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07.10.22 - 18:28
Aggiornamento: 20:58

‘Nessuna differenza insormontabile tra Berna e Bruxelles’

La dichiarazione congiunta dopo l’incontro a Rapperswil-Jona con i delegati della Confederazione e dell’Unione europea

Ats, a cura di Red.Estero
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Le due bandiere sventolano sul lago di Zurigo (Keystone)

Non sussistono differenze politiche insormontabili tra la Svizzera e l’Ue. È quanto indica un tweet diffuso oggi al termine di un incontro tra parlamentari svizzeri e la controparte europea, in cui si auspica che i contatti tra la commissione e il Consiglio federale s’intensifichino dopo il "no" elvetico all’accordo istituzionale con Bruxelles.

L’incontro tenutosi a Rapperswil-Jona (Sg) è sfociato in una dichiarazione congiunta sottoscritta dal rappresentante svizzero, il Consigliere agli Stati Benedikt Würth (Centro/Sg), presidente della delegazione dell’Assemblea federale presso l’Associazione europea di libero scambio (Aels) e il Parlamento europeo, e il deputato europeo Andreas Schwab (Ppe, democratici cristiani), presidente della delegazione permanente del Parlamento europeo per le relazioni con la Svizzera.

Tredici punti

Nella dichiarazione congiunta in tredici punti, le parti sottolineano l’importanza di mantenere relazioni stabili e amichevoli, mentre si accolgono con favore i colloqui esplorativi in corso dallo scorso marzo tra Berna e Bruxelles, auspicando che le discussioni portino a "una base comune per la ripresa dei negoziati il prima possibile" in vista della conclusione di un accordo quadro.

I parlamenti dell’Ue e della Svizzera "prendono atto" delle differenze di approccio che permangono, con la Commissione europea favorevole a "una soluzione globale per le questioni strutturali".

La dichiarazione sottolinea inoltre l’importanza della cooperazione nell’ambito di programmi europei come Horizon Europe, Erasmus+, Euratom o Digital Europe. A tale proposito, la decisione del Consiglio federale di conferire un mandato negoziale ai propri diplomatici rappresenterebbe "un segnale politico chiaro chiesto dall’Ue come condizione per l’apertura di trattative per l’associazione della Svizzera ai programmi europei".

Le parti sostengono anche un approccio a due pilastri per la risoluzione delle vertenze: la Corte di giustizia europea interpreta e applica l’acquis comunitario mentre il Tribunale federale fa lo stesso col diritto svizzero.

Le parti prendono atto della posizione svizzera secondo cui sono necessarie misure di accompagnamento e di protezione dei salari che vadano oltre l’attuale legislazione europea. Da parte sua, l’Ue insiste sul fatto che nessuna misura deve essere discriminatoria.

Procedure più snelle

I rappresentanti hanno inoltre concordato che la Svizzera dovrebbe ridurre a cinque anni il periodo minimo di residenza richiesto per ottenere un permesso di dimora per i cittadini dei tredici Paesi che hanno aderito all’Ue dal 2004 (a condizione che siano soddisfatti altri criteri come l’integrazione o le competenze linguistiche).

Più in generale, la dichiarazione esprime l’aspettativa che "i contatti tra il Consiglio federale e la Commissione europea siano intensificati al fine di ottenere i chiarimenti e le garanzie necessarie per l’assegnazione di un mandato negoziale".

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