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25.09.22 - 17:54

Allevamento intensivo: il no è netto

La bocciatura dell’iniziativa va oltre le previsioni: il 62,86% dei votanti ha infatti detto no

Ats, a cura di Red.Web e Red.Web
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Ti-Press

Netta bocciatura per l’iniziativa contro l’allevamento intensivo in Svizzera: il 62,86% dei votanti ha detto no. Per i contrari il risultato delle urne è "un voto di fiducia nei confronti degli agricoltori", mentre i favorevoli parlano di "occasione mancata".

Solo Basilea Città ha approvato il testo, con il 55,18% di voti a favore. Negli altri cantoni urbani l’iniziativa ha raccolto maggiori consensi rispetto alla media nazionale, ma i voti contrari sono comunque stati in maggioranza. La più alta percentuale di no è quella registrata ad Appenzello interno con il 78,35%, ma in diversi altri cantoni supera il 70% (Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo, Giura, Friburgo). In Ticino il testo è stato bocciato dal 65,49% dei votanti e nei Grigioni dal 65,23%. La partecipazione al voto a livello nazionale è stata del 51,6%.

Il rifiuto è molto più chiaro del previsto, ha detto il politologo Lukas Golder alla televisione della Svizzera tedesca Srf. A differenza delle proposte di politica agricola di un anno fa, si tratta di una "grave sconfitta" per questa iniziativa, ha aggiunto.

Voto di fiducia

Gli oppositori ritengono che la bocciatura odierna rappresenti un voto di fiducia nei confronti dell’agricoltura svizzera. Martin Rufer, direttore dell’Unione svizzera dei contadini (Usc), ha dichiarato a Srf che gli elettori hanno ritenuto la protezione degli animali già garantita a sufficienza. Rufer si è detto molto soddisfatto del risultato e ha ribadito che un’accettazione avrebbe avuto conseguenze molto negative per gli agricoltori e la produzione alimentare in Svizzera.

Daniel Würgler, presidente di GalloSuisse, ha parlato di "segnale forte" ai microfoni della Rts: "Il lavoro che facciamo come agricoltori è riconosciuto". Non è facile essere "attaccati quando stiamo facendo del nostro meglio per il benessere degli animali", ha aggiunto ricordando che è già possibile acquistare prodotti etichettati che attestano una produzione rispettosa.

L’agricoltura in Svizzera è più regolamentata dell’intero settore energetico, ha dichiarato il consigliere nazionale Udc Mike Egger (Sg) in un’intervista a Srf. Non è una soluzione, ha detto, perché il Paese ha bisogno di un’agricoltura produttiva. "I temi del benessere degli animali e della sostenibilità non sono emersi ieri", ha sottolineato Egger, aggiungendo che si stanno compiendo sforzi per migliorare la situazione. "I migliori ambientalisti della Svizzera sono i nostri agricoltori".

Occasione mancata

Il Comitato a favore ha espresso la propria delusione per il risultato odierno e per non essere riuscito a dimostrare che un’accettazione avrebbe in definitiva favorito anche l’agricoltura. "È stata una battaglia tra Davide e Golia", ha dichiarato domenica Philipp Ryf, direttore esecutivo della campagna per il sì, all’agenzia di stampa Keystone-Ats. La parte avversa aveva molte più risorse finanziarie, ha detto.

Ryf ha parlato di un’occasione mancata ed è convinto che il periodo di transizione di 25 anni avrebbe permesso all’agricoltura svizzera di adeguarsi. A suo avviso tra un quarto di secolo la produzione di cibo sarà diversa rispetto a oggi.

La consigliera nazionale Léonore Porchet (Verdi/Vd) ha ribadito che "non è stata una lotta contro il mondo agricolo, ma contro l’industria agroalimentare, che esercita un’enorme pressione sugli agricoltori". La paura dell’aumento dei prezzi ha probabilmente giocato un ruolo decisivo, ha ammesso il consigliere agli Stati Daniel Jositsch (Ps/Zh). Un argomento comprensibile, ma in vista delle sfide future il dibattito sul tema continuerà, ha aggiunto. Per Vera Weber, presidente della Fondazione Franz Weber, l’aver discusso attorno agli allevamenti e al consumo di carne è comunque una vittoria.

Bocciatura prevista

Gli ultimi sondaggi Ssr e Tamedia avevano entrambi previsto la bocciatura (52% di no secondo SSR, 60% secondo Tamedia). Il testo nelle prime inchieste aveva ottenuto una maggioranza di consensi, ma – come quasi sempre succede per le iniziative – la percentuale di favorevoli è andata riducendosi con il passare delle settimane.

L’iniziativa chiedeva che la dignità degli animali da reddito fosse sancita dalla Costituzione e questo avrebbe implicato un divieto di allevamento intensivo. In caso di accettazione, la Confederazione avrebbe dovuto stabilire criteri più severi per l’allevamento, la cura e la macellazione che rispettino almeno le norme Bio Suisse del 2018, in particolare l’accesso degli animali a spazi esterni e un numero massimo di capi per allevamento. Sarebbe stato introdotto un divieto per l’importazione di animali e prodotti di origine animale non conformi ai requisiti svizzeri per evitare che le aziende locali risultassero svantaggiate. Era inoltre previsto un periodo transitorio di 25 anni per permettere a tutte le aziende di adeguarsi, anche se la legislazione di applicazione avrebbe dovuto essere decisa entro tre anni.

Lanciato dall’organizzazione antispecista di lingua tedesca Sentience Politics, il testo "No all’allevamento intensivo in Svizzera" ha ottenuto il sostegno della Fondazione Franz Weber, di organizzazioni come Greenpeace e Bio Suisse, oltre che dei Verdi, del PS e dei Verdi liberali. Il Parlamento l’ha invece bocciato (il Nazionale con 106 voti contro 77 e 8 astensioni, agli Stati con 32 voti contro 8 e un’astensione) e ha respinto anche il controprogetto diretto presentato dal Consiglio federale.

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