alghe destinate alle tavole e ai corpi di altre donne, più benestanti. Con lei c’è Rusha, il volto segnato dalla salsedine e i capelli arruffati dal vento. 

Risorsa vitale
Nell’arcipelago di Zanzibar, a Unguja così come nella vicina Pemba, la coltivazione delle alghe è diventata nel tempo un’importante fonte di sostentamento. È dal 1988 che, importata dalle Filippine, la Eucheuma, la versione rossa di questa «insalata di mare», è diventata faro dell’economia locale in quanto destinata all’esportazione soprattutto nel settore dell’industria alimentare – è ingrediente fondamentale per produrre la carragenina, prezioso addensante – e dei cosmetici. 
L’attesa intanto sembra volgere al termine. Kanika e Samia l’avvertono dai primi ciuffi che affiorano dai flutti ormai lontani. Caricati i loro cesti in testa si avvicinano ai bastoncini posati quale segnale. Sotto, nelle acque cristalline si intravede l’inconfondibile porpora di quelle numerose pianticine seminate con ordine e speranza di raccolto. Per le famiglie del luogo una fondamentale sorgente di guadagno, per chi ne usufruirà un piatto gustoso e un’alleata di bellezza.
Oggi a Zanzibar la coltivazione delle alghe rosse è la terza voce dell’economia locale, dopo il turismo e lo smercio di spezie, soprattutto chiodi di garofano, noce moscata, cannella, pepe e zenzero. A occuparsene sono esclusivamente le donne, come insegna e impone una cultura fondamentalmente africana e patriarcale. Gli uomini si dedicano maggiormente alla pesca a bordo delle imbarcazioni tipiche dell’isola, i dhow. È quindi l’altra metà del cielo che tramanda, di generazione in generazione, tecnica e cura di questi speciali orti marini. Spesso, infatti, attorno a Oluchi o Zawadi, i nomi di altre donne che abbiamo incontrato, staziona un nugolo di bambini e bambine chiamati a sollevare le madri dal peso di una faticosa occupazione. 
«I nostri padroni sono soprattutto cinesi», ci fa sapere una di loro. «Coltiviamo per loro le alghe destinate al mercato in modo particolare asiatico. A ciascuna di noi viene assegnato un lotto delle diverse lagune. La protezione della barriera corallina permette alle piantine di crescere e di espandersi. La sera sono stremata: l’acqua e il sole mi irritano la pelle, ma i bisogni della famiglia sono una necessità alla quale devo assolutamente fare fronte».

Salute e natura
Guardandole, piegate o sedute in mezzo agli acquitrini, ci portano alla mente le più nostrane mondine impegnate nelle risaie della Pianura Padana. Non sentiamo canti però, il meccanico lavoro delle donne zanzibarine è timido e silenzioso. Come il ciclo dell’alga a sua volta lento e sommerso che impiega circa cento giorni per maturare e passare da un cupo colore bruno a un rossastro acceso. È questo il momento della raccolta negli ampi contenitori fatti di fibra di cocco. Enormi ceste trasportate poi a margine dei villaggi dove le alghe, lontane dal mare e dall’umidità, trovano posto per l’essiccazione
Una volta pronte per la commercializzazione le alghe vengono lavorate in vicine officine, impacchettate e spedite nei Paesi dove sono considerate una vera prelibatezza o dove sono richieste per trasformarle in creme e rendere pelle e capelli più belli, forti e luminosi per la loro caratteristica di antiossidanti ed elimina-tossine. «Noi non le mangiamo» ci risponde una giovane coltivatrice. «Sono quasi tutte destinate all’esportazione. Con la crisi del mercato delle spezie avvenuta negli ultimi anni, le alghe sono fra le nostre entrate primarie. Dal 2010 però, attraverso il Seaweed Center, ne utilizziamo una parte per produrre prodotti per la cura del corpo, oli e saponi profumati. A rendere i nostri prodotti molto richiesti è anche la composizione naturale fatta di assenza di sostanze chimiche e utilizzo di principi prodotti dalle api, come il miele e la cera».

Guarda tutte le 7 immagini
TOP NEWS Ticino7
INCONTRI
11 ore
Una ragazza di 21 anni e il sogno di pilotare elicotteri
La storia di Céline Bartoloni che vuole librarsi in volo. Dopo l'esperienza estiva come assistente di volo, ora sta svolgendo la formazione pratica
L'approfondimento
13 ore
Quelle quasi-bistecche di carne vegetale
È arrivata anche in Svizzera. Un prodotto con tanti pregi e alcuni difetti
SOCIETÀ
17 ore
Boogaloo, i suprematisti bianchi dal nome afroamericano
Viaggio dietro le quinte del fenomeno emerso durante le proteste contro le misure anti pandemia negli Usa
Ticino7
1 sett
Amarcord Italia ’90
Più che di un Mondiale da dimenticare per molti tifosi, quello andato in scena tra giugno e luglio di trent’anni fa è stato il ritratto di un paese con ancora molte idee, nonostante i soliti immancabili difetti.
Ticino7
1 sett
Minimal Minüs: la pandemia vista da Piazza Grande
A grande richiesta, nuovi appunti dal Covid-19. Questa volta è un fuori porta tutto locarnese, tra rive più ampie, gatti smarriti e salatissimi grotti (ahi ahi…)
Ticino7
1 sett
Il lungo cammino di Lokman Kadak
Nei luoghi in cui il vento della storia soffia ostile, le esistenze si consumano più velocemente. “Ho 42 anni, ma sono diventato come un anziano” racconta, riferendosi a tutte le avversità affrontate nella sua vita.
Ticino7
1 sett
Videoconferenze. L’ospite inatteso
Tra gli effetti collaterali interessanti della pandemia vi è la smaterializzazione dell’incontro con l’altro. Una tendenza peraltro già in atto da tempo, ma in questo frangente...
Ticino7
1 sett
Indovina chi c’è nel video?
Le videoconferenze non sono più materia per le solite grandi aziende. Ma una volta connessi, non pensate solo alla vostra immagine sullo schermo: anche i contenuti hanno una discreta rilevanza...
Ticino7
1 sett
Elogio della gratitudine
Desiderate iniziare con il piede giusto questo nuovo decennio ed essere felici? Provate con grandi dosi di gratitudine: costo zero e risultati scientificamente provati.
Ticino7
1 sett
Emanuele Santoro: finché c'è vita, c'è teatro
Attore, regista, direttore artistico del teatro "il Cortile" a Lugano, oggi definitivamente chiuso causa di un nuovo progetto edilizio. Ma lui, quel bisogno di mettersi in gioco ce l'ha proprio dentro.
© Regiopress, All rights reserved

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile