laRegione
20.08.22 - 10:06

Zone di vita tra il cemento

La mostra itinerante

di Marta Falabrino
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© Marta Falabrino
Un frutteto a Cornaredo

Il termine biodiversità (ovvero la "Varietà di vita" dal greco bios = vita, dal latino diversitas = varietà), è stato utilizzato per la prima volta nel 1988 dall’entomologo americano Edward O. Wilson.

Sotto questo aspetto si considerano la varietà delle specie animali e vegetali, del loro patrimonio genetico e infine dell’ecosistema (cioè l’insieme degli esseri viventi, dei loro spazi vitali e delle loro correlazioni), ma in realtà è ben di più. I diversi livelli della biodiversità assumono importanti funzioni per la vita sulla Terra. E tutte le specie dipendono l’una dall’altra come anche dall’ambiente circostante.

La biodiversità è un concetto quindi molto importante in ecologia.

Secondo la Lista Rossa dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam), un terzo delle specie svizzere è considerato minacciato. La biodiversità diminuisce dal 1900. I motivi principali di questo preoccupante declino sono l’agricoltura intensiva e la crescente espansione urbana con edifici e infrastrutture. I trasporti e l’agricoltura rilasciano nell’ambiente grandi quantità di azoto, altrettanto dannoso per gli ecosistemi. Negli ultimi anni, anche il cambiamento climatico è diventato un fattore sempre più importante.

Dal 1900 è scomparso l’82% delle torbiere, e molte delle superfici rimanenti sono in pessime condizioni. Anche nelle regioni in cui vigono le direttive di tutela più rigorose, la qualità continua a deteriorarsi, poiché le misure introdotte a protezione e cura di questi habitat sono troppo poche.

Distese di cemento, rettificazione dei corsi dei fiumi, monocolture: noi esseri umani stiamo modificando la natura sempre di più. I nostri interventi portano a un’uniformazione dell’ambiente e a una perdita della varietà biologica. Molte zone umide, ad esempio, sono state prosciugate e vengono oggi sfruttate ai fini dell’agricoltura. A subire un importante impoverimento di specie animali e vegetali nell’ultimo secolo è stato in particolar modo il Mittelland, regione della Svizzera densamente popolata e coltivata. Man mano che cresce il numero di individui sul pianeta e le comunità si espandono, il consumo aumenta e le risorse naturali vengono utilizzate in modo meno sostenibile, con il risultato che gli spazi naturali si frammentano o si perdono completamente.

La varietà della natura non è però solo un patrimonio della storia del nostro pianeta lunga dai tre ai quattro miliardi di anni, bensì rappresenta una condizione essenziale per la nostra sopravvivenza. In passato, nel corso dell’evoluzione, gli esseri viventi hanno potuto adattarsi ai cambiamenti ambientali. Tuttavia, senza una biodiversità sufficientemente grande, questo processo non è più garantito. Più è scarsa la diversità, più sono a rischio di estinzione le forme di vita nei periodi di crisi. La perdita di biodiversità minaccia soprattutto la funzione degli ecosistemi.

L’ambito urbano

Da raccoglitore e cacciatore ad agricoltore e allevatore: dopo la "rivoluzione del Neolitico" (circa 10’000 anni fa) l’uomo è diventato stanziale, aggregandosi in insediamenti sempre più grandi. Durante questa evoluzione la natura ha sempre fatto la sua comparsa, anche nelle attuali grandi metropoli, "intrappolata" nei parchi urbani o colonizzando l’ambiente cittadino dove non mancano le condizioni idonee: cibo, rifugio e temperature più miti.

A discapito di ciò che si può credere, nelle aree abitate la biodiversità è elevata: grazie a parchi, fiumi o ai tetti verdi, vi sono molti habitat diversi, ma troppo spesso sono eccessivamente distanti tra loro e questo frazionamento rende difficile la vita di molte specie. Nelle città si trovano anche numerose neofite, che rimpiazzano le piante autoctone. Poiché nelle nostre città e paesi non vivono quindi solo persone, dovremmo prestare attenzione alla biodiversità di queste aree. Più habitat variegati e interconnessi si creano negli agglomerati urbani, più numerose sono le specie che possono sopravvivervi. Nessuna superficie è troppo piccola per fornire un contributo importante: anche aree verdi delimitate offrono nutrimento, rifugio e luoghi di riposo a molti animali. Altrettanto importante è il loro ruolo come zone di passaggio: connettono infatti aree verdi più ampie nei parchi e sui tetti. Ciò consente alle città e ai paesi di creare habitat preziosi per specie che all’esterno di esse stanno diventando sempre più rare, a causa dello sfruttamento intensivo dell’agricoltura. Creare un numero maggiore di habitat (ad esempio sul proprio tetto, sul balcone o nel parcheggio delle auto) permette di contribuire a una migliore biodiversità e a collegare degli ecosistemi frammentati.

Le nostre città, inoltre, sono più ricche di fauna di quanto immaginiamo. Molti di noi se ne sono accorti durante il lockdown nella primavera del 2020, quando segnalazioni di animali in città hanno occupato anche le pagine dei giornali. In molti casi erano già presenti, ma spesso uscivano solo di notte dai propri rifugi. Hanno solo approfittato del temporaneo stop alla circolazione dei mezzi e del fatto che fossimo quasi tutti in casa. E anche del fatto che abbiamo fermato le nostre frenetiche attività guardandoci di più intorno.

