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22.09.22 - 12:20
Aggiornamento: 18:26

La Confederazione faccia la sua parte nel rinvio degli stranieri

Sull’esempio del centro asilanti provvisorio di Rancate, la legge adottata permette di avere le basi legali per eventuali altri sostegni finanziari

a cura di Red.Web
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Ti-Press

La Confederazione deve partecipare alle spese d’esercizio dei cosiddetti "centri di partenza" cantonali situati in prossimità del confine. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale approvando – con 182 voti a favore, un contrario e due astenuti – una modifica della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione.

La riforma legislativa prevede esplicitamente la possibilità per Berna di sostenere finanziariamente con una somma forfettaria i Cantoni che in situazioni straordinarie gestiscono alloggi temporanei per stranieri che possono essere allontanati senza che una decisione formale sia necessaria (ossia senza la decisione di un giudice, ndr), ha spiegato il relatore commissionale Damien Cottier (Plr/Ne). Ad essere interessati dalla novità sono in particolare i Cantoni di frontiera, che sono maggiormente confrontati con questo tipo di consegna agli Stati limitrofi.

La legge prevede anche una modifica delle disposizioni sul fermo di breve durata: la competente autorità federale o cantonale potrà trattenere in un centro cantonale di partenza per un massimo di tre giorni chi è sprovvisto di permesso di soggiorno di breve durata, di dimora o di domicilio. Questo tipo di fermo è ammissibile solo quando esiste un accordo di riammissione facilitato con uno Stato limitrofo (come quello concluso con l’Italia, ndr).

La modifica legislativa trae origine da una mozione depositata dall’ex "senatore" Fabio Abate (Plr/Ti) e approvata dal Parlamento nel 2018. Nel suo atto parlamentare Abate faceva riferimento all’apertura a Rancate di un centro asilanti provvisorio nel 2016. All’epoca la Confederazione aveva concluso un accordo eccezionale con le autorità ticinesi in merito a un aiuto finanziario. La legge adottata oggi permette di assicurare le basi legali per eventuali altri sostegni di questo tipo, ha spiegato Cottier.

Durante l’esame di dettaglio la sinistra ha tentato d’inserire nella legge l’obbligo di ordinare per iscritto il fermo. La persona fermata dovrebbe anche avere facoltà di ricorrere presso una autorità giudiziaria che dovrebbe esaminarne entro 24 ore la legittimità.

"Non si tratta di ritardare l’espulsione ma di rispettare lo Stato di diritto", ha sostenuto Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/Ge). La Costituzione garantisce il diritto a chi è privato della libertà di essere informato, ha ricordato la ginevrina. L’emendamento è inutile perché la prassi già oggi prevede la notificazione per iscritto, ha replicato Cottier convincendo il plenum che ha bocciato la proposta con 115 voti a 64.

Lo schieramento rosso-verde, sostenuto dai Verdi liberali, ha poi chiesto l’esclusione dal fermo dei bambini fino a 15 anni. La detenzione, anche per soli tre giorni, di un minore viola la Convenzione sui diritti del fanciullo, ha affermato Klopfenstein Broggini. La proposta permetterebbe quindi di colmare un vuoto giuridico. "Bisogna tener conto del benessere dei bambini", ha aggiunto Samira Marti (PS/BL).

L’esperienza del centro di Rancate ha mostrato come una tale struttura possa essere realizzata anche tenendo conto delle famiglie e dei giovanissimi, ha replicato Marco Romano (Centro/Ti). Le strutture in questione – ha proseguito il ticinese – non sono centri di detenzione, si tratta invece di mettere a disposizione un tetto e una cena alle persone interessate in modo da evitare che dormano per strada o finiscano nelle mani dei passatori. La maggioranza non l’ha però seguito ed ha approvato l’emendamento con 94 voti contro 87.

Il dossier passa ora all’esame del Consiglio degli Stati.

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