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23.03.19 - 09:300

WWF Youth lancia una petizione

Quanta plastica gettiamo via? Troppa

“Il divertimento può essere ecosostenibile”: è questo il titolo della petizione lanciata dai giovani ticinesi di WWF Youth. Obiettivo? Spingere i Comuni e il Gran Consiglio del Ticino a incentivare l’utilizzo di stoviglie (piatti, posate, bicchieri) lavabili e riutilizzabili durante gli eventi, le feste e le manifestazioni su tutto il territorio. “Siamo convinti che una grande parte dei rifiuti prodotti possa essere evitata mettendo in pratica un sistema di stoviglie riutilizzabili e/o riciclabili, il quale permetterebbe una riduzione dell’impronta ecologica dell’evento in questione, una riduzione dei costi per la nettezza urbana e per lo smaltimento dei rifiuti e, non da ultimo, un netto miglioramento per l’immagine dell’evento”, spiegano gli stessi ragazzi. A sostenere l’iniziativa ci sono anche nomi noti come il cantante e musicista Sebalter, il gruppo musicale Bumblebees, la velocista Ajla del Ponte, Tessa Viglezio e l’associazione Okkio.
Firma la petizione: https://www.wwf-si.ch/agisci/firma-le-petizioni/petizioni.

La ragazza che ama l’oceano

La notizia della balena trovata morta nelle Filippine, con lo stomaco che conteneva 40 chili di plastica, ha fatto il giro del mondo. I biologi hanno dichiarato: “Non abbiamo mai visto nulla del genere”. La plastica è un problema e iniziamo ad accorgercene tutti. Ma esiste un’altra minaccia, più piccola, meno visibile, ma non meno pericolosa: la microplastica. Ed è un fenomeno che Giulia Donati, giovane locarnese di 29 anni, studia sullo squalo balena. Cresciuta tra le montagne svizzere, Giulia ha però sempre avuto una passione per l’oceano: “È qualcosa di innato – ci racconta –. Lo so, sembra utopico partire dal Ticino per studiare i mari, ma devo questo amore anche a mia madre, che mi ha sempre sostenuta”. Laureatasi a Losanna, ora sta facendo il suo dottorato all’Eth di Zurigo sulle barriere coralline. Il suo progetto “Microplastiche un MACROdisastro: una minaccia per il pesce più grande al mondo?” è piaciuto così tanto, che viene sostenuto finanziariamente da Save Our Seas Foundation. “Insieme ad Alina Wiezcorek, dottoranda presso l’Università di Galway (Irlanda) e in collaborazione con Ibrahim Shameel e Irthisham Zareer del Maldives Whale Shark Research Programme (Mwsrp), abbiamo avuto l’opportunità di dare il via a questo interessante progetto che si occupa dell’inquinamento marino da microplastiche e la potenziale minaccia che presenta per lo squalo più grande al mondo. In un primo momento l’obiettivo generale è di valutare l’esposizione degli squali balena (classificati come in via di estinzione Iucn) alle microplastiche marine. Inoltre, una parte importante del progetto mira ad usare le nostre scoperte per contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento plastico in generale e sulla vulnerabilità degli ecosistemi marini”. Giulia sta per partire per le Maldive, dove da anni raccoglie campioni insieme al suo team. “Il progetto è iniziato nel 2015 – ci spiega –. Stavamo osservando degli squali balena in una zona marina protetta. Uno degli squali ha defecato (cosa difficile da osservare) e abbiamo raccolto i primi campioni. In realtà volevamo usare quei campioni per raccogliere il Dna, fare uno studio genetico e seguire la loro alimentazione”. E invece all’interno delle feci furono trovati dieci tipi diversi di microplastiche: fibre, pezzi di elettronica, imballaggi. “A quel punto era chiaro che il nostro progetto andava ampliato – prosegue Giulia Donati –. Oltre a raccogliere campioni, vogliamo sensibilizzare le comunità locali, i legislatori e le persone che lavorano nel turismo”. E conclude: “È importante coinvolgere tutti in questi progetti. Solo così possiamo cambiare rotta”.

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