laRegione
08.12.22 - 17:32
Aggiornamento: 18:17

Regolazione del lupo, Regazzi: ‘Era ora’, Gysin: ‘Andati oltre’

La modifica della legge federale sulla caccia permetterà ‘abbattimenti preventivi’. A Palazzo federale un dibattito acceso e opinioni agli antipodi

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Ti-Press

Il lupo potrà essere abbattuto anche preventivamente. Non bisognerà quindi più aspettare che un esemplare causi danni rilevanti o minacci delle persone, come prevedeva invece la legge finora. «È quello che chiedevamo da tempo», afferma il consigliere nazionale Fabio Regazzi (Centro) a ‘laRegione’, soddisfatto della decisione del Consiglio nazionale che ha approvato – con 106 voti a 74 e 12 astensioni – una modifica della Legge federale sulla caccia (Lcp). Cambia di fatto il paradigma: si passa a una regolazione proattiva della popolazione presente sul territorio.

«È la soluzione che abbiamo indicato già nel 2020, quando la popolazione è stata chiamata a votare su questa modifica di legge». Allora a spuntarla fu il ‘no’, con la popolazione contraria soprattutto... agli abbattimenti preventivi. «La situazione però è cambiata – risponde Regazzi –, il numero di lupi è continuato ad aumentare esponenzialmente e anche le predazioni sono cresciute, ne abbiamo avuto prova quest’estate in Ticino». La modifica era già stata approvata dal Consiglio degli Stati a fine settembre e ha ricevuto anche il sostegno del Consiglio federale. «La protezione delle greggi da sola non basta, servono interventi anche sul numero di lupi. Senza metterne a rischio la specie», ha detto questa mattina in aula Simonetta Sommaruga. «È un po’ come quando si è concesso il voto alle donne» ha affermato Regazzi, che è anche presidente della Federazione cacciatori ticinesi, in risposta all’accusa di andare contro la volontà popolare. «Si è dovuto insistere per far passare il messaggio, ma ora siamo tutti d’accordo che fosse la scelta giusta».

Regazzi (Centro): ‘Fondamentale accelerare le tempistiche’

C’è però una differenza importante rispetto al testo votato nel 2020: la ripartizione attuale delle competenze tra la Confederazione (che autorizza) e i Cantoni (che eseguono) verrà mantenuta. In altre parole, occorrerà sempre il via libera dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) per procedere con un abbattimento. «Sul principio posso capire che Berna voglia tenere il controllo, non è un problema. Lo sono invece le tempistiche», puntualizza Regazzi. Il riferimento è a quanto capitato anche in Ticino, quando per ottenere l’autorizzazione ad abbattere un lupo ‘problematico’ le autorità cantonali hanno dovuto aspettare oltre un mese.

La procedura resta in ogni caso ben definita: i Cantoni potranno regolare i lupi dal 1° settembre al 31 gennaio, previo consenso del Consiglio federale. I guardacaccia potranno abbattere esemplari che si avvicinano in modo minaccioso a zone abitate o esseri umani, o per i quali le misure di protezione delle greggi sono inefficaci. I Cantoni non dovranno però più dimostrare la portata concreta dei danni provocati dal predatore, ma dovranno giustificare le misure di regolazione e i loro obiettivi.

Gysin (Verdi): ‘Verranno abbattuti lupi che non hanno dato problemi’

«Oggi si è andati davvero oltre». Non ha usato mezze misure Greta Gysin (Verdi) per descrivere la modifica di legge, che apre alla possibilità di «abbattere lupi che non hanno recato nessun danno. Questa per noi era una linea rossa che non andava superata». Per la consigliera nazionale ticinese «si è andati contro la volontà popolare del 2020, quando la popolazione aveva detto chiaramente ‘no’ alla possibilità di regolazione proattiva. L’abbattimento preventivo di lupi che non sono mai stati problematici non porterà necessariamente a un miglioramento della situazione». Per Gysin è comunque ancora presto per sapere se verrà lanciato un referendum, come si era ventilato dopo l’approvazione della modifica da parte del Consiglio degli Stati a fine settembre. «È stata una votazione molto di pancia – ha proseguito Gysin –, lo si è capito anche durante il dibattito, che è stato particolarmente emotivo. Emozioni che si possono capire per chi è direttamente toccato dalla problematica, ma non in parlamento dove si dovrebbe ragionare sui fatti e con la testa».

‘Si mette a rischio il ruolo del lupo come regolatore della biodiversità’

Per la deputata verde una soluzione possibile per risolvere il problema sarebbe stata quella di accelerare le procedure e magari abbassare un po’ la soglia che permette di abbattere un esemplare problematico. Senza dover stravolgere il sistema come si è invece fatto». A denunciare la decisione sono state anche diverse associazione ambientaliste. Attraverso un comunicato Wwf, Pro Natura, BirdLife e il Gruppo svizzero per il lupo hanno fatto sapere di "essere preoccupati. Difficilmente diminuiranno gli attacchi al bestiame. Allo stesso tempo invece ci sarà un problema per la biodiversità. Il lupo ha infatti un ruolo fondamentale come regolatore della natura".

Tra cravatte con immagini di pecore e Cappuccetto Rosso, un dibattito acceso

Che quello sulla gestione del lupo sarebbe stato un dibattito animato lo si era capito fin dalle prime ore del mattino, quando alcuni esponenti dell’Udc si sono presentati nell’aula del Consiglio nazionale di Palazzo federale indossando una cravatta con impressa l’immagine di una pecora. Martin Candinas, presidente del Consiglio nazionale, non ha nemmeno dovuto utilizzare la campanella per richiamare l’attenzione, come generalmente succede quando aumenta il chiacchiericcio durante discussioni poco ‘gustose’. Il tema dell’abbattimento preventivo era sentito e non sono mancate le prese di posizione dure.

«Lei manderebbe suo figlio a giocare in un bosco dove sa che ci sono i lupi?», si è sentito chiedere provocatoriamente Christophe Clivaz (Verdi/Vs) durante il suo intervento. «Sì. Bisogna evitare la sindrome di Cappuccetto Rosso, le aggressioni all’essere umano sono molto rare in Europa». Per Beat Flach (Verdi Liberali/Ag) «il lupo fa parte del nostro mondo». Argomentazione contraria quella di Nicolo Paganini (Centro/Sg): «Mi chiedo se qualcuno di voi abbia mai parlato con un allevatore. Se non agiamo rapidamente i lupi arriveranno a 500-700 unità. Sono numeri al di là della soglia di sopportazione della popolazione», ha affermato il sangallese, elencando una serie d’incontri tra questo predatore e l’uomo finiti sulla stampa.

Respinte invece due proposte liberali. Il plenum non ha condiviso l’idea di Matthias Samuel Jauslin (Plr/Ag) che chiedeva di autorizzare il tiro preventivo tutto l’anno, purché non mettesse in pericolo la popolazione regionale di lupi e fosse utilizzato solo per prevenire danni gravi. Nulla da fare anche per la richiesta di Simone de Montmollin (Plr/Ge), che proponeva di abbattere i lupi che causano danni significativi anche nelle bandite di caccia, dove la fauna selvatica è protetta.

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