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28.09.22 - 08:30
Aggiornamento: 15:04

‘Shock prevedibile, poteva essere evitato’

L’esperto di Comparis Felix Schneuwly sul pesante aumento dei premi di cassa malati per il 2023

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Keystone

Per Felix Schneuwly, esperto di assicurazione malattia presso Comparis, lo «shock dei premi era prevedibile. E avrebbe dovuto essere evitato».

In che modo?

Abbiamo un aumento dei costi straordinario dovuto alla pandemia, ma questo non doveva portare a un aumento straordinario dei premi. Le riserve degli assicuratori malattia servono proprio a far fronte a eventi straordinari. Se non ce ne sono abbastanza al momento del bisogno, vuol dire che si è sbagliato in precedenza. Se parlamento e Consiglio federale lo scorso anno non avessero costretto le casse a ridurre le riserve, i premi 2023 sarebbero aumentati del 2,4%, proprio come negli ultimi anni hanno fatto i costi delle prestazioni a carico dell’assicurazione di base.

Senza una riduzione delle riserve, avremmo avuto però anche lo scorso anno un aumento dei premi. Invece così non è stato.

Sì. Ma se penso a chi deve far quadrare il bilancio in un’economia domestica, sarebbe stato meglio avere due aumenti di premi contenuti, anziché un calo nel 2021 e poi uno shock quest’anno. Una certa stabilità nei premi è importante. Tra l’altro: visto che quest’anno i premi sono aumentati così tanto, ci si sarebbe potuto aspettare che qualche cassa prendesse qualche rischio in più, abbassando ulteriormente le riserve a favore degli assicurati. Ma così non è stato: questa flessibilità è mancata.

Il ministro della Sanità Alain Berset afferma che il Consiglio federale ha ormai esaurito il suo margine di manovra. È davvero così?

No, ha usato la leva nei posti sbagliati, dando ai Cantoni la possibilità di limitare l’ammissione di nuovi medici, con una proposta sulla qualità che è un mostro di burocrazia, con gli obiettivi di costo ecc. Invece, abbiamo bisogno di incentivi che premino i medici che curano i pazienti nel miglior modo possibile, al minor costo possibile. Ora viene premiata solo la quantità (più si prescrive e più si cura, più si guadagna), non l’efficienza e la qualità.

Facile a dirsi. Ci faccia un esempio.

Qua e là lo si fa già. E funziona. In cambio di garanzie sulla qualità e l’efficacia delle prestazioni, una cassa malati negozia con una rete di medici un forfait annuale per la cura degli assicurati affetti da determinate patologie. Se i medici riescono a restare entro il budget previsto, il ‘beneficio’ viene suddiviso tra loro e l’assicuratore, che a sua volta lo utilizza per abbassare i premi dei suoi assicurati. Un esempio: una cassa stipula un contratto con un medico di famiglia che ha in cura 20 pazienti affetti da diabete, o un’altra malattia cronica. Se il suo trattamento è efficace, si eviteranno ricoveri, visite specialistiche e soggiorni per la riabilitazione. Questo – oltre che ai pazienti stessi – conviene all’assicuratore, poiché i costi sono inferiori, e gli permetterà di offrire premi più bassi ai suoi affiliati. Il medico di famiglia, dal canto suo, potrà essere ricompensato con un bonus.

Il parlamento ha praticamente cestinato i pacchetti che il Consiglio federale gli ha sottoposto negli ultimi anni, salvando solo poche misure di dubbia efficacia.

Le uniche riforme dell’assicurazione di base [LaMal, ndr] realizzate negli ultimi anni che hanno fatto più bene che male sono il nuovo sistema di finanziamento degli ospedali con le tariffe forfettarie per caso, introdotte nel 2012, e la compensazione dei rischi, che è in costante miglioramento.

Guardando ai costi della salute nel 2021, colpisce tra le altre cose il forte aumento della spesa riguardante i farmaci. Anche qui la maggioranza del parlamento si è dimostrata inflessibile: niente sistema di prezzi di riferimento, niente di niente. Cosa andrebbe fatto su questo punto?

Anche in questo caso, il parlamento almeno ha respinto cattive proposte del Consiglio federale. Senza scendere a pigri compromessi, come ha fatto ad esempio sugli obiettivi di costo. L’Ufficio federale della sanità pubblica stabilisce i prezzi dei farmaci, dopo aver negoziato con il produttore. Se i prezzi sono troppo bassi, i preparati scompaiono dal mercato: i produttori li ritirano, perché non sono più redditizi. Per questo motivo in Svizzera ci sono sempre più problemi di approvvigionamento.

La soluzione qui quale potrebbe essere?

Medici, farmacisti e aziende farmaceutiche hanno sottoposto a Berset un accordo che abbasserebbe i margini di guadagno sulla vendita di farmaci. Sarebbe un grande progresso. Sinceramente, non capisco perché Berset non porti avanti la proposta. Al Consiglio federale basterebbe modificare un’ordinanza, non dovrebbe nemmeno passare dal parlamento.

Obiettivi di costo, finanziamento uniforme delle prestazioni ospedaliere, Tardoc, forfait ambulatoriali: le proposte per frenare l’aumento dei costi sanitari non mancano. Quale trova più promettente?

Tutto questo porta a un aumento della burocrazia e impedisce agli operatori sanitari di lavorare con i pazienti. Nessuna di queste proposte stabilisce incentivi che premino l’efficienza e la qualità delle prestazioni mediche, anziché la quantità.

Berset ha denunciato di recente il ‘cartello del silenzio’, che impedisce qualsiasi riforma in ambito di assicurazione malattie. Lei come vede le cose? Chi è il principale responsabile dello stallo?

Se il dialogo non funziona, i rimproveri agli interlocutori sono dannosi. A parte una minoranza che non vuole cambiare assolutamente nulla, ci sono molti attori che vogliono riforme che non espandano l’apparato di controllo statale, ma piuttosto il margine di manovra a livello di modelli assicurativi alternativi, che premiano gli assicurati e i fornitori di servizi medici per l’efficienza e la qualità, invece che per esami e trattamenti superflui. Con i giusti incentivi, anche la digitalizzazione diventerebbe una scelta obbligata, come in altri settori dell’economia. Il consigliere federale Berset finora ha ignorato queste proposte.

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