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10.08.19 - 08:000

L’anno dei record!

Luglio ha registrato temperature che non si vedevano da 140 anni, la Siberia sta bruciando a causa della siccità

Siamo solo ad agosto e il 2019 si è già conquistato diversi podi: luglio ha registrato temperature che non si vedevano da 140 anni, la Siberia sta bruciando a causa della siccità, idem l’Alaska, per non parlare della fusione dei ghiacciai della Groenlandia, che rischia di mettere a rischio la vita di milioni di persone, soprattutto tutte quelle che vivono lungo la costa. Viviamo in un’epoca, in un momento storico, dove ogni azione conta, ogni gesto, ogni presa di coscienza è essenziale. E lo conferma il report speciale dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) uscito questa settimana e che fa un punto della situazione, con un occhio di riguardo per quanto riguarda il suolo e l’alimentazione. Il WWF, dunque, invita i governi a riconoscere che senza una radicale trasformazione dei nostri sistemi alimentari e di utilizzo del suolo non saremo in grado di prevenire la crisi climatica. Bisogna dare il via a un’azione congiunta sia nel privato che nel pubblico.

Il suolo, le foreste, l’agricoltura

Dall’ultimo report speciale dell’IPCC: la selvicoltura e altri usi del suolo contribuiscono a circa il 25% delle emissioni globali di gas a effetto serra. In parole povere, le nostre scelte alimentari vanno cambiate.

Il degrado dei suoli della Terra produce effetti negativi sulla vita di tutti i giorni delle persone e colpisce in maniera significativa oltre 3,2 miliardi di individui. Il costo, causato dalla perdita di biodiversità, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Oggi solo un quarto della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta è riuscito a mantenersi in una situazione naturale. Ovvero abbiamo modificato, sfruttato e trasformato ben il 75% della superficie terrestre (quella emersa), provocando impatti sul 66% delle aree oceaniche e distruggendo ben l’85% delle zone umide.
Questi cambiamenti sono avvenuti soprattutto negli ultimi 50 anni, togliendo a flora e fauna la possibilità di adattarsi. Sempre secondo gli esperti, entro il 2050, solo il 10% delle terre emerse potrà mantenere lo stato naturale.

L’obiettivo, dunque, è quello di evitare, ridurre e invertire l’attuale degrado di suoli mondiali. Più le zone saranno aride, più le persone saranno obbligate a spostarsi. Gli esperti contano che la cifra potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni di esseri umani. In diverse aree del mondo si potrebbe arrivare a perdere la produttività agricola da una media del 10% fino al 50%. Quindi che fare? Il WWF – insieme ad altre importanti istituzioni internazionali e Ong – sta operando per un New Deal for Nature and People, mirato a mobilitare governi, parlamenti, imprese, organizzazioni e cittadini, affinché tutti si impegnino concretamente a ristabilire un equilibrio tra natura e umanità senza il quale non avremo futuro.

In tutto il mondo, intanto, si tratta di arrestare la deforestazione dei boschi, ma soprattutto delle foreste pluviali (e qui c’è bisogno di attivarsi, affinché il Brasile cambi rotta).
Non solo: bisogna avviare progetti di rimboschimento e bisogna dare ai terreni agricoli il tempo di assorbire nuovamente più carbonio. Per quanto riguarda la Svizzera, invece, tra gli obiettivi deve esserci la riduzione del consumo di generi alimentari di natura animale, la riduzione di fertilizzanti e pesticidi, la riduzione drastica degli sprechi alimentari (in media, un cittadino svizzero, getta via ogni anno oltre 300 chili di cibo) e la scelta di prodotti regionali e stagionali.

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