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05.10.22 - 14:18
Aggiornamento: 22:10

Non ci sarà recessione, ma una crescita del Pil più lenta

Lo indicano le previsioni del Kof, che rivede al ribasso la progressione del Prodotto interno lordo

Ats, a cura di Red.Web
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Ti-Press
Dopo momenti difficili, nel 2023 la ripresa dovrebbe prendere vigore

Malgrado il forte aumento dei prezzi energetici non vi sarà una recessione in Svizzera. Ne è convinto il Centro di ricerca congiunturale del politecnico federale di Zurigo (Kof), che – come altri istituti – ha comunque corretto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica elvetica.

Per l’anno in corso viene pronosticata una progressione del Prodotto interno lordo (Pil) pari al +2,3%, un dato che scenderà al +0,7% nel 2023, fa sapere il Kof in un comunicato odierno. Nelle precedenti stime di giugno venivano ipotizzati incrementi di rispettivamente +2,8% e +1,3%. È stata anche avanzata una prima stima per il 2024, che si attesta al +2,1%.

A pesare sul giudizio più negativo del 2022 e 2023 è essenzialmente l’inflazione, che – sebbene a un livello inferiore di altri Paesi – incide sullo sviluppo del potere d’acquisto. Il rincaro è dovuto all’aumento dei costi energetici sulla scia della guerra in Ucraina, ma anche al perdurare dei problemi delle catene di rifornimento e all’impatto dei confinamenti in Cina.

Nello scenario di base elaborato dal Kof, l’economia elvetica riuscirà comunque a evitare una recessione tecnica, cioè una situazione con due trimestri consecutivi che presentano un Pil in flessione. Inoltre, dopo i momenti più difficili, nel 2023 la ripresa dovrebbe prendere vigore e nel 2024 è attesa una normalizzazione. Il quadro tratteggiato è inteso senza importanti razionamenti di gas: gli esperti zurighesi hanno peraltro elaborato anche due altri scenari, che tengono al contrario conto di una crisi energetica più vasta: questi vedono la variazione del Pil 2023 peggiorare di rispettivamente 1,4 e 2,0 punti rispetto allo scenario di base.

Il Kof guarda anche all’impiego: il mercato del lavoro sino alla fine dell’estate si è rivelato molto positivo, con il tasso di disoccupazione sceso a valori significativamente più bassi rispetto all’anno pre-crisi 2019. Alla fine dell’autunno 2022 è tuttavia probabile che la situazione si ribalti: alla luce delle fosche prospettive economiche la crescita dell’occupazione si arresterà temporaneamente per due trimestri. La disoccupazione ai sensi dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sarà del 4,2% quest’anno e del 4,1% nei dodici mesi successivi.

L’inflazione è salita al 3,5% in estate, il livello più alto in quasi 30 anni. Poiché l’economia internazionale si sta notevolmente raffreddando, il Kof non prevede però ulteriori forti aumenti dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei metalli. Pertanto, nei prossimi mesi si continueranno a osservare tassi di inflazione superiori al 3%, ma non oltre il 3,5%. A partire dalla metà del prossimo anno, la pressione sui prezzi dovrebbe poi attenuarsi in modo significativo, così che il tasso di inflazione dovrebbe tornare sotto il 2% entro la fine del 2023. La Banca nazionale svizzera (Bns) continuerà ad aumentare il tasso guida nei prossimi mesi e punterà a un livello dell’1% a fine anno. Già alla fine del 2023, tuttavia, inizierà a ridurre nuovamente i tassi a piccoli passi.

Una conseguenza dell’elevata inflazione è che la Svizzera si trova di fronte a un autunno intenso in materia di negoziazioni sugli stipendi. L’anno scorso, i salariati non hanno tenuto conto dell’aumento dei prezzi di quest’anno nelle loro richieste di stipendio. Pertanto, l’incremento dei prezzi al consumo ha ridotto il potere d’acquisto. Queste perdite dovrebbero essere compensate da un aumento delle buste paga l’anno prossimo: secondo il Kof malgrado il rincaro inaspettatamente elevato non ci sarà un calo dei salari reali negli anni 2022 e 2023.

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