Gli spazi urbani offrono infatti un importante rifugio a molte specie selvatiche. Non solo uccelli (come cormorani o piccioni) ma anche rettili (ad esempio il biacco e la testuggine d’acqua), anfibi (come la salamandra pezzata o il rospo comune), mammiferi (tra cui la volpe e i pipistrelli) e molti invertebrati, alcuni anche divenuti rari in natura. Questo perché le alberature stradali, i giardini e i parchi urbani rappresentano comunque degli elementi di natura, seppur incastonati tra case e strade. Non solo le rendono più vivibili, ma contribuiscono a purificare l’aria che respiriamo, catturando sostanze inquinanti, immagazzinando carbonio e mitigando il clima delle città.

In città ci sono almeno tre fattori fondamentali che attirano le specie selvatiche, soprattutto gli uccelli e i mammiferi: l’assenza dell’attività venatoria, la temperatura media più elevata in inverno e soprattutto la grande disponibilità di cibo dovuta alla presenza di resti alimentari nei rifiuti.

I nostri insediamenti urbani rappresentano quindi sempre più una risorsa per le specie selvatiche, sia per quelle che sono rimaste incluse nelle città, che crescono senza sosta, sia per quelle che sfruttano le condizioni ecologiche per colonizzarle.

Per fortuna sempre più spazi verdi vengono assicurati nei nuovi quartieri, le rive dei grandi fiumi vengono lasciate parzialmente ricolonizzate dalla vegetazione (anche per gestire meglio le piene) e i parchi urbani sono connessi a spazi verdi minori, così da costruire una rete di aree naturali interconnesse, a beneficio dell’uomo e della fauna, che può spostarsi con minori rischi.

Gli spazi verdi urbani aiutano a contrastare l’aumento delle ondate di calore sempre più frequenti ovunque, ma che negli agglomerati urbani sono sempre più sentite anche a causa delle isole di calore, un fenomeno microclimatico che comporta un surriscaldamento locale con un aumento delle temperature fino a 4-5°C nei centri cittadini rispetto alle zone periferiche o alle campagne. Questo fenomeno è causato dall’intensa urbanizzazione. Proprio per la grande diffusione del problema, in tutto il mondo le città si stanno organizzando per dare risposta al problema, partendo da una progettazione più attenta al microclima locale.

Dobbiamo quindi ripensare gli ambienti urbani facendo sì che la natura possa essere parte integrante di essa, per il benessere nostro e delle altre specie viventi.

Biodiversità: c’è vita in città

Sottoscrivendo gli accordi internazionali, la Svizzera si è impegnata a mettere un freno alla perdita di biodiversità. Finora, tuttavia, non è stato raggiunto questo obiettivo: un motivo per impegnarsi maggiormente. Svolgendo diverse azioni su più livelli, dal singolo cittadino alle istituzioni, si può contribuire a promuovere la biodiversità e a sensibilizzare la popolazione a favore di un comportamento responsabile nei confronti della natura.

L’Alleanza Territorio e Biodiversità, in collaborazione con Pro Natura e WWF e con il sostegno del Dipartimento del territorio, BancaStato e Blue Planet Virginia Böger Stiftung, ha creato la mostra "Biodiversità: c’è vita in città" che vuol spingere le autorità locali e la popolazione affinché si muovano in modo attivo a favore della biodiversità in ambito urbano attraverso spunti tangibili e riproducibili, attraverso progetti concreti che sono già stati attuati da parte di associazioni e istituzioni. Questa mostra non vuole solo "esporre", ma vuole dimostrare che tutti possono fare qualcosa.

Inoltre, si vuole lanciare una domanda: voi cosa state facendo a favore della biodiversità?

Seguendo quindi un percorso che spazia tra diverse zone presenti nell’ambiente urbano (zone edificate, zone agricole in città, infrastrutture blu, spazi verdi nell’abitato e infrastrutture ecologiche) i fruitori della mostra scopriranno quali sono le minacce legate ai vari aspetti della biodiversità, ma anche come porvi rimedio, le soluzioni generali e le azioni che, come singolo individuo o come ente pubblico, si possono implementare per arrivare ad avere dei benefici tangibili.

Durante la mostra ci si potrà cimentare in domande per capire quale sia il nostro livello di conoscenza sulla biodiversità e ci si potrà mettere alla prova con gli amici con un divertente gioco in stile "forza quattro". La mostra, inoltre, sarà sempre in continua evoluzione in quanto saranno di volta in volta aggiunti pannelli dedicati ai Comuni che vogliono presentare il loro operato (i pannelli su questo tema, quindi aumenteranno con il tempo) affinché i vari Municipi possano far vedere al resto della popolazione cosa si sta facendo di concreto per aumentare la biodiversità nel proprio territorio.

Ad affiancare i pannelli esplicativi è stato creato un sito internet www.bio-città.ch che permette di approfondire ulteriormente le tematiche affrontate svolgendo la funzione di incubatore sul tema e fornendoci diversi strumenti per arrivare a raggiungere i risultati sperati.

La mostra è stata concepita in modo che sia itinerante e che possa girare per i comuni ticinesi. Quindi controllate ciclicamente l’agenda sul sito internet così da scoprire quali saranno le prossime tappe.

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