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05.10.22 - 11:49
Aggiornamento: 21:56

‘Pronti a ritirare l’Iniziativa per i ghiacciai’

Soddisfatto dal controprogetto, a determinate condizioni il comitato promotore potrebbe fare retromarcia

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
In attesa del prossimo passo

Il popolo non dovrebbe andare alle urne per esprimersi sull’iniziativa per la protezione dei ghiacciai. Il comitato promotore, soddisfatto del controprogetto indiretto adottato dalle Camere, si è detto pronto a ritirare l’iniziativa a determinate condizioni.

Stando a una nota odierna del comitato, il disegno di legge adottato nel corso della sessione autunnale di settembre consente una protezione rapida ed efficace del clima, favorendo nel contempo l’innovazione e la sicurezza energetica.

Oltre 90 aziende si sono inoltre dette disposte ad azzerare le proprie emissioni di CO2 sull’esempio di quanto prevede il controprogetto, si legge nel comunicato. Altro aspetto positivo: saranno soprattutto le piccole e medie aziende, ossia quelle entità che hanno meno mezzi da investire nella protezione del clima, che verranno sostenute dalla Confederazione nella rispettiva transizione ecologica.

Il referendum

Il controprogetto ha raccolto il sostegno di un ampio ventaglio di partiti, a eccezione dell’Udc che ha deciso di lanciare il referendum.

Una volta ancora, precisa la nota, questo partito fomenta la paura in una situazione di crisi quando invece sono necessarie soluzioni condivise. Il comitato d’iniziativa si dice fiducioso che il controprogetto indiretto otterrà il sostegno della popolazione qualora si andasse a votare.

L’iniziativa

L’iniziativa ‘Per un clima sano (Iniziativa per i ghiacciai)’ chiede che a partire dal 2050 la Svizzera non emetta più gas serra di quanto i serbatoi naturali e tecnici di CO2 ne possano assorbire. Il testo prevede anche che entro tale data andrebbero vietati i combustibili fossili. Eccezioni sarebbero ammesse solo per applicazioni tecnicamente non sostituibili.

L’iniziativa popolare è stata depositata nel novembre 2019 con 113’824 firme valide. La proposta di modifica costituzionale, lanciata dall’Associazione svizzera per la protezione del clima, è sostenuta da organizzazioni ambientaliste, chiese e ricercatori.

Il controprogetto

Il controprogetto prevede il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Per riuscire a raggiungere l’obiettivo, il Parlamento ha deciso di sbloccare 2 miliardi di franchi per il risanamento energetico degli edifici e altri 1,2 miliardi per sostenere il settore industriale.

La nuova ‘Legge federale sugli obiettivi di protezione del clima’ contiene l’obiettivo delle emissioni nette pari a zero. Ciò significa che entro il 2050 le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte il più possibile, mentre le emissioni residue dovranno essere sottratte dall’atmosfera attraverso le cosiddette ‘emissioni negative’.

Contrariamente all’iniziativa, la controproposta non cita esplicitamente alcun divieto di vettori energetici fossili e prende in considerazione la situazione particolare delle regioni periferiche e di montagna.

Tra le misure concrete previste spiccano i 200 milioni all’anno per un periodo di dieci anni destinati alla sostituzione di impianti di riscaldamento con carburanti fossili e alla promozione dell’efficienza energetica degli edifici. A questo settore – e a quello dei trasporti – è poi stato imposto l’obiettivo di emissioni di CO2 pari a zero.

Altro elemento contenuto nel controprogetto: la riduzione delle emissioni del settore industriale del 90% entro il 2050. Anche qui è previsto un sostegno federale tramite un programma di promozione delle tecnologie nel settore industriale. L’impegno finanziario è pari a 1,2 miliardi spalmati su sei anni. Infine, la legge prevede che i flussi finanziari possano, tramite convenzioni, venir indirizzati verso investimenti rispettosi del clima.

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