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11.03.21 - 08:570
Aggiornamento : 15.03.21 - 15:32

Il Gaviale del Gange

Un coccodrillo bizzarro a rischio

Arrivano belle notizie dall’India: i colleghi del WWF si stanno dando molto da fare e solo poche settimane fa hanno rilasciato 23 Gaviali del Gange nel fiume Beas e altri 30 nel Gange. Finora, insieme agli esperti del Dipartimento forestale statale, ne sono stati rilasciati complessivamente settanta. Non solo: da ottobre a oggi, anche 600 tartarughe sono state portate presso l’affluente del Gange, Ramgange. Il progetto di reinserimento delle tartarughe viene portato avanti da quasi dieci anni e ad oggi si contano oltre 3’800 esemplari rilasciati. Da poco si è aggiunta la salvaguardia del coccodrillo più lungo del mondo, il Gaviale del Gange appunto, che è a rischio estinzione a causa della pesca eccessiva (rimane intrappolato nelle reti e muore) e perché la sua carne viene usata nella medicina tradizionale della zona. Questo coccodrillo vive solo in India e Nepal e ha un aspetto molto particolare. Il muso è molto lungo e sottile ed è adatto alla vita in acqua. Si nutre, infatti, di pesci e anfibi e solo raramente di uccelli o piccoli mammiferi. Per l’uomo è assolutamente innocuo. Il Gaviale del Gange lascia il fiume solo per riprodursi e le femmine possono raggiungere i sei metri di lunghezza.

Mediterraneo, sorvegliato speciale

Proteggendo aree chiave dei nostri mari e delle nostre coste, possiamo innescare un effetto domino di risultati positivi. Come? Secondo uno studio effettuato dagli esperti del WWF, proteggendo il 30% del Mar Mediterraneo potremmo dare una spinta enorme alle specie ittiche in declino e alla biodiversità marina. Oggi, meno del 10% del Mar Mediterraneo è sotto protezione, con solo l’1,27% effettivamente protetto. Secondo gli scienziati del WWF, però, non vi sono dubbi: gli stock ittici continueranno a diminuire se la pesca insostenibile e altre attività industriali continueranno. Una protezione efficace che copra il 30% del Mar Mediterraneo in aree specifiche e attività gestite in modo sostenibile nel resto del bacino vedrebbero questi stessi stock ittici commerciali aumentare, sostenendo al contempo il recupero del più ampio ecosistema marino. Nel Mediterraneo occidentale, per esempio, l’analisi mostra che la biomassa di specie predatrici come gli squali potrebbe aumentare fino al 45%, quella di specie commerciali come le cernie del 50% e quella del nasello europeo potrebbe raddoppiare. Anche il tonno rosso, la popolazione più iconica e commercialmente preziosa del Mediterraneo, recupererebbe potenzialmente la sua biomassa a un aumento record fino al 140%. Odran Corcoran, del WWF European Policy Office ha detto: “Dobbiamo dare il via a una serie di azioni mirate per proteggere il Mediterraneo. Il recupero e la protezione della biodiversità da cui dipendono centinaia di milioni di europei non possono essere ritardati. L’area è troppo preziosa e va tenuta sotto controllo”.

Il progetto europeo

Che il Mediterraneo sia di vitale importanza per milioni di persone è evidente. Che le strategie di protezione debbano essere attuate il prima possibile, anche. E che le coste europee siano a rischio, è chiaro oramai a tutti. Per questo, l’anno scorso, l’Ue ha lanciato una strategia per la biodiversità. La strategia afferma che almeno il 30% dei mari dell’Ue debba essere legalmente protetto, gestito e monitorato entro il 2030. Per il WWF, questo impegno è lodevole. Tuttavia, deve essere accompagnato da azioni concrete per invertire le tendenze negative nel Mediterraneo, come la diminuzione degli stock ittici a causa della pesca non sostenibile. È anche cruciale affrontare gli impatti del cambiamento climatico, che mettono a rischio i mezzi di sussistenza di milioni di persone che dipendono dalla salute del bacino marino. Alla fine del 2021, i leader mondiali dovrebbero adottare un nuovo quadro globale della biodiversità post-2020 per fermare e invertire la perdita della natura e più di 50 Paesi stanno già chiedendo un impegno per proteggere il 30% del pianeta entro il 2030. Basti ricordare che il 75% degli stock ittici mediterranei è sovrasfruttato e le temperature del mare stanno aumentando del 20% più velocemente della media globale. La pandemia di Covid-19 ha ridotto le attività di pesca. I primi a usufruire del pesce erano i ristoratori. Questo ha pesantemente colpito il settore della pesca a livello globale e nel Mediterraneo. Ma secondo il WWF se ben protette, le risorse marine del Mar Mediterraneo potrebbero fornire beni valutati in 450 miliardi di dollari all’anno.

Tritoni, esseri sgargianti

Tornano gli amici che salvano rane e rospi. Oggi ci presentano i tritoni svizzeri, esserini grandi quanto il palmo di una mano appartenenti all’ordine dei caudati (o urodeli), quegli anfibi cioè che mantengono la coda dopo la metamorfosi. Generalmente di colore brunastro con macchie scure e ventre leggermente aranciato, i maschi sono capaci di trasformarsi e sfoderare una livrea di rara bellezza durante il periodo riproduttivo. Il Tritone crestato sfoggia per l’occasione un’imponente cresta dorsale e caudale che gli conferisce l’aspetto di un piccolo drago, mentre il Tritone punteggiato abbina un’elegante striscia arancio e azzurro perla sulla parte inferiore della coda a una cresta leggermente ondulata. Il Tritone palmato (assente in Ticino) esibisce una banda arancione bordata da punti scuri sui lati della coda, oltre a zampe posteriori fortemente palmate. Ma il più spettacolare di tutti è forse il maschio del Tritone alpino, il cui abito nuziale consiste in un’elegante cresta maculata, fianchi blu marmorizzati lungo cui corre una fascia bianca anch’essa maculata di nero, ed una striscia turchese appena sopra l’arancio acceso del ventre. Dall’inizio di marzo fin verso maggio, i maschi si esibiscono in rituali di corteggiamento impegnativi e complessi prima di deporre sul fondo dello stagno l’involucro seminale che le femmine raccolgono all’interno del proprio ventre. Ogni femmina di tritone può accoppiarsi con diversi maschi e, nel corso delle settimane successive, depone dalle 100 alle 400 uova ancorandole singolarmente alle foglie delle piante sommerse. I primi nati affrontano la terraferma già nel mese di giugno, ma è possibile osservare giovani tritoni abbandonare i corpi d’acqua fino a novembre inoltrato.

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